La Seconda Guerra Mondiale

La nb. Littorio (amm. Angelo Iachino), ripresa dalla Vittorio Veneto Dopo una neutralità di nove mesi, l'Italia entra in guerra il 10 giugno 1940, contro la Francia e la Gran Bretagna. La rapida uscita dal conflitto della Francia, trasforma lo scontro in una contrapposta difesa del traffico nelle direttrici Nord-Sud (per l'Italia) e Est-Ovest per la Gran Bretagna, forte delle basi di Alessandria d'Egitto e Malta (Mediterranean Fleet) e Gibilterra (Force H).
La flotta italiana dispone di due corazzate rimodernate (Conte di Cavour e Giulio Cesare) - al momento dell'entrata in guerra, le corazzate Littorio, Vittorio Veneto, Caio Duilio e Andrea Doria sono ancora in fase di addestramento - 7 incrociatori pesanti, 12 incrociatori leggeri, un centinaio tra cacciatorpediniere e torpediniere e più di 100 sommergibili.

Le due navi da battaglia protagoniste dello scontro di Punta Stilo. La "Giulio Cesare" e la "Cavour"Gli scontri navali di Punta Stilo e Capo Spada, si risolvono con lievi perdite per le navi italiane e sconfitte tattiche non influenti. L'attacco italiano alla Grecia (28 ottobre 1940), in quella che é nota come "guerra parallela" (fra Germania e Italia) aggiunge un nuovo impegno alla Marina che deve assicurare i rifornimenti al Fronte greco-albanese.

Nella notte del 12 ottobre 1940 gli incrociatori Ajax, Orion , York e Sidney affondano le torpediniere italiane Airone, Ariel e Artigliere. Al termine di questo scontro i britannici soccorrono i naufraghi italiani nonostante l'avvicinarsi del resto della flotta italiana.

Per questo comportamento l'ammiraglio inglese Cunningham fu ripreso dal suo governo, dal momento che, proprio in quei giorni, Londra veniva bombardata dalla Luftwaffe tedesca. Cunningham, tuttavia, rispose che gli equipaggi italiani si erano battuti valorosamente nonostante la disparità di forze e, per questo, meritavano assistenza.

L'Ammiraglio di Squadra Inigo Campioni, comandante della squadra da battaglia nello scontro di Punta StiloLa notte dell'11 novembre 1940, 6 corazzate italiane si trovano nella rada di Taranto e gli inglesi conducono un'incursione con due attacchi degli aerosiluranti Swordfish decollati dalla portaerei Illustrious.

Le corazzate Conte di Cavour, Caio Duilio e Littorio vengono colpite dai siluri e solo due dei venti Swordfish sono abbattuti. Il Cavour non rientra più in linea. Littorio e Duilio sono riparati dopo qualche mese di lavori.

Il 27 novembre, a Capo Teulada, le navi italiane colpiscono l'incrociatore Berwick e gli inglesi danneggiano il cacciatorpediniere Lanciere.

Gli incrociatori della 15ª Divisione della Mediterranean Fleet, che scortavano il convoglio di levanteL'assenza di traffico mercantile nel Mediterraneo, consiglia Supermarina a inviare alcuni sommergibili italiani in Atlantico per partecipare alla battaglia dei convogli. I sommergibili italiani sonno basati a Bordeaux, nella Base denominata Betasom. Pur con le difficoltà tecniche derivanti dalle loro caratteristiche strutturali, i sommergibili italiani prendono parte attiva alla lotta al traffico mercantile britannico e, quindi, anche americano dopo l'entrata in guerra degli USA.

Intanto, riprendendo la tradizione nata nella Grande guerra, i nuovi mezzi d'assalto della Marina, siluri a lenta corca (o maiali), motoscafi veloci, nuotatori, inquadrati nella X Flottiglia MAS, conducono le loro azioni contro le principali basi britanniche, particolarmente Gibilterra e Alessandria d'Egitto.

