Marina Militare
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La flessibilità d’impiego dei cacciamine della Marina alla prova nel golfo di Taranto


Un'operazione di recupero sul fondale marino a più di 1000 metri di profondità

18 febbraio 2016 Giuseppe Villani -

Un'operazione per il recupero di oggetti sommersi posati sul fondale marino si è appena conclusa nelle acque del golfo di Taranto. Un’attività routinaria per certi versi, propria dei cacciamine della Marina, ma allo stesso tempo significativa, per le profondità a cui si è operato, le dimensioni degli oggetti recuperati e la sinergica collaborazione con l’Industria Privata, specializzata nella progettazione e produzione di veicoli subacquei.

Acque del Golfo di Taranto, due cacciamine si alternano, il Vieste e il Chioggia. Sono impegnati nella mappatura del fondale con il veicolo subacqueo Hugin 1000, alla ricerca di un oggetto di interesse posato sul fondo a più di mille metri di profondità.

 

 

12eea3b6-2c03-414f-a235-f2c927439a9d3.jpgDopo averlo individuato e identificato, grazie alla capacità di acquisire immagini del veicolo subacqueo di nave Vieste, inizia la seconda parte dell'operazione, il recupero dell’oggetto. Ci si avvale di una sinergica cooperazione tra le unità cacciamine e l'industria nazionale del comparto specialistico Gay Marine, che  utilizza, per la prima volta con la Marina, il veicolo subacqueo filoguidato "Pluto Palla", imbarcato sul Chioggia e impiegato dallo stesso ingegner Guido Gay. In questo modo è viene riportato in superficie il materiale di interesse.

 

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L’operazione ha dimostrato ancora una volta le ottime capacità duali dei cacciamine della Marina e dei loro mezzi ausiliari capaci di localizzare, identificare, fotografare e video-riprendere oggetti di piccole dimensioni. Oggetti spesso notevolmente più piccoli di una mina, localizzati anche a profondità elevate. I cacciamine inoltre possono essere utilizzati per operazioni di recupero, impiegando altri mezzi facilmente adattabili alle caratteristiche delle unità. I cacciamine, infatti sono progettati e costruiti per poter essere allestiti con nuove tecnologie, senza doverne necessariamente modificare la struttura.

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È proprio grazie a queste caratteristiche che si è nel tempo realizzato sempre più l’impiego “duale” dei cacciamine, attraverso varie collaborazioni con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo (MIBACT), la Magistratura e con altri enti e dicasteri dello Stato, nel comune interesse di esplorare le profondità marine, per cercare e investigare relitti di navi e aeromobili, reperti di interesse storico o qualsivoglia oggetto giacente sui fondali, come nel caso della Corazzata Roma. Allo stesso tempo, nell’interesse di preservare l’ecosistema marino, non sono le rare collaborazioni ad ampio spettro, per la ricerca scientifica e sperimentale, sia con il mondo universitario che con la Direzione Generale per la Sicurezza - Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse (ex-DGRME) del Ministero per lo Sviluppo Economico.