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Lorenzo Bezzi

Lorenzo BEZZI
Capitano di Corvetta

Medaglia d'oro al Valor Militare alla memoria
 

Comandante di sommergibile in missione di guerra in acque intensamente vigilate dall'avversario, veniva avvistato e sottoposto a violenta e prolungata caccia. Impossibilitato a mantenere l'immersione per gravi avarie e danni subiti dall'unità, emergeva con l'intento di impegnare l'avversario in superficie.
Accerchiato a breve distanza e fatto segno al fuoco di cinque Ct., visto vano ogni tentativo di difesa per il mare agitato che impediva l'uso del cannone, decideva l'autoaffondamento del sommergibile. Messo in salvo l'equipaggio dopo aver dato ordine del saluto alla voce, divideva volontariamente l'estrema sorte dell'unità al suo comando rientrando nello scafo e chiudendo, freddo e cosciente atto, su di sèil portello della torretta.
Confermava in tal modo elevate virtù militari e di comando e faceva rifulgere con il proprio gesto la nobile tradizione di eroismo della gente di mare.
Mediterraneo Orientale, 27 giugno 1940

Nacque a Tortona (Alessandria) il 22 ottobre 1906. Dopo aver conseguito la maturità classica, il 26 novembre 1921, entrò allievo all'Accademia Navale di Livorno e nel luglio 1926 conseguì la nomina a Guardiamarina. Dopo un breve periodo di imbarco su unità di superficie, nel 1927 fu destinato presso il Distaccamento "San Marco" di Tientsin (Cina) e nel febbraio dell'anno successivo imbarcò a Shangai sull'esploratore Libia.
Rientrato in Patria ebbe varie destinazioni d'imbarco e presso Enti a terra finché nel 1937 passò a disposizione del Ministero degli Esteri per un incarico speciale presso il Governo cinese. Rientrato in Italia imbarcò su siluranti di superficie e nell'aprile del 1939, promosso Capitano di Corvetta, ebbe prima il comando della torpediniera Albatros, poi del sommergibile H.4, della torpediniera Carini ed infine, dal 1° giugno 1940, del sommergibile Liuzzi, con il quale il 27 dello stesso mese, durante una missione di guerra nelle acque del Mediterraneo orientale fu sottoposto a dura caccia da parte di 5 unità inglesi, subendo gravissime avarie che costrinsero il sommergibile ad emergere.
Vista vana ogni possibilità di difesa poiché le avarie avevano provocato il blocco delle armi di bordo, provvide a far porre in salvo l'equipaggio e a predisporre l'unità al suo comando per l'autoaffondamento, seguendone poi la sorte negli abissi.