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Costantino Borsini

Costantino BORSINI
Capitano di Corvetta
Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria
 

Comandante di cacciatorpediniere, durante l'attacco ad un grosso convoglio, giunto a contatto con siluranti ed incrociatori nemici, impegnava audacemente aspro combattimento, animando i dipendenti con l'esempio del proprio valore.
Colpita la sua nave da numerosi colpi che ne menomavano irreparabilmente l'efficienza, persisteva nell'impari lotta con efficaci risultati, dando prova di fermezza, di grande serenità d'animo e di sommo sprezzo del pericolo.
Dopo aver provveduto alla salvezza dell'equipaggio, rifiutava decisamente di abbandonare la sua nave e, impavido e fiero sul ponte di comando, volto verso il nemico, affondava con essa, incontrando sublime e gloriosa morte.
Mar Rosso, presso l'isola Harmil, 21 ottobre 1940

Nacque a Milano il 7 aprile 1906. Allievo all'Accademia di Livorno dal 15 marzo 1922, il 15 novembre 1926 conseguì la nomina a Guardiamarina a prese imbarco prima sulla corazzata  Giulio Cesare, poi sulla corazzata Andrea Doria, sulla nave idrografica Ammiraglio Magnaghi, sul cacciatorpediniere Augusto Riboty a dal 1° gennaio 1929, nel grado di Sottotenente di Vascello, imbarcò sull'esploratore  Giovanni da Verazzano e nuovamente sulla corazzata  Giulio Cesare dove, nel luglio 1932, conseguì la promozione a Tenente di Vascello.
Nel 1933 raggiunse il Distaccamento Marina a Tientsin (Cina); al suo rimpatrio frequentò a Taranto il Corso di Osservazione Aerea e nel 1935, conseguito il brevetto, operò per circa un anno nell'ambito della 153a Squadriglia Idrovolanti.
Passo poi sui sommergibili ed al termine di questa esperienza, nel 1937, assunse l'incarico di Ufficiale in 2a sul cacciatorpediniere Nembo al termine del quale ebbe il comando della torpediniera Clio.
Nel gennaio 1940 imbarcò sulla nave coloniale Eritrea, dislocata nel Mar Rosso e, nel maggio dello stesso anno, conseguita la promozione a Capitano di Corvetta, ebbe il comando del cacciatorpediniere Francesco Nullo, operante in Mar Rosso, con il quale il 21 ottobre, nelle acque presso l'Isola Harmil, sostenne un aspro combattimento contro incrociatori e cacciatorpediniere nemici. Essendo l'unità colpita e menomata nella sua efficienza operativa, provvedeva a far porre in salvo il suo equipaggio e si inabissava con essa al proprio posto di comando.