L'Ammiraglio di Squadra Andrew Cunningham, comandante della flotta di Alessandria ed infine della Mediterranean FleetLa notte del 25 marzo 1941, i due caccia Crispi e Sella si avvicinano alla baia di Suda e mettono in acqua 6 barchini esplosivi guidati dal tenente di vascello Luigi Faggioni che riescono a colpire l'incrociatore York e danneggiano una petroliera.

Il 28 marzo 1941, una squadra italiana agli ordini dell'ammiraglio Angelo Iachino, costituita dal Veneto, 8 incrociatori e 13 caccia dirige per Creta per bloccare il traffico mercantile inglese tra l'Egitto e la Grecia. Gli italiani ingaggiano un estenuante inseguimento di 4 incrociatori leggeri e 8 caccia britannici, che tuttavia sono solo l'avanguardia della Mediterranean fleet, costituita dalle corazzate Warspite, Valiant, e Barham, dalla portaerei Formidable, e da 9 caccia.

Dopo un attacco di aerei della Formidable e provenienti da basi a terra, l'ammiraglio Iachino decide di ripiegare anche per il mancato e inutilmente atteso intervento dei velivoli della Luftwaffe. Al tramonto, nei pressi di Capo Matapan, si sviluppa un nuovo attacco, contrastato anche dalle emissione di cortine fumogene, l'incrociatore pesante Pola, colpito da un siluro, si ferma. Iachino, ritenendo le navi britanniche ancora lontane, ordina agli incrociatori pesanti Zara e Fiume e a 4 cacciatorpediniere di prestare soccorso al Pola. Nella notte le navi britanniche scoprono, a breve distanza, le navi italiane aprono il fuoco a brucia pelo e affondano gli incrociatori Fiume, Zara e i due cacciatorpediniere Alfieri e Carducci. Successivamente anche il Pola é affondato Nel frattempo, il sommergibile italiano Ambra affonda l'incrociatore Bonaventure.

Un sommozzatore in completo equipaggiamento subacqueoDopo la battaglia di Capo Matapan, la Royal Navy si dispose al soccorso dei sopravvissuti italiani ma deve ritirarsi perché solo in quel momento arrivano gli aerei tedeschi. Gli inglesi comunicano comunque la posizione dei naufraghi a Supermarina che invia le navi ospedale italiane. Nell'agosto 1952, su una spiaggia nei pressi di Cagliari, é trovata una bottiglia con dentro questo messaggio: "Regia Nave Fiume - Vi prego, Signore, di informare la mia cara madre che io muoio per la Patria. Marinaio Chirico Francesco da Futani, Salerno. Grazie Signore - Italia!" La madre venne informata e suo figlio ricevette la Medaglia di Bronzo al Valor Militare alla memoria.

Il 14 aprile, mentre scortano un convoglio per l'Africa, i cacciatorpediniere italiani Tarigo, Lampo e Baleno vengono attaccati da 4 cacciatorpediniere britannici.

L'incrociatore "Pola" Il comandante del Tarigo, capitano di fregata Pietro de Cristofaro, ha una gamba dilaniata da un'esplosione ma continua a comandare i suoi uomini sotto il fuoco avversario. Il Tarigo fu quasi distrutto ed era prossimo all'affondamento quando il tenente di vascello Besagno e il sottocapo Marchetti riescono a lanciare 3 siluri che affondano il cacciatorpediniere Mohawk.

Nel luglio 1941, la Xa Flottiglia Mas tenta di violare il porto di Malta con un'azione combinata di maiali e motoscafi. La presenza del radar fa fallire l'attacco nel quale perdono la vita l'ideatore del siluro a lenta corsa, maggiore del Genio Navale Teseo Tesei, e molti altri operatori e lo stesso comandante della X MAS, Capitano di fregata Moccagatta.
Due dei letali sommergibili della classe "U", a cui apparteneva l'Urge, ripresi nella loro base di Malta, a Marsa MuscettoIl 19 settembre, la X Flottiglia Mas con i Maiali attacca il porto di Gibilterra e i Tenenti di Vascello Catalano, Vesco e Visintini affondano 4 mercantili inglesi.

