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Capitanerie di Porto

Fu con il Regio Decreto 20 luglio 1865, numero 2438, gli amministratori del Regno, avvertita l'esigenza di un'unità direttiva per la disciplina di tutte le attività marittime e portuali, realizzarono la fusione dei due organi ai quali era stata affidata fino ad allora detta disciplina, e cioè il corpo di Stato Maggiore dei Porti e i Consoli di Marina: corpo militare il primo, con attribuzioni di carattere essenzialmente tecnico limitate all'ambito portuale; corpo civile il secondo, con attribuzioni principalmente amministrative.

Il giovane corpo, che assommava le funzioni di ordine tecnico e militare proprie del corpo di Stato Maggiore dei Porti e le funzioni amministrative proprie dei Consoli di Marina, si trovò, così, investito di una varietà di attribuzioni vaste e complesse, connesse tra loro dall'oggetto che le originava: il fatto tecnico della navigazione nel suo duplice aspetto di navigazione mercantile e navigazione militare. Il personale si componeva (art. 2 della legge) di capitani di porto di 1a, 2a e 3a classe, ufficiali di porto di 1a, 2a e 3a classe e applicati di porto. I capitani di porto erano a capo dei compartimenti marittimi, gli ufficiali di porto a capo dei circondari, mentre gli applicati di porto costituivano il grado iniziale della carriera. Mentre si andava sempre più inquadrando la complessa e multiforme attività del corpo delle Capitanerie, chiamato a regolare e disciplinare ogni attività nel campo marittimo, venivano nello stesso tempo affidate al corpo attribuzioni di indubbio carattere militare quali, ad esempio, la formazione del contingente di leva marittima, l'arruolamento dei giovani idonei a prestare servizio militare nella Marina e il loro avviamento alle armi.

Il sempre crescente intervento dello stato in tutte le manifestazioni della vita economica nazionale e l'evoluzione notevole della navigazione, sia dal punto di vista tecnico sia da quello economico, determinarono, come logica conseguenza, un continuo ampliamento delle funzioni ed un maggiore impegno del corpo delle Capitanerie.
Questo ampliamento di funzioni non poteva non incidere sulla stessa organizzazione del corpo; di qui la necessità di costituire un organo direttivo per coordinare, in una concezione unitaria, le varie attività e i servizi affidati alle Capitanerie di porto. Venne così costituito, con R.D. 8-12-1910 n. 857, l'Ispettorato Generale del corpo delle Capitanerie di porto, con compiti di vigilanza e di controllo su tutti i comandi ed uffici periferici.

L'efficienza del corpo venne duramente collaudata nei momenti più decisivi della vita nazionale. Fu dapprima il conflitto italo-turco che impegnò il personale delle Capitanerie per la preliminare organizzazione dell'imbarco di uomini e di materiali, e quella degli sbarchi sulla costa africana. Al successo delle operazioni, dovuto altresì all'efficiente funzionamento dei servizi portuali, seguì l'organizzazione dei porti nei territori occupati, in modo da assicurare il costante collegamento dell'Italia con le sponde del mare africano. Alle operazioni belliche subentrò l'opera di pacificazione delle popolazioni indigene, attuata anche con l'adozione di opportuni ordinamenti giuridici. È vanto del corpo l'elaborazione della legislazione marittima.