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Armando Crisciani

Armando CRISCIANI
Tenente di vascello

Medaglia d'oro al Valor Militare

 

Ufficiale in seconda di Cacciatorpediniere dislocato in mari lontani dalla Patria, prendeva parte al disperato tentativo di attacco a base navale avversaria, durante il quale l'unità veniva sottoposta ad incessanti attacchi aerei che la danneggiavano gravemente fino a renderla inerme relitto in fiamme.
Durante disperate ore di lotta coadiuvava efficacemente il Comandante gravemente ferito ed abbandonava tra gli ultimi la nave. Assillato dal timore che l'ordine di affondare la nave non avesse ancora esecuzione, tornava a bordo - malgrado il mitragliamento di aerei che la sorvolavano - per affrettarne la fine e scompariva in mare con essa nel generoso tentativo.
Esempio di elevate virtù militari e profondo senso del dovere.
Mar Rosso, 3 aprile 1941

Nacque a Trieste il 18 marzo 1902. Dopo aver conseguito il diploma di Capitano Marittimo presso l'Istituto Nautico di Trieste e chiamato alle armi per obbligo di leva nel 1922, frequentò il Corso per Ufficiali di complemento presso l'Accademia Navale di Livorno e nel 1923, conseguita la nomina a Guardiamarina, imbarcò su navi della Squadra Navale. Posto in congedo per fine ferma nel novembre dello stesso anno ed iscritto nella Riserva Navale, nel 1931 conseguì la nomina a Sottotenente di Vascello e quattro anni dopo, per esigenze eccezionali, venne richiamato in servizio. Partecipò poi alle operazioni militari in Spagna ed alla Campagna d'Albania dell'aprile 1939 conseguendo, nello stesso aprile, la promozione a Tenente di Vascello.
L'entrata in guerra dell'Italia il 10 giugno 1940 lo trovò imbarcato, nell'incarico di Ufficiale in 2a, sul cacciatorpediniere Manin dislocato in Mar Rosso.
Il 3 aprile 1941 l'unità, in azione con l'intera Squadriglia e nella previsione dell'imminente caduta della Base Navale di Massaua, compì un'ultima disperata missione contro Porto Sudan, ma fu ripetutamente attaccata e colpita dall'azione aerea nemica, cosicché in preda alle fiamme ed immobilizzata, ne venne deciso l'autoaffondamento.
Armando Crisciani, già salvo su uno zatterino, assalito dal timore che le cariche predisposte avessero subìto delle interruzioni nei punti di accensione, cosciente del rischio, tornò a bordo per affrettarne la fine e scomparve in mare nel capovolgimento dell'unità, nuovamente colpita da offesa aerea.