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Aldo Cocchia

Aldo COCCHIA
Capitano di Vascello

Medaglia d'oro al Valor Militare

 

Comandante di Cacciatorpediniere e Capo Scorta di un convoglio che, nottetempo, attraversava una zona di mare fortemente insidiata, accortosi dell'avvicinarsi di unità navali nemiche soverchianti per numero, tonnellaggio e mezzi tecnici, si lanciava immediatamente colla propria e colle unità dipendenti all'attacco, disponendo altresì per la protezione delle navi del convoglio. Apprezzata prontamente la situazione, iniziava un'audace manovra di aggiramento dell'avversario svolgendo tre distinte azioni di fuoco per tentare di agganciarlo, distrarre il suo tiro dalle unità del convoglio e poterlo battere da posizione favorevole anche al lancio dei siluri. Durante la terza azione di fuoco alcune salve avversarie centravano la sua unità, arrestandola e provocando un violento incendio dentro e fuori il deposito munizioni prodiero, la cui vampata ustionava gravemente e carbonizzava quasi tutti i presenti sul ponte di comando.
Pur menomato fisicamente per le ustioni gravissime alla testa ed alle mani, manteneva il comando della sua nave per oltre due ore, svolgendo efficace azione per tentarne il salvataggio. Anche quando le sue condizioni fisiche, impedendogli l'uso della vista, lo costringevano a passare il comando al suo secondo, manteneva la direzione delle operazioni di salvataggio, con alto senso di responsabilità e con stoica noncuranza delle atroci sofferenze, riuscendo a mantenere a galla la sua nave, che altrimenti sarebbe andata perduta col suo equipaggio.
Banco Skerki (Canale di Sicilia), notte sul 2 dicembre 1942

Nacque a Napoli il 30 agosto 1900. Uscito, non ancora diciasettenne, dall'Accademia Navale di Livorno con il grado di Guardiamarina, partecipò al primo conflitto mondiale imbarcato sulla corazzata Conte di Cavour. Nei successivi gradi ebbe destinazioni d'imbarco ed il comando di MAS, sommergibili e siluranti di superficie e partecipo alle operazioni militari durante il conflitto italo-etiopico e nella guerra civile spagnola. Durante il secondo conflitto mondiale ebbe il comando del sommergibile  Torelli in Atlantico, fu Capo di Stato Maggiore di Betasom a Bordeaux e, successivamente, Comandante della Spedizione navale italiana che nel 1941 occupò la parte orientate dell'Isola di Creta.
Nei primi giorni del gennaio 1942 assunse il comando della XVI Squadriglia cacciatorpediniere con insegna sul da Recco, assicurando la difesa di numerosi convogli diretti in Africa settentrionale. Nel dicembre 1942, durante una missione di scorta convoglio sostenne, sulla notte del giorno 2, un duro combattimento navale contro soverchianti forze nemiche, lanciandosi all'attacco e predisponendo contemporaneamente la difesa del convoglio.
Centrata la sua unità da alcune salve nemiche, immobilizzata e con un forte incendio a bordo, subiva gravissime menomazioni per le ustioni riportate, ma anche quando le sue condizioni fisiche, aggravate dal momentaneo mancato uso della vista che lo costringeva a passare il comando al suo secondo e gli impedirono i movimenti, conservò la direzione delle operazioni di salvataggio, riuscendo a mantenere a galla la nave.
Le gravissime ferite riportate nell'azione lo obbligarono ad una lunga degenza, che si protrasse per oltre tre anni. Trasferito nel Ruolo d'Onore, nel quale ha conseguito il grado di Ammiraglio di Squadra, dal novembre 1958 assunse la carica di Direttore della "Rivista Marittima" e dal luglio 1960 al giugno 1963 quella di Capo dell'Ufficio Storico dello Stato Maggiore Marina.
Scrittore efficace, ha pubblicato numerosi volumi di carattere storico navale e articoli rievocativi sulla 2a guerra mondiale. Morì a Napoli il 12 dicembre 1968.
Altre decorazioni:

  • Medaglia d'Argento al Valore Militare (Mediterraneo centrale, marzo 1942 - gennaio 1943);
  • Medaglia di Bronzo al Valore Militare (Egeo, maggio 1941);
  • Medaglia di Bronzo al Valore Militare (Mediterraneo centrale, giugno 1942);
  • Medaglia di Bronzo al Valore Militare (Mediterraneo orientate, agosto 1942).