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Le unità in servizio alla fine degli Anni '40

lancio di simulacro inerte di missile Polaris da uno dei pozzi del Garibaldi durante i lavori di trasformazioneIn seguito all'applicazione delle clausole del Protocollo Navale annesso al Trattato di Pace, le forze della Marina Militare a metà del '47 erano quelle elencate nella tabella sotto riportata.

Le due corazzate furono impiegate prevalentemente a fini addestrativi e radiate nel 1956, dopo l'incrociatore Luigi Cadorna posto in disarmo nel 1951. Il gruppo di naviglio più moderno era costituito dalle corvette e dalle torpediniere; l'attività delle prime (classe Gabbiano) venne rivolta al dragaggio d'altura lungo l'esteso sviluppo costiero nazionale, che si concluse nel 1950 e che costituì un notevole onere per la Marina, anche se a tutto vantaggio della ripresa economica e sociale del Paese.

Delle 14 torpediniere una metà, appartenenti alla classe Spica, erano state realizzate nell'ambito di un programma prebellico (1934-38) comprendente un totale di 32 esemplari, leggermente differenti fra loro in quanto provenienti da 5 cantieri diversi. Concepite per l'interdizione in determinate aree marittime, le loro armi principali erano rappresentate dal siluro e dall'elevata velocità. Lo scafo (poco più di 1000 tonnellate di dislocamento a pieno carico) era ben avviato e non presentava grosse sovrastrutture (due tughe di ridotte dimensioni, fra cui erano sistemati i 4 tubi lanciasiluri da 450 mm); l'apparato motore era formato da due caldaie Yarrow che azionavano altrettanti gruppi turboriduttori Tosi per 19000 hp totali e 34 nodi di velocità, mentre l'armamento era completato da tre pezzi da 100/47 mm e da un numero variabile di mitragliere da 20 mm, associate (ma non su tutte le unità) ad apparecchiature di scoperta e condotta del tiro di tipo antiquato.

Alabarda, ex-dragamine inglese; Gracale, cacciatorpediniere trasformato in nave comando e riclassificato fregata veloce nel 1957Le 20 corvette classe Gabbiano erano frutto di un progetto del 1941, nato per sopperire alla mancanza di unità adatte alla scorta antiaerea e antisom dei convogli; erano caratterizzate da uno scafo con un lungo castello e un buon cavallino prodiero, che assicurava una ottima tenuta al mare nonostante le ridotte dimensioni (il dislocamento a pieno carico era di circa 740 tonnellate). Benché realizzato con acciaio di qualità scadente, questo naviglio figura tra le migliori realizzazioni italiane del periodo bellico ed ha prestato servizio per lunghi anni anche dopo la fine delle ostilità, in compiti operativi e soprattutto per il dragaggio e l'addestramento. Nel 1947 l'armamento antisom concentrato nella zona poppiera venne sostituito con apparecchiature per il dragaggio (il cannone prodiero da 100/47 mm ed i pezzi minori da 20/56 mm furono invece mantenuti), e vennero imbarcate alcune apparecchiature elettroniche relativamente moderne.

