Skip Navigation LinksHome page > Storia e Cultura > La nostra Storia > Almanacco storico navale

Enrico Dandolo
Corazzata 



Profilo e pianta


Il varo - 10 luglio 1878


Pre-ammodernmaento: 1894


Post-ammodernamento: 1894 


Cantiere:

Arsenale di La Spezia
Impostazione: 6.1.1873
Varo: 10.7.1878
Completamento: 11.4.1882
Radiazione: 23.1.1920

Dislocamento:

Normale: 11.138 t
Pieno carico: 12.265 t

Dimensioni:

Lunghezza: 109,2 ( f.t.) - 103,5 ( pp.) m
Larghezza: 19,7 m
Immersione: 8,8 m

Apparato motore:

8 caldaie ovali
2 motrici verticali a doppia espansione
Potenza: 7.710 HP
n. 2 eliche

Velocità:

15 nodi

Combustibile:

1.000 t di carbone

Autonomia:

2875 miglia a 13 nodi

Protezione:

Verticale (galleggiamento) : max. 550 mm
Orizzontale: max. 50 mm + 30 mm
Artiglierie: torri g.c. max. 250 mm; barbette g.c. max. 450 mm
Ridotto: max. 400 mm
Torrione: max.350 mm

Armamento:

4 pezzi da 450/20 mm
3 pezzi da 120 mm
2 pezzi da 75 mm
8 pezzi da 57 mm
22 pezzi da 37 mm
3 tubi lanciasiluri

Equipaggio:

420 tra Ufficiali, Sottufficiali, sottocapi e comuni

Apparteneva alla classe Caio Duilio. Venne costruita su progetto elaborato dal Direttore del Genio Navale Benedetto Brin. L’unità una volta ultimata, venne considerata con la gemella Caio Duilio una delle navi da guerra più potenti dell'epoca.
Lo scafo, costruito in ferro, annoverava, in prossimità del dritto di prora uno sperone, interamente sommerso, di oltre 4 metri. La corazzata risultava molto bassa sull'acqua (circa 3 metri sopra la linea di galleggiamento) e disponeva di un ponte di comando allocato alla base dell’albero maestro posto tra i due fumaioli ed utilizzato per compiti di segnalazione ed osservazione. A poppa dell’unità si trovavano ubicate le sovrastrutture destinate ad ospitare il corpo ufficiali, mentre l'equipaggio trovava alloggio sotto coperta. A differenza della capoclasse sulla Enrico Dandolo vennero eliminate le sistemazioni previste per l’imbarco di tre piccole torpediniere essendo medio tempore maturata l’idea di una scarsa utilità di tali mezzi.
Nel 1894 i rapidi progressi registrati nel settore delle artigliere navali indussero il Ministero della Marina a sottoporre l’unità ad un importante ciclo di lavori che comportò: 1) la sostituzione delle originarie torri da 450 mm con altre due armate con moderni pezzi da 254 mm della lunghezza di 40 calibri; 2) l’imbarco di 7 pezzi da 152 mm a tiro rapido; 3) la costruzione di nuove sovrastrutture nel settore prodiero, sostanzialmente analoghe a quelle già esistenti nella parte poppiera. Il 10.01.1909 la corazzata Enrico Dandolo raggiunse le acque di Messina per prestare soccorso alla popolazione della cittadina siciliana duramente colpita da un sisma in data 28.12.1908. Nell’occasione la nave venne adibita a caserma e sede del Comando Difesa Marittima, compiti che assolse sino all’8.08.1911. L’unità fu quindi mobilitata per la guerra italo-turca del 1911-12 nel corso della quale svolse compiti di appoggio e difesa locale nelle rade di Augusta e Messina. Dopo essere stata adibita, dal marzo al settembre 1915, a nave scuola mozzi e timonieri, all’inizio della prima guerra mondiale la corazzata fu inizialmente dislocata a Brindisi per la difesa della piazzaforte e successivamente trasferita (più precisamente dal 26.05.1917) nella rada di Valona dove assunse la qualità di nave ammiraglia del Comando Superiore Navale d’Albania, sotto le insegne del C.A. Morino ed assolvendo anche funzioni di difesa contraerea locale. Alla fine del conflitto e sino all'ottobre del 1919, l’unità venne trasferita nelle acque di Cattaro al fine di garantire l’esecuzione delle clausole armistiziali. Con Regio Decreto del 4.07.1920 la corazzata Enrico Dandolo venne quindi radiata dal quadro del naviglio militare con decorrenza dal 23.01.1920.