"Storie di una Marina che non c’è più", questo il titolo affascinante del libro dell’Ammiraglio Galuppini, che è stato presentato il 16 novembre presso il Circolo Ufficiali della Marina Militare di Roma.
Il testo edito dall’Ufficio Storico della Marina in due Volumi, ripercorre con dovizia di particolari, attraverso la descrizione di episodi e ambienti non a tutti noti, i regolamenti, le tradizioni e le abitudini che caratterizzavano il servizio degli uomini della Marina nei tempi passati.
L’Ammiraglio Galuppini, classe 1914, è entrato in Accademia Navale nel 1935. Imbarcato con il grado di Tenente di Vascello del Genio Navale sull’Incrociatore Bartolomeo Colleoni, il 19 luglio è fatto prigioniero a seguito dell’affondamento dell’unità nello scontro di Capo Spada.
Nel dopoguerra, dopo un imbarco a bordo del Cristoforo Colombo, del Calliope e dell’Amerigo Vespucci è insegnante di architettura Navale e macchine presso l’Accademia Navale.
Faranno seguito un imbarco sull’Incrociatore Montecuccoli e, a partire dal 1955, incarichi presso Comando Nazionali e Nato. In quel periodo sviluppa un particolare interesse per la storia navale, che lo ha portato a collaborare intensamente con la Rivista Marittima ed importanti editori nazionali. Molte voci a carattere marinaro e navale dell’Enciclopedia Treccani sono opera di Galuppini.
Il Capitano di Vascello Rizzo di Grado e di Premuda, Capo Ufficio Storico, ha introdotto ai numerosi intervenuti il commento dell’Ammiraglio Papili, noto cultore di Storia della Marina, che ha illustrato i pregi dell’opera di Galuppini, attraverso un’interessante viaggio attraverso le figure più significative, le abitudini e le tradizioni della Marina Militare.