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La crisi degli Anni '70

L'incrociatore Vittorio Veneto affiancato dal caccia Impetuoso e dalla fregata Bergamini Il periodo a cavallo del 1970 fu forse il più difficile per la Marina: la progressiva radiazione del naviglio più anziano non era compensata dall'entrata in servizio di nuove piattaforme, mentre si manifestavano profondi disagi di carattere morale, alimentati dal marcato disinteresse per le problematiche militari da parte di un‘opinione pubblica fortemente condizionata dagli avvenimenti che all'epoca caratterizzavano la vita del Paese. L'espressione più sincera e tangibile del disagio che pervadeva la Marina Militare si ebbe con la denuncia fatta dall'allora Comandante in Capo della Squadra Navale, ammiraglio Gino Birindelli, che nel febbraio 1970, in una conferenza stampa sul Garibaldi, denunciò lo stato di profondo malessere morale e materiale in cui si trovava il personale della Marina tutta. Le dichiarazioni di Birindelli provocarono reazioni a tutti i livelli, ma le ansie della Marina furono correttamente intense.

Il sommergibile Romeo Romei ex USS Hrder ceduto alla MM nel 1974 Ci furono prese di posizione autonome da parte di numerosi ufficiali e l'iniziativa più significativa si manifestò con la famosa "lettera" che ben 800 ufficiali in servizio indirizzarono al Capo di Stato Maggiore della Marina Militare esprimendo apertamente le proprie opinioni sullo stato della Forza Armata e proponendo una serie di iniziative volte ad accelerare un processo di risanamento non più rinviabile al fine di migliorare l'efficienza della Marina. Il documento non poteva però sortire da solo l'effetto voluto, in quanto le misure ritenute prioritarie (potenziamento delle capacità operative del naviglio, pubblicazione di un documento programmatico sulle prospettive di sviluppo, miglioramento dello status economico del personale) mal si conciliavano con gli stanziamenti assegnati alla Marina che, ancora una volta, denunciavano la mancata percezione delle realtà politico-strategiche nell'area mediterranea di quegli anni; l'unica iniziativa fattibile, in mancanza di interventi finanziari concreti, era il ritiro dal servizio del naviglio più anziano. Il

La motosilurante MS 481 di costruzione bellica e rimodernata nel 1961/62 Riconoscimento dell'importanza del ruolo che la MM aveva nel contesto del Mediterraneo si ebbe con la nomina, nel 1972, dell'ammiraglio Eugenio Henke alla carica di Capo di Stato Maggiore della Difesa, in precedenza sempre assegnata a un generale dell'Esercito. Ancora più importante era però evitare che la Marina subisse un vuoto tecnologico simile a quello provocato dal Trattato di Pace: avendo esaurito la realizzazione del naviglio pianificato nel Programma 1958, e tenendo conto dell'inevitabile decadimento delle unità più anziane, la Forza Armata rischiava ancora una volta di ritrovarsi priva delle risorse minime necessarie per assolvere i compiti d'istituto.

La realizzazione più significativa di quel periodo fu l'incrociatore lanciamissili portaelicotteri Vittorio Veneto, unità che richiese uno sforzo tecnico-economico non indifferente: l'impostazione avvenne infatti nel 1965, mentre la consegna ufficiale si ebbe solo nel luglio 1969; il progetto iniziale subì continue e profonde modifiche, fino a trasformare del tutto l'aspetto della nuova ammiraglia della Squadra Navale. Il Vittorio Veneto rappresentava la ricerca di una soluzione di compromesso, essendo dotato di una componente missilistica polivalente (ASROC e Terrier), di una rilevante componente elicotteristica, di moderne apparecchiature elettroniche e di un elevato grado di automazione. Ma già all'epoca venivano espresse perplessità sulle capacità dell'incrociatore nei riguardi della lotta antinave, intesa in termini sia di offesa che di difesa, e sulla necessità di dover provvedere un'adeguata scorta per una piattaforma di tale valore. L'elemento più rappresentativo era comunque costituito dalle sistemazioni elicotteristiche, con il ponte di volo e la sottostante aviorimessa giudicati già all'epoca idonei a supportare una componente ad ala fissa a decollo verticale.

