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Grande Guerra

1987-2016
30° anniversario del
Bollettino d'Archivio dell'Ufficio della Marina Militare

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Esistono tanti modi di fare storia. La si può conservare e riordinare cominciando dai cimeli; si può studiarla per trarne insegnamenti critici (e, conseguentemente, approfondimenti e correzioni di rotta); si può, puramente e semplicemente, ricopiarla, stile i monaci benedettini del Medioevo, evitando accuratamente, in questo caso, di interpolare glosse e, magari, falsi belli e buoni, si tratti di opere o di disinvolte omissioni.

Lo scopo di questo numero speciale del Bollettino d’Archivio dell’Ufficio Storico della Marina Militare, testata giunta al proprio trentesimo anno di vita, sottintende tutti e tre i modi “di fare storia” appena ricordati.

In coincidenza con la Grande Guerra si è pensato, infatti, di riproporre alcuni dei saggi più indicativi in merito a quel conflitto apparsi su queste stesse pagine nel corso di un arco di tempo superiore, ormai, a una generazione. Alcuni degli autori, come il mio illustre predecessore, l’ammiraglio Gino Galuppini, oppure il dottor Giuliano Colliva, sono scomparsi nel frattempo. Altri, come per esempio l’ingegner Alessandro Turrini o il dottor Augusto de Toro, continuano a produrre idee nuove e punti di vista stimolanti.

Ripresentare questi saggi, beninteso, non significa stimare meno altri autori e altri studi. Chi scrive ha però la serena certezza di sottoporre al Lettore una visione, a un tempo, vecchia e nuova di quelle stesse pagine, ora calate in una continuità cronologica d’insieme destinata a non esaurirsi in un passato fascicolo riposto, da anni, in biblioteca, ma a stimolare altri spunti, altre proposte e, perché no?, anche qualche contestazione.

La libertà intellettuale della Marina (ovvero quel quid che ha permesso a una Forza Armata gloriosa ma, obiettivamente, sempre vittima – nei secoli – di bilanci contriti e, magari, ulteriormente ritagliati proprio nella fase decisiva di realizzazione dei propri nuovi, indispensabili programmi) è il patrimonio più prezioso del Bollettino e dell’Ufficio Storico tutto.

Questa stessa libertà intellettuale ha permesso, fino a oggi, di adottare, primi al mondo, navi e sistemi d’arma rivoluzionari e senza precedenti, si tratti del Duilio di Benedetto Brin e Saint Bon, dei mezzi d’assalto o di qualcos’altro che non è ancora oggetto di storia e di cui si occuperanno i miei successori di qui a cent’anni.

Riprendiamo pertanto, in queste pagine, alcuni dei migliori pezzi apparsi in passato, in questa sede, in merito alla Grande Guerra, e confermiamo, una volta di più, l’apertura delle porte e dei fondi dell’Archivio, dei nostri grandi Musei e della Marina tutta a coloro che vorranno confermare, integrare o ribaltare quanto scritto qui e altrove. Non esistono, infatti, condizioni o diktat, ma soltanto i limiti (quelli sì invalicabili) dettati dal buon gusto, da una serena visione delle cose e, diciamolo pure, dalla necessaria competenza storica e professionale. Tutti possono avvicinarsi agli studi storici e navali, pochi possono maneggiarli con la precisione e la serietà richieste dal Bollettino e dall’Ufficio Storico della Marina Militare. In un Paese dominato (in apparenza) da talk show televisivi dove chiunque si arroga il diritto di pontificare su qualsiasi cosa, questa testata è – lo ammetto per primo – quanto di meno indicato ci sia. È parimenti severamente sconsigliato l’ingresso agli indignati speciali, di qualsiasi confessione e casacca essi siano. Niente ipse dixit, nessuna esibizione spagnolesca di titoli e nessun “Io sì, lui no”. Soltanto fatti, fatti e ancora fatti. Sono benvenuti, per contro, i nuovi documenti (magari provenienti da archivi privati), le relative prove e, beninteso, le critiche, magari anche rivoluzionarie, ma sempre supportate dal necessario apparato logico. Anche le fotografie rappresentano un contributo prezioso che ci impegniamo, sin d’ora, a valorizzare citando per sempre col loro nome coloro che affidano le memorie del proprio passato familiare all’Archivio e alla Fototeca. Nessuna indulgenza, viceversa, è concessa al provincialismo di certa stampa sempre pronta a correre dietro allo scandalo (o, alla peggio, a inventarlo di sana pianta) stabilendo, a priori, che se una data infamia è scritta in una lingua forestiera (si tratti del diario di un gerarca nazista o di un quotidiano del tempo di guerra) la stessa è data per vera e non contestabile perché: “Signora mia, all’estero sì che se ne intendono, mentre da noi invece …”. Certe cose, qui, non funzionano. Nessun complesso di inferiorità, pertanto, né parimenti alcuna concessione alla retorica. Il grande scrittore Giovanni Guareschi, padre degli indimenticabili Don Camillo e Peppone, l’aveva già detto mezzo secolo fa: “Gli intellettuali italiani sono e saranno sempre degli estremisti: per loro o Roma caput mundi o Roma Kaputt. In mezzo non c’è niente”. Aveva (e ha) perfettamente ragione. Gli storici navali nostri collaboratori non sono, infatti, intellettuali; sono o marinai oppure uomini e donne, italiani e stranieri, permeati, da anni, dal medesimo spirito e, se mi è concesso, stile della Marina italiana. Per questo i loro studi, spesso frutto di anni e anni di ricerche condotte non soltanto a Roma, ma in tutto il mondo, sono preziosi e fonte di legittima soddisfazione. Questo è quello che ci chiedono i Lettori, questo è quello che la Marina si aspetta da noi.

Capitano di vascello Giosuè Allegrini
Capo Ufficio Storico della Marina Militare