La notte del 1 dicembre 1941, la Forza H inglese attacca un convoglio scortato dal cacciatorpediniere Da Mosto che viene affondato dopo una strenua lotta nel tentativo di salvare i mercantili dalle navi e dagli aerei inglesi.

A metà dicembre del 1941 ha luogo la prima battaglia della Sirte: un convoglio inviato per rifornire le truppe che combattono in Africa. Una squadra composta dal Duilio, 3 incrociatori e 4 cacciatorpediniere viene predisposta come scorta, con l'appoggio del Littorio, Doria, Cesare, 2 incrociatori pesanti e 10 caccia. Questa imponente forza navale viene a contatto con una squadra inglese che, in quel frangente, scorta un convoglio diretto a Malta.

La nave da battaglia "Duilio" da 28.700 Tonn. L'ammiraglio Iachino, comandante delle unità italiane, decide di cambiare rotta per tutelare meglio il convoglio e evitare un confronto notturno con l'avversario munito di radar. Alcune ore dopo però attacca i britannici sorprendendoli e giunge illeso a destinazione con le sue unità.

La notte tra il 18 e il 19 dicembre 1941 il porto di Alessandria viene assaltato da tre siluri a lenta corsa, messi a mare in prossimità della base, dal sommergibile Sciré. Le coppie di operatori formate da Durand De La Penne - Bianchi, Martellotta - Marino, Marceglia - Schergat attaccano le corazzate Valiant e Queen Elizabeth, rese inutilizzabili per vari mesi, mentre viene affondata una petroliera. Winston Churchill "così commentò l'episodio: "Uno straordinario esempio di coraggio e genialità".

La stessa Littorio reagisce all'attacco di aerosiluranti britannici Beaufort, che tentavano di arrestare la marcia della flottaIl 19 dicembre l'incrociatore Neptune e il cacciatorpediniere Kandahar affondano su un campo minato italiano; gli incrociatori Aurora e Penelope sono danneggiati.

All'inizio del 1942 la Regia Marina invia Littorio, 2 incrociatori pesanti, uno leggero e 8 caccia con lo scopo di intercettare un grande convoglio inglese e d'indebolire Malta in vista di una sua invasione. L'ammiraglio Iachino si mantiene con la sua squadra tra il convoglio e Malta aspettando il momento utile per attaccare, ma giunte la notte che salvò gli inglesi. Per il maltempo, il convoglio britannico viene rallentato e attaccato, la mattina successiva, dagli aerei tedeschi, e ben pochi rifornimenti raggiunsero Malta. E' questa la seconda battaglia della Sirte.

Il Cap. di Corv. Wanklyn, secondo da sinistra, con i suoi ufficiali. Sullo sfondo L'UpholderIl 14 aprile, la torpediniera Pegaso riusce ad affondare il famoso sommergibile Upholder, comandato da uno dei migliori sommergibilisti britannici, il comandante David Wanklyn. A metà giugno si verificano una serie di scontri navali che coinvolgono i convogli della Royal Navy e della Regia Marina con alterne vicende.

Tra questi, un convoglio inglese composto da 6 mercantili con una scorta ravvicinata di una corazzata, due portaerei e 8 caccia, prende il largo da Gibilterra per raggiungere Malta. Gli italiani rispondono, schierando le navi maggiori vicino a Pantelleria, e inviando le unità leggere, supportate da forze aeree e incrociatori, contro il convoglio. Solamente 2 mercantili inglesi sopravvivono all'attacco e riescono a portare i loro materiali a Malta.

Forze navali italiane (MAS, mini sommergibili CB e uomini e mezzi della X Flottiglia MAS) operano in Mar Nero, a fianco dei tedeschi, conseguendo qualche risultato positivo contro le navi militari e mercantili sovietiche.