motosilurante 432, tipo Vosper 72', parte di un gruppo di 13 unità cedute dalla Gran Bretagna nel 1948Le corazzate Doria e Duilio, risalenti al periodo della prima guerra mondiale, erano state trasformate e ammodernate a metà degli anni '30 sulla scorta delle esperienze progettuali della classe Vittorio Veneto, con un deciso potenziamento delle artiglierie principali (da 320/44 mm) e secondarie (da 135/45 mm e da 90/50 mm) e il rafforzamento della protezione subacquea, modificata con l'adozione dei famosi cilindri assorbitori "Pugliese". Dopo il conflitto, sul Duilio vennero montati due radar di provenienza americana ed eseguiti alcuni limitati interventi migliorativi che consentirono alla corazzata di espletare, fino agli anni '50 e assieme al Doria, un'attività prevalentemente addestrativa.
Gli incrociatori Giuseppe Garibaldi e Duca degli Abruzzi, evoluzione finale della classe "Condottieri" (l'innovazione principale era rappresentata dai nuovi cannoni da 152/55 mm Mod. Ansaldo 1934), furono unanimemente riconosciuti come le migliori unità italiane di questa categoria. A metà del 1947 il Duca degli Abruzzi iniziò un turno lavori, conclusosi poco meno di due anni dopo, che vide fra l'altro l'imbarco di un radar di scoperta aerea tipo SK 42 (di provenienza britannica) e l'introduzione di alcune modifiche minori all'armamento. A queste due unità si aggiungeva il Montecuccoli, anch'esso evoluzione della classe "Condottieri", che con 120 missioni era stato protagonista della più intensa attività bellica per le navi italiane della sua categoria. Con un dislocamento di poco superiore alle 7.000 tonnellate e una velocità massima di ben 38 nodi, il Montecuccoli era stato completato nel 1936 e dal 1949 sino alla radiazione, intervenuta nel 1964, fu impiegato nell'attività addestrativa a favore degli Allievi dell'Accademia Navale.

Il quadro del naviglio maggiore era completato dai caccia Carabiniere e Granatiere (appartenenti alla classe "Soldati") e dal Grecale. Progettati come ultima evoluzione di un tipo di caccia idoneo ad operare congiuntamente alle corazzate e agli incrociatori, i "Soldati" facevano parte di un programma avviato nel 1937 e che avrebbe dovuto proseguire dopo la scoppio del conflitto con un'altra serie, peraltro mai completata. Caratterizzato da uno scafo estremamente affinato per permettere lo sviluppo di elevate velocità, questo naviglio era dotato di prora tipo "schooner". L'armamento postbellico presentava rispetto alla configurazione originaria alcune modifiche, frutto dell'esperienza accumulata durante il conflitto: Carabiniere, e Granatiere erano infatti equipaggiati con due complessi binati da 120/50 mm, due pezzi singoli da 37/54 mm, un numero variabile di mitragliere da 20/56 mm e due complessi lanciasiluri tripli da 533 mm sistemati per chiglia. Anche queste unità vennero attrezzate col radar LWS ed impiegate in vari compiti addestrativi e di squadra.Il Grecale, appartenente alla classe Maestrale di progetto prebellico, fu nel dopoguerra la prima unità ad essere ammodernata presso l'Arsenale di La Spezia. Nel corso dei lavori, conclusi alla fine del 1948, vennero imbarcati impianti da 120/50 mm di nuovo tipo, sei affusti antiaerei singoli da 37/54 nun e un radar LWS, installato su un albero a traliccio di nuova realizzazione.

