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La difesa dell'Isola della Maddalena

La difesa dell'isola di La Maddalena
1793

Era una mattina fredda quella del 22 febbraio 1793: il vento di ponente soffiava moderatamente, descrivono le cronache del tempo, quando una flottiglia francese composta da 20 piccole navi cariche di armati, precedute dalla corvetta Fauvette battente l'insegna del generale Colonna Cesari, lasciava il porto di Bonifacio in Corsica a dirigeva sull'Isola di La Maddalena. La nuova Repubblica francese aveva deciso di occupare le isole maddalenine e a tal scopo aveva ordinato una spedizione navale composta da un Corpo da sbarco di 600 uomini del 2° Battaglione dei Volontari corsi, al comando dei luogotenenti colonnelli Quenza a Bonaparte, rinforzati da una compagnia del 52° Reggimento francese agli ordini del capitano Richard Raunies.

L'isola era difesa dal distaccamento svizzero "di Courten" al comando del tenente Bermen, da una banda di miliziani accorsi dalla vicina Gallura e da tutti gli isolani idonei alle armi: una forza complessiva di circa 500 uomini. Difendevano, inoltre, l'isola:
la batteria di Sant'Andrea, posta a monte dell'abitato di La Maddalena;
la batteria "Balbiano", situata in prossimita di Punta Tegge e posta al comando del Maggiore di Fanteria Riccio.

Nel porto stazionava una piccola squadra navale, composta da due mezze galere: Beata Margherita e Santa Barbara; dalle galeotte Serpente, Sultana e Sibilla; dalla gondola Aquila a da altri legni minori, al comando di Felice De Costantin, ufficiale della Reale Marina sarda.

All'apparire della squadra francese, i difensori maddalenini non furono presi alla sprovvista in quanto sin dai giorni 20 a 21 febbraio i movimenti della squadra d'invasione erano stati continuamente seguiti e segnalati dalle vedette poste sul forte "La Guardia", che domina tutto l'estuario, e preceduti dalle galeotte inviate in crociera ricognitiva.

Non appena la corvetta Fauvette si avvicinò all'Isola di Santo Stefano, fu subito inquadrata dai cannoni dei forti "Balbiano" e "Sant'Andrea" ma il convoglio, proseguendo oltre, si ancorò nella cala Villamarina da dove diede inizio al riuscito sbarco nell'isola, riuscendo ad impossessarsi della Torre, facendo 25 prigionieri a catturando i tre cannoni costituenti l'armamento della difesa. Dopo questa riuscitissima impresa le truppe francesi installarono, in eccellente posizione, una batteria di cannoni che iniziò subito a battere i forti di La Maddalena, provocando ingentissimi danni alle difese.

Allora il nostromo Domenico Leoni, detto Millelire, che durante la notte aveva armato una batteria di tre cannoni a Palau, armò una scialuppa con un cannone e seguito da pochissimi ardimentosi isolani, assaltò il forte di Villamarina ed il naviglio francese all'ancora.

Per due giorni a due notti il Millelire condusse l'azione di bombardamento al naviglio ed al forte, contrastato dai cannoni del forte e da quelli delle navi: ma la tenacia a l'ardimento del nocchiero, coadiuvato nell'azione da altre lance accorse in aiuto, fu decisiva ed inflisse ai francesi una dura sconfitta, obbligandoli ad abbandonare l'Isola di Santo Stefano: i volontari corsi fuggirono disordinatamente verso la spiaggia e le navi presero il mare, lasciando sul terreno morti e feriti, prigionieri, armi a cannoni, munizioni abbondanti e lo stesso mortaio impiegato e diretto personalmente da Napoleone Bonaparte.

Il Millelire, allora, con la sua scialuppa armata si dette ad inseguire i legni francesi, seguitando a bombardarli finche la nebbia calò sul mare e nascose le navi francesi al suo preciso tiro.