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Anniversario della Beffa di Buccari


7 febbraio 2011 12.00

Nella notte tra il 10 e l'11 febbraio 1918 venne compiuta l'azione militare che passò alla storia come la "Beffa di Buccari".

La ricognizione aerea sulla baia di Buccari aveva confermato la presenza di unità nemiche sia mercantili che militari. L'occasione era ghiotta. Perché non tentare il forzamento della baia con i motoscafi armati siluranti (M.A.S.)? Ma la baia di Buccari, trovandosi in fondo a un dedalo di canali, avrebbe costretto le torpediniere di scorta a lasciare i M.A.S. all'imboccatura della baia. La mattina del 10 Febbraio 1918 partirono da Venezia i M.A.S. 94, 95 e 96 rispettivamente rimorchiati dai cacciatorpediniere Alba, Audace e Animoso. Trenta gli uomini d'equipaggio:

  • Primo equipaggio: Costanzo Ciano, Luigi Rizzo, Angelo Procaccino, Giuseppe Volpi, Benedetto Beltramin, Giuseppe Corti, Edmondo Turci, Menotti Ferri, Achille Martinelli e Gabriele D'Annunzio;
  • Secondo equipaggio: Profeta Odoardo de Santis, Gino Muntipò, Arturo Martini, Salvatore Genitivo, Raffaele Esposito, Galliano Furlani, Oniglio Calzolai, Antonino Macaluso e Vincenzo Gagger;
  • Terzo equipaggio: Andrei Ferrarini, Vincenzo Lazzarini, Emilio Davide, Paolo Papa, Cesare Dagnino, Domenico Piccirillo, Umberto Biancamano, Angelo Rittore, Saverio Babiali e Mario Allegretti.

Dopo quattordici ore di navigazione, alle 22:00 del 10 febbraio, i tre M.A.S. iniziarono a percorrere l'ultima parte delle 50 miglia tra le fitte maglie della difesa costiera nemica. L'attacco non riuscì, dato che i siluri lanciati dalle 3 motosiluranti si impigliarono nelle reti che a protezione dei piroscafi alla fonda, ma le unità italiane riuscirono a riguadagnare il largo tra l'incredulità dei posti di vedetta austriaci che non reagirono ritenendo dovesse trattarsi di naviglio austriaco.

Dal punto di vista propriamente operativo emerse un elemento important: il mancato coordinamento del sistema di vigilanza costiero austriaco che finiva per prestare il fianco all'intraprendenza dei marinai italiani sempre più audaci. L'impresa di Buccari ebbe una grande risonanza in una guerra in cui gli aspetti psicologici cominciavano ad avere un preciso rilievo, anche per la partecipazione diretta di Gabriele D'Annunzio, che abilmente orchestrò i risvolti propagandistici dell'azione e che lasciò in mare davanti alla costa nemica tre bottiglie ornate di nastri tricolori recanti un satirico messaggio così concepito:

"In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d'Italia, che si ridono d'ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre ad osare l'inosabile. E un buon compagno, ben noto, il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro, è venuto con loro a beffarsi della taglia".