Le Imprese: le spedizioni al Polo Nord e l'Eroe della Tenda Rossa

La Marina italiana partecipò ad importanti esplorazioni polari: quella del 1899 -1900 organizzata dal Duca degli Abruzzi con la nave Stella Polare e quella del dirigibile Italia nel 1928.

La Stella Polare conseguì, per l'epoca, uno straordinario obiettivo: a mezzogiorno del 25 Aprile 1900, sotto la guida del comandante Umberto Cagni, toccò la latitudine di 86°, 33', 49", il punto più a nord raggiunto fino a quel momento. Di questa impresa sono presenti alcuni cimeli originali dotazione della spedizione, come la sega da ghiaccio dell'imbarcazione, il megafono e parte della cucina da campo usata dall'equipaggio.

Della spedizione del 1928 è esposta l'intera stazione radio, in particolare un esemplare della radio di emergenza, il cui apparato trasmettitore era denominato “Ondina", costruita nell'Arsenale della Spezia, ed alcuni attrezzi di fortuna usati dai sopravvissuti all'impatto. Dopo lo schianto del dirigibile sulla banchisa, il radiotelegrafista di Marina Giuseppe Biagi lanciò infatti l'SOS, che fu captato da un radioamatore russo, consentendo ai soccorritori il salvataggio dei superstiti, riparati sotto la cosiddetta “Tenda Rossa", il loro recupero e il successivo imbarco sulla nave appoggio Città di Milano della Regia Marina.

Gli Eroi nella Grande Guerra

Mario Calderara, ufficiale di Marina, fu il primo italiano a conseguire il brevetto di pilota e a costruire il primo idrovolante italiano, che sperimentò nel 1907 nel Golfo della Spezia. Non prese parte alle azioni belliche ma il velivolo da lui sperimentato fu poi utilizzato, con successo, nella Grande Guerra. Il Museo dedica un tributo particolare agli Eroi dell'Impresa di Premuda, Luigi Rizzo e Giuseppe Aonzo, che il 10 giugno 1918 con i MAS (Motoscafo Armato Silurante) 15 e 21 affondarono Nave da battaglia austro-ungarica SMS Szent István. Unico esemplare esistente, la Torpedine semovente Rossetti "Mignatta", ideata e costruita nell'Arsenale della Spezia da Raffaele Rossetti, con la quale insieme a Raffaele Paolucci forzò il porto di Pola il 1° novembre 1918 affondando la corazzata  SMS Viribus Unitis, già nave ammiraglia austro-ungarica e gemella della SMS Szent Istvan. Imprese che decretarono la vittoria italiana sul mare nella Grande Guerra. Sono inoltre esposti una porzione del barchino saltatore Grillo, protagonista di alcuni audacissimi tentativi di forzamento dei porti austriaci durante la grande guerra e la bandiera di navigazione del MAS 96 con cui Costanzo Ciano l'11 febbraio 1918 compì la "beffa di Buccari", che riporta la scritta e la firma autografe di Gabriele d'Annunzio che quella notte inventò il motto dei MAS "Memento Audere Semper". Nello spazio esterno troverete invece l'imponente statua di Francesco Messina dedicata al pluridecorato Costanzo Ciano.

Gli Eroi nel Secondo Conflitto Mondiale

Diversi i cimeli del secondo conflitto mondiale: un Barchino esplosivo e un Motoscafo silurante, i cui prototipi furono sperimentati proprio nel Golfo della Spezia, protagonisti di diverse ardite azioni. Il "Barchino Esplosivo" o “Motoscafo da turismo modificato" (MTM) era un mezzo navale di superficie in legno. Individuato il bersaglio, a circa 500 m. di distanza, il pilota indirizzava il barchino alla massima velocità verso il suo centro, quindi bloccava il timone, si lanciava in acqua e saliva su uno zatterino. Urtando l'obiettivo il barchino, affondava e armava il detonatore della carica che scoppiava a una determinata profondità per ottenere il massimo effetto distruttivo. Il busto di Luigi Faggioni ricorda la vittoriosa azione di Suda durante la quale, il 25 marzo 1941, con  l'utilizzo di barchini esplosivi venne affondato l'incrociatore britannico York.

Il Motoscafo silurante fu sviluppato in diverse versioni e utilizzato anche in funzione anti sommergibile. Quello esposto al Museo è un “Motoscafo da turismo silurante modificato allargato" (MTSMA). Puntava il siluro dirigendosi verso l'obiettivo nemico alla massima velocità, virando velocemente per non essere investito dall'impatto.

Il siluro a lenta corsa "SLC" esposto al Museo è uno dei pochi esemplari intatti. Conosciuto anche come "Maiale", rappresenta l'evoluzione della “Mignatta" di Rossetti. I primi due prototipi di SLC furono testati alla Spezia. Era un “sommergibile tascabile", adatto a trasportare, a bassa velocità, due operatori muniti di respiratori subacquei autonomi e una carica esplosiva da applicare sulla carena della nave avversaria. Angelo Belloni, ufficiale di Marina, sviluppò diversi progetti destinati ad aumentare la sicurezza delle immersioni, sperimentando tra l'altro un nuovo modello di autorespiratore a ossigeno e una tuta subacquea con mascherino denominata “veste Belloni", utilizzati dagli operatori degli SLC. Il “Maiale" venne usato dalla Xª Flottiglia MAS durante la Seconda guerra mondiale per azioni di sabotaggio contro navi nemiche, spesso ancorate in porti militarmente difesi. Il progetto fu ideato nel 1935 dal capitano del genio navale Teseo Tesei, di cui è esposto il busto, che morì in azione con un suo “Maiale" a Malta.