Il sommergibile Giuliano Prini, della classe Sauro 3^ serie Non potendo ricorrere all'imbarco di velivoli STO/VI, (Short Take OfflVertical Landing) per ampliare il raggio d'azione del "sistema nave" e dovendo rinunciare alla costruzione di un secondo incrociatore, ci si indirizzò verso una serie di modifiche (effettuate solo nei primi anni '80) che comportarono l'imbarco di una batteria di missili superficie-superficie Teseo e di tre impianti binati Breda da 40 mm, incrementando così le potenzialità globali per la lotta antinave e l'autodifesa. Una delle proposte formulate all'epoca riguardava appunto una replica del Vittorio Veneto: nelle intenzioni dello Stato Maggiore questa unità avrebbe dovuto essere di dimensioni superiori allo stesso Veneto e possedere una polivalenza più spinta, legata alla possibilità di imbarcare velivoli STO/VI- e mezzi anfibi, secondo la formula di "unità d'assalto polivalente" auspicata da alcuni autorevoli commentatori navali di quel periodo; la mancanza di fondi costrinse tuttavia ad abbandonare il progetto.

Fra le nuove costruzioni, molto interessante si dimostrò il progetto delle due fregate classe Alpino, da considerarsi fra le migliori realizzazioni del mondo nella categoria del naviglio di scorta con capacità elicotteristiche. Sviluppate dal progetto Bergamini, le due nuove fregate - battezzate Alpino e Carabiniere - si dimostrarono piattaforme polivalenti di buone qualità generali, tanto da rimanere in servizio fino ai giorni nostri dopo aver subito un certo numero di interventi migliorativi. Nel settore del naviglio minore, da ricordare le quattro corvette classe De Cristofaro, unità destinate a compiti di scorta ASW costiera e realizzate nella prima metà degli anni '60. L'entrata in servizio della classe Alpino fu seguita dall'impostazione dei due caccia lanciamissili tipo Audace, logico sviluppo dei concetti già adottati per le precedenti unità classe Impavido. Le due navi, consegnate nel 1972, furono le prime ad imbarcare il nuovo cannone da 76/62 mm OTO Melara "Compatto".

L'unico punto debole di questo naviglio è rappresentato da un apparato propulsivo strutturato su caldaie e turbine a vapore quando, seguendo le tendenze già consolidate nel settore, si sarebbe potuto far ricorso ad altre soluzioni. Un parziale incremento della linea operativa si ebbe grazie ad una serie di cessioni/acquisti di provenienza statunitense, scaglionati nel periodo 1969/1974 e comprendenti quattro sommergibili, due navi da sbarco e tre cacciatorpediniere. 1 quattro battelli (Longobardo, Gazzana Priaroggia, Romei e Piomarta) furono rispettivamente le prime unità del tipo GUPPY 111 (per la classe Tench) e di costruzione postbellica (per la classe Tang) cedute dall'US Navy. Le loro caratteristiche generali ne facevano delle piattaforme ancora efficaci; le dimensioni ne rendevano tuttavia problematico l'impiego in un teatro geograficamente "difficile" come il Mediterraneo e di conseguenza, analogamente a quanto era stato fatto coi precedenti battelli ex-USA, essi vennero utilizzati prevalentemente per l'addestramento della componente subacquea nazionale e delle navi di superficie specializzate nella lotta AS.

