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Con oltre 165 anni di storia la categoria “Palombari” è una delle più antiche della Marina Militare. Oggi questi uomini sono integrati nel Gruppo Operativo Subacquei posto alle dipendenze del Raggruppamento Subacquei ed Incursori “Teseo Tesei” (COM.SUB.IN. – Comando Subacquei ed Incursori).  Per svolgere le diverse missioni che gli vengono affidate il G.O.S. ha alle sue dipendenze il Reparto Pronto Impiego ed i Nuclei S.D.A.I. (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi, dislocati su tutto il territorio nazionale).

Le missioni assegnate dalla Marina Militare al Gruppo Operativo Subacquei sono le seguenti:

  • condurre qualsiasi genere di intervento subacqueo, anche  in alto fondale (fino a profondità superiori ai 1.000 m);

  • soccorrere gli equipaggi dei sommergibili in difficoltà mediante le apparecchiature subacquee di Nave Anteo ed un nucleo operativo chiamato S.P.A.G. (Submarine Parachute Assistance Group) che ha la capacità di proiettare nell’area del sinistro marittimo attraverso velivoli ad ala fissa o rotante, 10 operatori ed i materiali necessari sia ad allestire un campo base galleggiante per il primo soccorso, sia  a stabilire le comunicazioni col sommergibile;

  • effettuare la bonifica subacquea di qualsiasi ordigno esplosivo, convenzionale od improvvisato E.O.D./I.E.D.D. (Explosive Ordnance Disposal/Improvised Explosive Device Disposal). Tale attività viene svolta quotidianamente con la neutralizzazione dei numerosissimi residuati bellici che annualmente vengono rinvenuti nelle acque nazionali.


Per le operazioni subacquee più complesse il Gruppo Operativo Subacquei si avvale delle Unità Navali raggruppate sotto il Gruppo Navale Speciale (COMGRUPNAVIN), anch’esso alle dipendenze di COM.SUB.IN., che ha il compito principale di fornire il supporto tecnico - logistico – addestrativo ai Gruppi Operativi del Raggruppamento, attraverso le tre Unità Navali alle proprie dipendenze: nave Anteo, nave  Marino e nave Pedretti.

In particolare Nave Anteo, la più grande Nave di supporto subacqueo della Marina Militare, è dotata di sofisticati equipaggiamenti e specifiche apparecchiature che consentono di svolgere operazioni e lavori subacquei di ogni genere anche a notevoli profondità ed il soccorso e salvataggio a favore di sommergibili in avaria, tra questi equipaggiamenti spicca il minisottomarino di salvataggio SRV 300 (Submarine Rescue Vehicle, pilotato da personale Palombaro). Tale supporto infatti allarga notevolmente lo spettro di impiego dei Palombari permettendo loro di raggiungere, grazie all’utilizzo delle  tecniche di immersione in intervento ed in saturazione, profondità operative oltre i 250 metri, o di operare con apparecchiature e mezzi tecnologicamente avanzatissimi, quali il citato SRV-300  e lo scafandro rigido articolato A.D.S. (Atmospheric Diving System), una sofisticatissima “Armatura” che permette all’operatore al suo interno di muoversi sott’acqua fino a 300 mt di profondità con dei propulsori come un’astronauta nello spazio. Per le operazioni subacquee “unmanned” i palombari sono addestrati ad impiegare una numerosa tipologia di veicoli filoguidati, utilizzati per diversi scopi operativi, che permettono di investigare e recuperare oggetti dal fondo fino alla profondità di oltre 2.000 metri.

Il Gruppo Operativo Subacquei rappresenta un punto di forza nonché elemento di orgoglio per la Marina Militare Italiana, infatti grazie alle sue capacità ed alla stretta collaborazione esistente con diversi dicasteri dello Stato, i Palombari di Comsubin sono impiegati sia in attività a tutela dei beni archeologici subacquei, sia  in complesse operazioni di protezione civile. Tali peculiarità rendono la componente subacquea un vero e proprio strumento “dual use” al servizio della collettività.

Infatti il G.O.S. è intervenuto nelle recenti emergenze del Costa Concordia e del crollo della “torre piloti” nel porto di Genova ed ha prestato la propria opera in vari teatri internazionali, come ad esempio:

  • in Golfo Persico (1987),
  • in Albania (1998),
  • nel Mare Arabico durante l’operazione “Enduring Freedom”(2001-2006) ed “Antica Babilonia” (2003),
  • in Libano (2007),
  • nelle missioni di antipirateria in Oceano Indiano (2007 - ancora in corso),
  • ad Haiti (2010) in soccorso alla popolazione a seguito di un devastante terremoto  nell’ambito dell’operazione White Crane,
  • in Libia al termine del conflitto per recuperare dal fondo due Unità Navali libiche e ripristinare le banchine del porto di Tripoli (2011-2012),
  • nel centro del Mediterraneo conducendo attività d’immersione il alto fondale nell’ambito delle operazioni connesse al flusso migratorio,
  • in Sinai con un aliquota di operatori a supporto dell’M.F.O. (Multinational Force Offering)
  • in Antartide a supporto delle attività di ricerca scientifica condotte dall’Enea