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Ener Bettica

Ener BETTICA
Capitano di Corvetta

Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria
 

Ufficiale Superiore di alte virtù combattive, chiedeva con insistenza di imbarcare su siluranti nonostante che per una sua specifica e geniale attività tecnica fosse destinato a conservare una destinazione terrestre.
Ottenuto il comando di un cacciatorpediniere, nel corso di un aspro combattimento notturno contro una formazione avversaria, composta di incrociatori e cacciatorpediniere, con impavido animo si lanciava due volte all'attacco delle unità nemiche e, incurante della violenta reazione, con freddo ardimento e serena abilità, riusciva a portare a segno i suoi siluri, dalle distanze più serrate, con sicuro effetto distruttivo di una delle navi avversarie.
Gravemente colpita la sua unità in più parti, trovandosi nel cuore della formazione nemica, ed esauriti i siluri, proseguiva per oltre mezz'ora di combattimento col cannone fino all'estremo limite di ogni possibilità.
Dopo aver provveduto alla salvezza dell'equipaggio, affondava con la nave al suo comando, immolando la vita sempre e tutta fieramente dedicata alla Marina, al suo progresso ed alla Patria.
Canale di Sicilia, 2 dicembre 1942

Nacque a Castagnole Lanze (Asti) il 15 febbraio 190. Allievo all'Accademia Navale di Livorno dal novembre 1927, il 4 aprile 1929 conseguì la nomina a Guardiamarina e nel 1934 la promozione a Tenente di Vascello.
Ebbe il comando della torpediniera Castelfidardo, poi della torpediniera Prestinari, della torpediniera Circe ed infine della torpediniera Polluce, con la quale diede inizio alle missioni di guerra nel secondo conflitto mondiale. Promosso Capitano di Corvetta nel settembre 1940, ebbe l'incarico di Comandante del Centro Studi ed Esperienze dei Servizi Ottici della Regia Marina di Pola dal 28 ottobre 1940 al 5 novembre 1942; il comando del cacciatorpediniere Folgore con il quale partecipò alla missione di scorta di un convoglio carico di materiali bellici diretto a Biserta.
Attaccato nella notte del 2 dicembre da preponderante forza navale inglese, composta da tre incrociatori e due cacciatorpediniere, si portava arditamente al centro della formazione nemica ed incurante del violento fuoco, riusciva a lanciare i siluri che colpirono l'avversario. Gravemente colpita la sua unità, esauriti i siluri, proseguiva il combattimento con il cannone; nell'imminenza dell'affondamento provvedeva alla salvezza dell'equipaggio e, rifiutando di abbandonare la nave, si inabissava con essa.

Altre decorazioni:

- Medaglia di Bronzo al Valore Militare (Mediterraneo centrale, giugno 1940).