I M.A.S. della 12ª Squadriglia, partiti il 25 Maggio dalla Spezia diretti al Ladoga, mentre transitano al passo della CisaIl 14 luglio, la Xa Flottiglia Mas assalta nuovamente la rada di Gibilterra affondando 4 mercantili. Il 4 agosto, il sommergibile Scirè é affondato mentre tenta di portare assaltatori contro il porto di Haifa. Il 12 agosto, i britannici perdono l'incrociatore Cairo (affondato dal sommergibile italiano Axum) e l'incrociatore Manchester (affondato da una motosilurante). In quei giorni, durante una lunga caccia, la torpediniera italiana Circe affonda il sommergibile britannico P38, uno dei più temuti battelli britannici nel Mediterraneo. Lo stesso Circe, però, assieme al Lupo vengono affondati dalla Royal Navy poco tempo dopo. Il 4 dicembre bombardieri Liberators americani affondano l'incrociatore Attendolo. Il 12 dicembre la Xa Flottiglia Mas entra nel porto di Algeri con i Maiali e gli Uomini-Gamma affondando 4 mercantili.

Nel frattempo la campagna in Africa Settentrionale giunge al suo apice (tre battaglie di el Alamein e operazione Torch). Nel novembre '42, lo sbarco anglo-americano in Africa occidentale e l'attacco finale della 8a Armata a el Alamein costringono le forze dell'Asse a retrocedere e si concluse in Tunisia nel maggio 1943.

I M.A.S. del Mar NeroI marinai di tre battaglioni del reggimento Marina San Marco ammainano l'ultima bandiera italiana in Africa. Il 10 luglio 1943, gli alleati invadono la Sicilia che cade ai primi di agosto.

Il 16 aprile 1943 le torpediniere italiane Cigno e Cassiopea ingaggiano battaglia con 2 cacciatorpediniere britannici: l'italiano Cigno e il britannico Packenham affondano.

Durante i drammatici giorni dell'armistizio, la Marina si mantiene unita dando prova di ammirevole disciplina. L'Ammiraglio Carlo Bergamini a bordo dell'ammiraglia Corazzata Roma salpa da la Spezia con le Forze Navali da Battaglia per raggiungere gli alleati con tutte le sue navi obbedendo agli ordini di Supermarina. La flotta è attaccata da aerei tedeschi e due bombe FX-1400 affondano la Roma: in quel momento l'ammiraglio Bergamini trova la morte con gran parte dell'equipaggio.

Immagine della base sommergibili di Malta ripresa durante un'incursione.Viene insignito della Medaglia d'Oro al valore militare. Per tutto il mese di settembre i marinai sulle navi e a terra, si oppongono, come possono, all'attacco dei tedeschi: a Roma, Genova, Livorno, Bastia, La Maddalena, Piombino, Portoferraio, Napoli, Castellammare di Stabia, Bari, Spalato, Teodo, Cefalonia, Corfù, Rodi, Stampalia, Lero, che resisterà per ben cinquantacinque giorni, e Samo. I caduti ammontano a oltre 4.000. La resistenza in Egeo si protrae fin quasi alla fine del novembre 1943.

L'Ammiraglio Bergamini durante una decorazione di marinai Un accordo di cooperazione con gli alleati permette ai marinai italiani di continuare a combattere. Essi meritano il rispetto e l'ammirazione degli ex-nemici e danno un significativo contributo alla liberazione d'Italia operando nel loro elemento e partecipando alle operazioni sul fronte terrestre e alla lotta partigiana.Nuotatori paracadutisti del San Marco sono fra le prime truppe ad entrare a Venezia.

Il Trattato di Pace impone all'Italia severe restrizioni nel costruire o possedere naviglio da guerra (in particolare sommergibili e mezzi d'assalto) e prevede la cessione ai vincitori di una aliquota significativa della Flotta. In tale quadro la nave scuola Cristoforo Colombo, gemella dell'Amerigo Vespucci, deve essere ceduta all'Urss e trasformata in una chiatta porta carbone.

Durante la tragedia della seconda guerra mondiale quasi 36 mila marinai italiani perdono la vita, e circa 8.500 i feriti. Il naviglio perduto ammonta a quasi 700.000 tonnellate, 477.000 le tonnellate di naviglio nemico affondate.

 

La nave scuola Amerigo Vespucci