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Enrico Baroni

Enrico BARONI
Capitano di Vascello

Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria
 

Comandante di una squadriglia cacciatorpediniere durante un combattimento contro reparti nemici soverchianti, dava prova di salde qualità di comando, di grandezza e di serenità di animo. Colpita la sua nave da numerosi proiettili che ne avevano fortemente diminuita l'efficienza, senza esitazione e con profondo sprezzo del pericolo, accostava verso gli incrociatori britannici per portarsi a distanza di lancio.
Dopo prolungata azione di fuoco, ultimate le munizioni dell'unico complesso da 120 ancora in condizioni di sparare, mentre il cacciatorpediniere lentamente affondava sotto il tiro nemico, scendeva dalla plancia in coperta per provvedere alla salvezza del personale superstite che si gettava in mare al suo ordine, dopo aver inneggiato al Re e alla Patria.
Date disposizioni per assicurare un più rapido affondamento del cacciatorpediniere, sebbene insistentemente invitato dalla sua gente a prendere posto sui mezzi di salvataggio, risaliva sulla plancia per morire, secondo la più nobile tradizione navale, con il bastimento del quale aveva il comando.
Mar Jonio, 28 giugno 1940

Nacque a Firenze il 24 novembre 1892. Entrato all'Accademia Navale di Livorno il 10 novembre 1911, nel 1914 conseguì la nomina a Guardiamarina, imbarcando poi su unità della Squadra Navale.
Partecipo al primo conflitto mondiale (1915-18) imbarcato sulle navi da battaglia Roma e Conte di Cavour, poi sull'incrociatore Pisa ed infine sulla nave da battaglia Dante Alighieri con l'incarico di 1° Direttore di Tiro. Al termine del conflitto venne destinato all'Ufficio Tecnico Armi Navali di Venezia con imbarco sulla nave officina Quarnaro. In seguito ebbe il comando della torpediniera Cortellazzo e della torpediniera Pola, e, nel grado di Capitano di Corvetta, il comando del cacciatorpediniere Aquilone.
Promosso Capitano di Fregata nel 1932, imbarcò sull'incrociatore Fiume nell'incarico di Comandante in 2a, al termine del quale assunse il Comando Superiore in Estremo Oriente con insegna sul posamine Lepanto.
Rimpatriato e promosso Capitano di Vascello, tenne per qualche tempo il Comando di Marina Cagliari, passando poi al comando prima dell'incrociatore Cadorna e, dal 1940 al comando della Squadriglia Cacciatorpediniere della classe "Turbine", con insegna sul cacciatorpediniere Espero con il quale, il 28 giugno 1940, sostenne un durissimo combattimento navale contro una formazione inglese, composta da cinque incrociatori, infliggendo a questi notevoli danni. Con l'unità ormai immobilizzata ed in procinto di affondare, il comandante Baroni, rifiutando ogni invito a porsi in salvo e secondo la più nobile tradizione navale, scomparve con la nave al suo comando.