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Mario Pellegrini

Mario PELLEGRINI
Capitano di corvetta

Medaglia d'oro al Valor Militare

Con sublime spirito di sacrificio e supremo disprezzo di ogni pericolo, si offriva volontario al comando di un motoscafo destinato a forzare il porto di Pola.
Con meravigliosa audacia e salda volontà, affrontando intrepido mortali pericoli, penetrava nel porto nemico, mirabile esempio di ogni militare virtù.
Pola, notte sul 14 maggio 1918

Nacque a Vignola (Modena) il 7 dicembre 1580. Allievo dell'Accademia Navale di Livorno, ne uscì Guardiamarina nel 1902. Partecipò, nel grado di Tenente di Vascello al conflitto italo-turco del 1911-12 e con l'incrociatore corazzato Francesco Ferruccio, partecipò alle azioni di appoggio alle Compagnie da sbarco sulla spiaggia di Tobruk il 22 dicembre 1911 e all'azione di bombardamento contro le coste dell'Asia Minore.
Nel 1° conflitto mondiale, nell'incarico di Direttore di Tiro dell'incrociatore Libia, partecipò al combattimento navale contro una formazione austriaca condotta dall'esploratore Helgoland. Imbarcò, in seguito, con l'incarico di ufficiale in 2a, sul cacciatorpediniere Corazziere a poi sull'esploratore Rossarol e nel gennaio 1917 ebbe il comando della torpediniera 11.PV con la quale, nell'ottobre dello stesso anno, eseguì importanti operazioni belliche durante la delicata fase del ripiegamento della 3a Armata dall'Isonzo, guadagnandosi una Croce di Guerra al Valor Militare.
Il 10 dicembre successivo partecipò con Luigi Rizzo al fortunato attacco nella rada di Trieste - che culmino con l'affondamento della corazzata guardiacoste Wien ad opera di Rizzo - venendo decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare.
Nell'aprile 1918 assunse il comando del Battaglione "Bafile" della Brigata Marina e nel maggio, promosso Capitano di Corvetta, si offerse volontariamente al tentativo di forzamento del porto di Pola con uno speciale motoscafo, denominato Grillo, per attaccare le navi da battaglia ancorate nel sicuro porto. L'azione ebbe inizio nella notte sul 15 maggio e, benché scoperto durante la fase di superamento del primo sbarramento, proseguì sotto un preciso fuoco delle artiglierie della difesa foranea e delle navi in rada, fino a raggiungere la quarta ostruzione, quando, attaccato da una motovedetta che gli precluse ogni movimento, autoaffondò il suo mezzo speciale. Raccolto in mare e tratto prigioniero con il suo equipaggio, il 28 novembre 1918 rientro in Patria dalla prigionia.
Promosso Capitano di Fregata per merito di guerra, assunse il comando di una squadriglia di cacciatorpediniere a poi quello dell'esploratore Premuda. Promosso Capitano di Vascello nel marzo 1925, fu Capo di Stato Maggiore del Dipartimento di Taranto e poi di quello di La Spezia. In seguito ebbe il comando dell'incrociatore Brindisi a della corazzata Cavour. Collocato in ausiliaria a domanda, conseguì le promozioni a Contrammiraglio e ad Ammiraglio di Divisione nella Riserva Navale.
Mori a Modena il 2 aprile 1954.

Riconoscimenti per merito di guerra:
     -   Promozione a Capitano di Fregata.