Questa era, per sommi capi, la situazione delle forze navali italiane nell'ultimo scorcio degli anni '40. 1 limitati fondi a disposizione vennero destinati in via prioritaria a ripristinare l'efficienza delle infrastrutture arsenalizie devastate dai bombardamenti, devolvendo una minima aliquota del bilancio agli interventi migliorativi sul naviglio. Alcune unità, scampate in qualche modo alle clausole del Trattato di Pace e risultate recuperabili malgrado fossero state sabotate dai tedeschi nel 1945, furono momentaneamente accantonate in attesa delle maggiori disponibilità finanziarie necessarie al loro ammodernamento.In questo contesto merita attenzione la vicenda dei due sommergibili Vortice e Giada, destinati dal Trattato alla demolizione. Rimasti a Taranto e radiati ufficialmente il l' febbraio 1948, i due battelli vennero riclassificati pontoni veloci per la ricarica delle batterie, con le designazioni V. 1 e V.2. Nel clima d'incertezza internazionale di quel periodo si decise di ricostituire in seno alla Marina Militare la specialità sommergibilistica, e poiché oltre all'addestramento teorico occorreva effettuare delle esercitazioni pratiche venne stabilito d'impiegare a questo scopo, in condizioni di massima segretezza, i due battelli superstiti. Grazie alla presenza di un apparato propulsivo in discrete condizioni, le unità uscivano in mare durante le ore notturne con una sorta di camuffamento (sovrastrutture posticce, che venivano furtivamente sbarcate al Pontile Chiapparo dopo l'uscita dal canale navigabile di Taranto), effettuando immersioni, emersioni e brevi crociere che consentirono di formare le nuove leve di sommergibilisti, oltre che di allenare le unità di scorta alle operazioni di ricerca e caccia antisom.Da ricordare infine i primi contributi alleati, sotto forma di cessione di diversi esemplari di naviglio minore fra cui i 16 dragamine meccanici tipo "300" (ex-britannici classe "Isles", noti anche come trawlers), 17 dragamine costieri ex-US Navy tipo YMS (da 320 tonnellate di dislocamento, ribattezzati classe "Fiori") e un certo numero di motosiluranti tipo Higgins da 23 metri (caratterizzate da eccellenti qualità generali ed armate con due tubi lanciasiluri da 450 mm). Il quadro del naviglio sottile era completato dalle 13 unità ex-britanniche tipo Vosper 72', entrate in servizio a partire dal 1948 e classificate GIS (Galleggianti Inseguimento Siluri).

Furono proprio queste navi le protagoniste nella prima crisi che vide l'impegno della Marina, a causa del confronto fra unità navali britanniche e reparti della difesa costiera albanese; l'Adriatico divenne così il fronte a mare che necessitava di più urgenti provvedimenti, che si concretizzarono nel rischieramento della flotta a Taranto e   a Brindisi. In un più ampio contesto strategico di impiego del dispositivo militare nazionale in quel delicato scacchiere marittimo, la Marina elaborò una serie di piani mirati alla difesa del territorio nazionale e delle linee di comunicazione fra l'Adriatico e il Mediterraneo; le più concrete consistettero in crociere di vigilanza svolte dal naviglio sottile nel Golfo di Venezia e in un'attiva presenza nel Canale d'Otranto.

 

Le unità della Marina Militare dopo il Trattato di Pace:

Corazzate Andrea Doria (1956), Caio Duilio (1952)

Incrociatori Giuseppe Garibaldi (1971), Luigi di Savoia Duca degli Abruzzi (1961), Raimondo Montecuccoli (1964), Luigi Cadorna (1951)

Cacciatorpediniere Carabiniere (1959), Granatiere (1965), Grecale (1964), Nicolosi da Recco (1948)

Avvisi scorta Orsa (1964), Orione (1965)

Torpediniere Mozambano (1948), Ernesto Giovannini (1950), Giacinto Carini (1958), Nicola Fabrizi (1958), Antonio Mosto (1958), Rosolino Pilo (1954), Giuseppe Cesare Abba (1958), Aretusa (1958), Calliope (1958), Cassiopea (1959), Clio (1959), Sirio (1959), Libra (1964), Sagittario (1964)

Corvette Gabbiano (1971), Ape (1979), Chimera (1977), Baionetta (1971), Cormorano (1971), Danaide (1968), Driade (1966), Fenice (1965), Flora (1970), Folaga (1965), Gru (1971), Ibis (1971), Minerva (1969), Pellicano (1969), Pomona (1965), Scimitarra (1971), Sfinge (1977), Sibilla (1973), Urania (1974), Bombarda (1974)

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Note Fra parentesi è indicato l'anno di radiazione o disarmo. Il quadro del naviglio minore combattente era completato da 8 vedette antisom, 17 dragamine e da un centinaio di unità ausiliarie e minori fra le quali vanno citate, oltre all'Amerigo Vespucci e al Giuseppe Miraglia, 5 navi da trasporto e 14 navi cisterna nafta e/o acqua, la nave officina Stromboli, altre unità di supporto d'altura ed una cinquantina di unità d'uso locale.