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100 anni fa la Regia Marina al terremoto di Messina


28 dicembre 2008 10.14

Il 28 dicembre 1908, alle 5:21, Messina venne rasa al suolo da un terremoto che raggiunse il 10° grado della scala Mercalli. La città rimase isolata. Nel porto si trovavano le torpediniere “Saffo”, “Serpente”, “Scorpione”, “Spica” e l’ariete torpediniere “Piemonte”. I marinai sbarcarono dando inizio alle prime opere di soccorso. Feriti e profughi furono trasportati con le torpediniere a Milazzo. L’incrociatore divenne la sede operativa per raccogliere ed inquadrare il personale disponibile al fine di coordinare gli aiuti.

La divisione navale composta dalle navi da battaglia "Regina Margherita", "Regina Elena", "Vittorio Emanuele" e "Napoli" diresse verso la zona disastrata. Il Ministro dei Lavori Pubblici raggiunse Messina con l’incrociatore torpediniere "Coatit". Il Re e la Regina partirono il 29 per Napoli e imbarcarono sulla "Vittorio Emanuele" opportunamente rifornita di materiale sanitario e generi di conforto. Una squadra navale russa alla fonda ad Augusta si diresse a tutta velocità verso Messina con 6 navi militari; per il suo grande impegno, nel 2006, alla marina zarista è stata dedicata una via da parte del comune di Messina. Anche 6 navi da guerra inglesi raggiunsero la città.

Le navi da guerra vennero trasformate in ospedali e trasporti. I marinai organizzarono anche pattuglie di ronda con lo scopo di provvedere alle esigenze di pubblica sicurezza. Unità da guerra francesi, tedesche, spagnole, greche e di altre nazionalità raggiunsero le sponde dello stretto e misero a disposizione i propri equipaggi per provvedere a quanto necessario.

In tutta Italia si formarono comitati di soccorso per la raccolta di denaro, viveri ed indumenti. Squadre di volontari composte da medici, ingegneri, tecnici, operai, sacerdoti ed insegnanti si misero in viaggio per portare, malgrado le difficoltà di trasferimento esistenti, il loro sostegno alle zone terremotate. Anche le Ferrovie inviarono proprio personale: tra questi Gaetano Quasimodo che raggiunse Messina portando al seguito la famiglia ed il figlioletto Salvatore di soli 7 anni futuro premio Nobel per la letteratura