La cessione (1972) delle due navi da sbarco tipo LST De Soto County e York County, ribattezzate rispettivamente Grado e Caorle, costituì senza dubbio un fatto positivo, considerata la situazione del naviglio anfibio allora in servizio. La mancanza di un bacino allagabile e di adeguate sistemazioni elicotteristiche ne limitava tuttavia l'operatività in avverse condizioni meteo e non permetteva di disporre di una componente aeroportata per l'elisbarco e per l'appoggio tattico delle truppe anfibie. Risale invece al 1969 l'arrivo dei tre cacciatorpediniere Lanciere, Fante e Geniere, unità risalenti al periodo bellico ed acquistate dalla Marina per compensare il vuoto creatosi dopo la radiazione dell'Artigliere e la trasformazione dell'Aviere in piattaforma speri mentale. I programmi di ammodernamento FRAM (Fleet Rehabilitation And Modernization) cui le tre navi erano state sottoposte negli USA prima della cessione permisero di esaltarne le capacità operative (specialmente nella componente antisommergibili) a complemento di buone qualità generali. La Marina Militare non poteva rinunziare ad un minimo di attività dì ricerca e sviluppo: a tale scopo venne destinato il cacciatorpediniere Aviere, rilevato successivamente in questo compito (1975) dal Quarto, un'ex-nave da sbarco (costruita dalla MM nel 1968) che a causa di notevoli inconvenienti tecnico-progettuali non poté essere impiegata in attività anfibie né riprodotta in ulteriori esemplari, come originariamente previsto.

Sull'Aviere venne dapprima imbarcato, a prora, il nuovo cannone da 127/54 mm OTO Melara destinato alle future costruzioni, sostituito successivamente da un modello di lanciabas antisom automatico a canna singola; a poppa venne invece montata una particolare versione del 76/62 mm "Compatto" dotata di un sistema per la direzione locale del tiro, poi non adottato nella configurazione definitiva del pezzo. Fra i due fumaioli venne sistemato il lanciatore ad otto celle per il nuovo sistema missilistico superficie-aria a corto raggio Sca Sparrow con le relative apparecchiature di guida, accorpate in seguito in un più ampio sistema integrato che avrebbe permesso anche l'asservimento dei pezzi d'artiglieria

Le unità della Marina Militare a metà degli anni '70

Incrociatori lanciamissili

Vittorio Veneto, Andrea Doria, Caio Duilio e Giuseppe Garibaldi

Cacciatorpediniere

Impavido e Intrepido (lanciamissili), Indomito e Impetuoso; San Giorgio (impiegato come nave scuola) e San Marco; Aviere e Artigliere.

Sommergibili

Toti, Bagnolini, Mocenigo, Dandolo, Torricelli, Cappellini e Morosini, Calvi, Da vinci e Tazzoli.

Fregate

Alpino e Carabiniere, Centauro, Cigno, Canopo e Castore, Bergamini, Rizzo, Fasan, Margottini, Aldebaran, Andromeda, Altair.

Corvette

De Cristofaro, Grosso, Todaro, Visintini, Aquila, Airone, Alcione e Albatros, Vedetta; 16 unità classe Gabbiano/Ape.

Motocannoniere e motosiluranti

Freccia, Saetta, Lampo, Baleno, Folgore; tre unità ex USA tipo Higgins '78.

Naviglio contromisure mine

4 dragamine oceanici classe Storione; 17 dragamine costieri classe Abete e 19 classe Agave; 20 dragamine litoranei classe Aragosta; dragamine Mandorlo.

Naviglio per operazioni anfibie

6 cannoniere d'appoggio classe Cani; navi da sbarco Etna e Anteo.

Naviglio Logistico

Navi trasporto/appoggio Stromboli e Vesuvio,nave appoggio incursori Cavezzale, 6 unità cisterna, 2 navi posareti, 4 navi scuola a vela, nave salvataggio Proteo, oltre 150 unità costiere d'uso locale

Nota

Il quadro del naviglio in servizio comprendeva inoltre 12 MTC, 7 MOC, 20 unità cisterna minori, 9 rimorchiatori d'altura, una ventina di rimorchiatori costieri e diverse unità d'uso locale.