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EUNAVFOR MED Operation Sophia

Situazione

La situazione di crisi nell'area del Mediterraneo centrale ha, tra le molteplici conseguenze, la crescita esponenziale del flusso migratorio che attraverso la Libia, raggiunge via mare l'Italia e gli altri paesi dell'Unione Europea.

Un flusso migratorio facilitato e, soprattutto, sfruttato economicamente, da trafficanti di esseri umani che hanno messo in piedi una rete volta a lucrare sulla disperazione dei migranti. In tale contesto, l’impiego di mezzi fatiscenti, inadatti alla navigazione in alto mare e sovraccarichi ha portato al ripetersi di naufragi che causano un numero rilevante di morti in mare.

La decisione di avviare un’operazione navale nel Mediterraneo centro meridionale è stata presa dopo quello che UNHCR ha definito il più grave disastro nella storia recente, con il ribaltamento di un peschereccio con a bordo un numero imprecisato di migranti (si stima circa 800) nel mese di aprile del 2015. Così, solo due giorni dopo, su proposta dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari Esteri e Politica di Sicurezza Federica Mogherini, il Consiglio Europeo ha affermato il forte impegno ad agire al fine di evitare tragedie umane derivanti dal traffico di essere umani attraverso il Mediterraneo definendo un Action Plan sulla migrazione fondato su 10 punti: il secondo, ovvero lo sforzo sistematico per individuare, fermare e mettere fuori uso imbarcazioni e mezzi usati o sospettati di essere usati dai contrabbandieri o dai trafficanti di esseri umani nel pieno rispetto del diritto internazionale si sarebbe concretizzato, solo un mese dopo, il 18 maggio 2015, in EUNAVFOR MED – operazione Sophia.

Poco più di un mese dopo, il 22 giugno 2015, il Consiglio Affari Esteri dell'Unione Europea avviava ufficialmente l’operazione e soli quattro giorni dopo, l’allora Unità di bandiera della missione, la portaerei Cavour, dirigeva per l’area di operazioni.

Da quel momento è iniziata una vera e propria maratona che ha visto la Task Force aeronavale raggiungere la piena capacità operativa il 27 luglio del 2015: dopo soli 34 giorni di integrazione, EUNAVFOR MED era già pronta per assolvere la missione affidata.

Il 26 di agosto, l’ammiraglio Enrico Credendino, il Comandante dell’operazione, annunciava al Comitato Politico e di Sicurezza (CPS) dell’Unione Europea il pieno successo della prima fase e richiedeva l’autorizzazione a poter passare alla seconda fase dell’operazione, ovvero il contrasto attivo ai trafficanti di esseri umani. Gli assetti navali ed aerei di EUNAVFOR MED avevano, infatti, raggiunto tutti gli obiettivi prefissati, raccogliendo le informazioni necessarie a comprendere a pieno il modus operandi dei trafficanti di esseri umani. Il 7 ottobre 2015, infatti, EUNAVFOR MED è ufficialmente entrata nella sua seconda fase in acque internazionali.

In aggiunta, sin dall’inizio dell’Operazione, le navi della Task Force europea hanno potuto contribuire allo sforzo che l’Italia, con l’Operazione Mare Sicuro, l’Europa con l’Operazione Triton dell’Agenzia Frontex e molte altre organizzazioni nazionali ed internazionali, con le quali EUNAVFOR MED è in stretto coordinamento, stanno portando avanti nel Mediterraneo Centrale per la salvaguardia della vita umana in mare. Un’attività, questa, che pur non rientrando nel mandato assegnato alla missione, è un obbligo ineludibile per il diritto internazionale, in adempimento al quale gli assetti di operazione SOPHIA si sono prestati attivamente, prevedendo il soccorso anche nelle procedure operative.

Il 26 ottobre 2015 l’Operazione ha ufficialmente assunto il nome di “EUNAVFOR MED – operazione SOPHIA” dal nome dato alla bambina nata su una fregata tedesca dopo il salvataggio in mare della madre con un gruppo di migranti in difficoltà, avvenuto al largo delle coste libiche nel mese di agosto dello stesso anno 2015.

Il 20 di giugno del 2016, la Commissione Europea ha esteso il mandato dell’operazione SOPHIA per un’ulteriore anno, fino quindi al 27 luglio 2017, aggiungendo, altresì, due compiti integrativi al mandato della missione:

  • l’addestramento della Guardia Costiera e della Marina libica;
  • il contributo alle operazioni di embargo alle armi in accordo alla Risoluzione dalle Nazioni Unite nr. 2292 del 14 giugno 2016.

 

Il 23 del successivo mese di agosto 2016 l’Ammiraglio Credendino firmava con il Comandante della Guardia Costiera e la Sicurezza portuale libica, il Commodoro Toumia, l’accordo tecnico denominato “Memorandum of Understanding” con cui si delineavano le modalità dell’addestramento della Guardia Costiera e della Marina libica da parte della forza europea dell’operazione SOPHIA.

Il 30 agosto ed il 6 settembre, il Comitato Politico e di Sicurezza (CPS) ha formalmente autorizzato l’inizio dei due compiti aggiuntivi sopra menzionati.

All’operazione partecipano 25 nazioni europee, oltre all'Italia: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Regno Unito, Romania, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria e Slovacchia​.

Fasi dell'Operazione

L'operazione è suddivisa in quattro fasi: 

  • (22 giugno – 7 ottobre 2015) - Fase UNO, volta a dispiegare le forze e raccogliere informazioni sul modus operandi dei trafficanti e contrabbandieri di esseri umani;
  • (7 ottobre 2015 – in corso) Fase DUE, durante la quale gli assetti della Task Force potranno procedere, nel rispetto del diritto internazionale, a fermi, ispezioni, sequestri e dirottamenti di imbarcazioni sospettate di essere usate per il traffico o la tratta di esseri umani. Tale fase è stata a sua volta suddivisa in una fase in alto mare, attualmente in corso, ed una in acque territoriali libiche, che potrà iniziare a seguito di una Risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell'invito del relativo Stato costiero;
  • Fase TRE, volta a neutralizzare le imbarcazioni e le strutture logistiche usate dai contrabbandieri e trafficanti sia in mare che a terra e quindi contribuire agli sforzi internazionali per scoraggiare gli stessi contrabbandieri nell'impegnarsi in ulteriori attività criminali. Anche questa Fase necessita di Risoluzione del'ONU e del consenso e cooperazione da parte del corrispondente Stato costiero;
  • Fase QUATTRO, che prevede il re-deployment.

 

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