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Museo Storico Navale di Venezia - Il Museo

L'ambiente espositivo si sviluppa su cinque piani, compreso il piano terra. Il "granaio" è solo l'edificio principale di un più vasto complesso museale che comprende anche l'esterna chiesa di San Biagio e l'attiguo Padiglione delle navi, situato nell'antica Officina dei remi dell' Arsenale.

Nelle due sale che fiancheggiano l'ingresso del Museo si vede, a destra, il monumento funebre a Angelo Emo, ultimo "Capitano da mar" della Marina veneziana. l'ammiraglio, si direbbe oggi, oltre che un ottimo comandante fu anche un ingegnoso inventore di apparecchi bellici (è rimasta famosa la sua batteria galleggiante, di cui è esposto un modello).

La sua impresa più meritoria fu quella di aver liberato i mari dai pirati barbareschi. Il Senato della Repubblica gliene fu riconoscente e commissionò ad Antonio Canova un monumento che gli rendesse onore.

A sinistra è esposto un siluro a lenta corsa della Seconda guerra mondiale, noto più popolarmente come "maiale".

Queste due prime testimonianze storiche rappresentano il tema parallelo sul quale scorre la visita al Museo (sia pure con qualche imprevedibile sorpresa, come vedremo), perché l'una percorre la trama complessa della lunga e gloriosa storia navale di Venezia e l'altra si affaccia sulla storia assai più breve, ma già molto drammatica, della nostra marina militare.

Sempre al piano terreno, oltre a un imponente fanale di poppa di galea veneziana del XVI secolo, detto "fanò", e agli abbastanza consueti pezzi di artiglieria da nave e da fortezza, grande interesse merita per la rarità e l'importanza storica la raccolta di diciotto plastici realizzati tra il XVI e XVII secolo in legno (o legno, cartapesta e gesso, materiali facilmente deperibili e miracolosamente sopravvissuti) di antiche fortezze veneziane dell' Adriatico e dell'Egeo.

Il primo piano è quasi interamente dedicato all'aurea storia marinara della Serenissima Repubblica. Vi si possono ammirare alcuni modelli di grande valore storico: una impressionante ricostruzione di una trireme, tipo di galea da guerra in uso fino a metà del XVI secolo, con i rematori al loro posto di lavoro e di sofferenza; una "galeazza ", galea di grandi dimensioni e di nuova concezione, che fu la protagonista della vittoria sui Turchi a Lepanto (1571), e la regina di tutte le barche di rappresentanza: il Bucintoro, la nave da cerimonia usata dal doge nel giorno dell' Ascensione per lo "sposalizio del mare", "Ti sposiamo", diceva in latino il doge, gettando nelle acque un anello, "in segno di vero e perpetuo dominio".

L'ultimo Bucintoro, il più sfarzoso, come si può constatare dalla ricostruzione fattane dal modello eseguito nel 1824, fu varato nel 1728.
I Francesi, quando lo trovarono in Arsenale, lo distrussero come simbolo di un detestabile potere. Ma era soprattutto un'opera d'arte. Opere d'arte sono anche le fiancate scolpite e dipinte delle galee, non solo veneziane; impreziosiscono l'esposizione gli antichi portolani, le mappe, le stampe e i dipinti che ornano le pareti, e gli antichi strumenti di navigazione.

Le sale del secondo piano sono essenzialmente dedicate alla Marina militare italiana: modelli, dipinti e cimeli ne illustrano il percorso storico. Al terzo piano ci si imbatte nei piaceri dell'inconsueto: è un'area espositiva scoppiettante di sorprese.

Dalla sala delle gondole, tra le quali spicca quella appartenuta a Peggy Guggenheim, miliardaria innamorata di Venezia, a quella delle imbarcazioni caratteristiche della laguna veneta, alla collezione di ex voto marinari dei secoli XVl-XIX, alla importante e insolita raccolta di modelli di giunche cinesi donate al Museo di Venezia da un collezionista francese.

E infine l'ultimo piano, il quarto, con la cosiddetta Sala svedese che testimonia i buoni rapporti tra la Svezia e l'Italia e ancor più quelli tra le Marine dei due Paesi. In fine, del tutto inattesa, una preziosa collezione di conchiglie donata dalla stilista Roberta di Camerino.

Di grande interesse anche il "Padiglione delle navi", dove, in un'area di duemila metri quadri, sono esposti alcuni esemplari (veri, non modelli) di imbarcazioni tipi che veneziane, antiche gondole da cerimonia, barche lagunari da lavoro; e poi imbarcazioni militari, per esempio una delle poche motosiluranti rimaste alla nostra Marina dopo la Seconda guerra mondiale, e barche da corsa come il famoso racer degli anni Trenta " Asso" (scafo Baglietto, motore Isotta Fraschini, pilota Cattaneo).

Con lo stesso biglietto di entrata al Museo si può visitare, a richiesta, San Biagio ai Forni, antica chiesa della Marineria, della Serenissima prima, di quella austriaca poi ed infine di quella italiana. La chiesa, che funge da cappella privata della Marina italiana, custodisce, oltre al corpo dell'ammiraglio Angelo Emo, il cuore di sua altezza imperiale l'arciduca Francesco Federico d' Asburgo che ha voluto donarlo a Venezia, città tanto amata. Non sarà metaforico affermare, infatti, che l'arciduca a Venezia ha lasciato il cuore.