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Alberto Banfi

Alberto BANFI
Capitano di Corvetta

Medaglia d'oro al Valor Militare
 

Comandante di una squadriglia di torpediniere, nel corso di una ricerca notturna nei pressi di una base avversaria, riuscito a conseguire l'agognato contatto col nemico, con pronta, abile, audacissima manovra portò la squadriglia all'attacco spingendo con cosciente aggressività la propria torpediniera a ravvicinatissima distanza da un incrociatore inglese contro il quale lanciava tutti i siluri, aprì il tiro dei suoi cannoni ed infine quello delle mitragliere.
Inflisse così al nemico danni considerevoli mentre la sua silurante, fatta segno alla preponderante reazione del fuoco avversario, veniva ripetutamente colpita. Gravemente ferito e visto vano ogni tentativo inteso a provvedere alla salvezza della torpediniera, dispose il salvataggio dei superstiti. Dopo aver con essi inneggiato al Re non li seguì sulla silurante accorsa per raccoglierli, ma volle dividere con i moribondi e con i feriti più gravi l'estrema sorte della sua nave che si inabissava.
Riportato alla superficie del mare dall'onda stessa che lo aveva sommerso, in uno sforzo sovrumano delle sue già provate energie, riusciva a riunire i superstiti rifugiatisi su zattere. Sopravvenute condizioni di tempo avverse guidò i naufraghi inspirando in tutti, con la sua esemplare forza d'animo, calma e serenità. Ricuperato infine dopo 36 ore da unità nazionali, egli volle e seppe ancora essere di aiuto alla sua gente dando le direttive opportune perché tutti potessero essere salvati.
Luminoso esempio di eroico ardimento, di elevatissime virtù militari e di ammirevole spirito di abnegazione.
Canale di Sicilia, 12 ottobre 1940

Nacque a Pinerolo (Torino) il 18 marzo 1903. Orfano di Ufficiale Superiore degli Alpini caduto alla testa del Battaglione "Val Varaita" durante il primo conflitto mondiale, nell'immediato dopoguerra entrò Allievo all'Accademia Navale di Livorno e nel 1923, al termine dei regolari corsi, conseguì la nomina a Guardiamarina, prendendo imbarco su unità siluranti di superficie.
Promosso Sottotenente di Vascello nel gennaio 1925, Tenente di Vascello nel marzo 1928 e Capitano di Corvetta nel maggio 1936, ebbe il comando del cacciatorpediniere Borea e, dal gennaio 1940, il comando della 1a Squadriglia Torpediniere ad Augusta, con insegna sull'Airone. L'11 ottobre 1940, durante una missione di intercettazione di forze navali nemiche nelle acque del Canale di Sicilia, sostenne un intenso ed aspro combattimento contro soverchianti forze navali nemiche e l'Airone al suo comando, inesorabilmente centrato dalle batterie dell'incrociatore inglese Ajax, affondò a circa tre miglia a SE di Capo Passero.Trascinato nei gorghi e riportato a galla da una grossa bolla d'aria, gravemente ferito, fu tratto in salvo e poi ricoverato in un ospedale nazionale.
Ripreso il servizio attivo nell'ottobre 1941, nel 1947 venne collocato, a domanda, nell'ausiliaria e nel marzo 1953 promosso Capitano di Vascello.
Mori a Roma il 28 gennaio 1958.