La monumentale composizione delle lamiere recuperate dal relitto del Regio Sommergibile Scirè, varato proprio alla Spezia il 6 gennaio 1938, celebra la sua epopea. Nello spazio esterno sono esposti uno dei cilindri in dotazione allo Scirè e altre parti dello scafo appartenute al sommergibile.

Sulla parete è posto lo specchio di poppa di Nave Olterra, impiegata come base segreta, sormontato da una fotografia dell'epoca della baia di Gibilterra in cui si vede la nave ormeggiata ad Algesiras. La sezione della prora di Nave Olterra ricostruisce in quale modo erano occultati i “Maiali" utilizzati per forzare la baia di Gibilterra. In teca l'orologio subacqueo Panerai Radiomir n. 01, appartenuto ad Ernesto Notari, comandante della missione.

Ogni cimelio testimonia l'evoluzione tecnica dei mezzi d'assalto impiegati nelle attività navali e la straordinaria spinta alla continua ricerca di soluzioni innovative che la Marina ha sempre perseguito.

L'arma subacquea. Siluri e Sommergibili

In un'ambientazione che richiama lo scafo di un sommergibile sono esposti diversi siluri, arma, tipica dei sommergibili, la cui invenzione condizionò profondamente la progettazione delle unità combattenti di tutte le Marine e alcuni modelli di sommergibili della prima e della seconda guerra mondiale.

La sua evoluzione tecnologia è stata costante, dal prototipo impiegato da Whitehead nella prima fase di sperimentazione e acquistato dalla Marina nel 1868 fino al siluro Whitehead della terza serie, prodotto fra il 1883 e il 1887. Sono esposti inoltre alcuni esemplari impiegati nel secondo conflitto mondiale, fino a modelli più recenti del dopoguerra e La Spezia è stata un punto di riferimento importante per la progettazione e la sperimentazione di varianti sempre più avanzate. Sono inoltre esposti accessori e dispositivi sviluppati nel tempo per aumentare la precisione e l'affidabilità dell'arma siluro, sviluppati a partire dalla fine del XIX secolo.

Nello spazio esterno la sagoma del minisottomarino MSM1 (1984) di nave Anteo, soprannominato "Woodstock" per il colore giallo dello scafo e un mezzo subacqueo utilizzato per la ricerca delle mine.

L'eccellenza subacquea. I Palombari

La Marina a La Spezia è da sempre all'avanguardia nell'evoluzione dei sistemi operativi subacquei e nell'esplorazione degli alti fondali. Già negli anni Trenta la ditta Galeazzi di Ceparana produceva lo Scafandro rigido articolato e la Torretta butoscopica, che scendevano fino a 200 e 300 m di profondità rispettivamente, mantenendo una sola atmosfera e quindi senza problemi di decompressione ed embolia. I bracci articolati permettevano di prelevare materiali e svolgere semplici operazioni che potevano essere fondamentali per il salvataggio dell'equipaggio di un sommergibile. Le bombole di aria rendevano i sistemi indipendenti dalla superficie e fornivano una riserva di spinta in caso di emergenza. È esposto anche un raro esemplare della prima camera iperbarica portatile, telescopica, che permetteva di fornire un trattamento di emergenza ad un embolizzato, e parte della strumentazione utilizzata per un progetto della Sanità della Marina in collaborazione con l'Università di Roma per studio della reattività nervosa in iperbarismo. Vari tipi di elmi da palombaro richiamano una straordinaria epopea che sopravvive nell'addestramento iniziale degli operatori subacquei della Marina e nei ricordi dei palombari più anziani. Con questa attrezzatura, nel secondo dopoguerra, in soli tre anni una esigua squadra di uomini bonificò completamente il golfo della Spezia da migliaia di esplosivi e da più di 300 scafi affondati che ne bloccavano l'attività commerciale e militare, consentendo il riavvio dell'economia locale.

L'evoluzione di armi e artiglierie

Fucili, mortai e cannoni: una interessante testimonianza di armi e artiglierie che hanno fatto la storia dal Risorgimento ad oggi. Modelli di cannoni del XVIII e XIX secolo ed un modello di pontone armato ancora funzionante ad aria compressa. A seguire una esposizione di fucili impiegati dai reparti della Marina Risorgimentale fino ai nostri giorni, alcuni prede di guerra, diverse bocche da fuoco che datano a partire dal medioevo, fucili abissini con decorazioni in avorio e tromboncini di varie tipologie, armi bianche, armi da fuoco a pietra focaia, spingarde, alabarde, bocche da fuoco e colubrine di epoche diverse, provenienti dalle collezioni della Marina e da donazioni di privati.

Nella sezione successiva mortai e cannoni e, al centro, l'imponente Centrale di tiro Galileo della corazzata Vittorio Veneto (1937), utilizzata nel corso della seconda Guerra mondiale per il tiro navale.

La Storia della Marina in 200 scatti

La Marina nasce di fatto il 17 novembre 1860, quattro mesi prima della proclamazione dell'Unità nazionale. Ma una Marina italiana è sempre esistita e trova le sue origini nelle antichissime tradizioni della storia navale, dall'antica Roma alle Repubbliche marinare fino a quelle preunitarie e all'attuale Marina Militare. Le fotografie provengono tutte dall'archivio dell'Ufficio Storico della Marina Militare e testimoniano la crescita tecnologica e infrastrutturale della Forza Armata ma anche la straordinaria forza e umanità dei marinai, elementi che furono punti di forza nella Grande Guerra e nel secondo conflitto mondiale e che ancora oggi contraddistinguono la Marina e il suo operato anche in campo civile.