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Ingresso

Su ciascuna anta della porta di accesso del museo è fissato un fregio in bronzo sormontato da una corona imperiale. Il fregio è costituito da un'ancora con nastro svolazzante sovrapposto. Tali fregi provengono dalla I.R.N. Tegethoff, corazzata austoungarica, che portava il nome dell'ammiraglio vincitore sugli italiani a Lissa e che fu consegnata all'Italia dopo l'armistizio della guerra 1915-18.

Sul pavimento dell'ingresso sono riportati i nomi dei primissimi navigatori dell'antichità (Noè, Giasone, Ulisse, Enea) a ricordo che la navigazione ha origini che si perdono nella leggenda.

Nelle vetrine ai lati della porta sono sistemati i modelli delle due zattere "Jangada" e "Kon-Tiki e di due navi egizie.

Sono di notevole interesse le due teste di leone provenienti dalla R. Fregata Des Geneys, unità della Marina Sarda intitolata a colui che nello stesso tempo fu il primo e massimo organizzatore della stessa Marina.

Accanto a dette vetrine vi sono due targhe in bronzo, a suo tempo sistemate all'entrata del vecchio museo contenenti l'una la cronologia della dislocazione del museo, da Villafranca sino ad oggi e l'altra la breve storia della Regia Marina Italiana, erede di quella Sarda dalla sua costituzione sino al 1924.

Entrando è di interesse:

Sulla parete destra

  • Un bassorilievo in marmo del XIII-XIV secolo;
  • Tre chiavi di volta in marmo, raffiguranti un'aquila coronata e due delfini;
  • Quattro quadri contenenti riproduzioni del planisfero, datato 1561, del cosmografo portoghese Bartolomeo Velaio;
  • Un fregio proveniente dalla R.F. napoletana Partenope e raffigurante un angelo con la tromba, sistemato su un lato dello specchio di poppa dell'unità;
  • Quattro anfore romane presumibilmente del I secolo A.C., recuperate dinanzi ad Alberga dalla nave Daino nel 1950  e due ceppi di ancore romane in bronzo

Sulla parete di fronte

  • Il fregio di prora della R.N. Calabria, una delle navi che per prime portarono a termine l'intero periplo della terra;
  •  Due figure grottesche appartenenti all'ornato di poppa della mezza galera Aquila (1804-1836), sulla quale il luogotenente di vascello Albini nel 1814 inalberò per la prima volta la bandiera azzurra con le croci "Savoia-Sardegna e Genova".

Sulla parete sinistra

  • Il modello della R.F. sarda San Michele, nave ammiraglia della Divisione Albini durante le operazioni di guerra nel 1848;
  • La bandiera azzurra che la Marina Sarda adottò dopo il 1814 e fino al 1848;
  • Una colonnina torticcia provenente dal ponte di comando della R.C. Costituzione sulla quale è sistemata una bussola di marca Thompson recuperata su una delle cannoniere Turche affondate a Qunfidhah (mar Rosso) nel 1912.

Al centro del soffitto

  • Un fanale ligneo, a forma esagonale appartenete alla Nave Reale Trinacria (1900-1925).

ISCRIZIONI SUL PAVIMENTO MUSIVO DEL MUSEO

A. "Dei remi facemmo ali al folle volo"
(Inferno XXVI - 125) - Ulisse.

Nel poema dantesco Ulisse, posto nella bolgia dei Consiglieri di frode, sconta insieme con Diomede, avvolti in un'unica fiamma, l'agguato del cavallo di Troia, le astuzie per scoprire Achille ed il rapimento dell'effige di Pallade. È lo stesso Ulisse, su sollecitazione di Virgilio, che racconta il mistero della sua morte. Egli infatti, "vecchio e tardo", ma arso dalla sete di nuove avventure, decise di affacciarsi sulla distesa infinita dell'Oceano e di lanciarsi, impavido, verso l'ignoto (ecco il significato del verso riportato). Erano con lui i pochi compagni delle sue mille avventure. E così, superate le colonne d'Ercole (Gibilterra), volse la prora verso occidente, seguendo l'amore del sapere. Ma vi sono dei limiti posti da Dio al sapere umano e perciò Ulisse andò incontro alla ineluttabile morte per naufragio, insieme con tutti i suoi compagni.

B. "L'impresa che fé Nettuno ammirar l'ombra d'Argo"
(Paradiso - XXXIII - 95 - 96) - Giasone.

Terminata la preghiera di San Bernardo alla Vergine, affinché Dante ottenga la grazia della visione della Trinità divina, questi, ottenuta tale grazia, si rammarica che una cosa così recente gli si ripresenti alla memoria come scolorita da un immenso intervallo di tempo e paragona tale intervallo ai 25 secoli trascorsi da quando (1223 a.C.).

Nettuno ammirò stupito l'ombra della prima Nave, quella di Argo, che solcava l'azzurro del mare.

C. "Fatti un'arca di legno di gofer, falla a stanze e spalmala di pece di dentro e di fuori..."
(Genesi 6 - 14) - Noè.

Iddio disse a Noè:

"La fine di ogni mortale è giunta dinnanzi a me, perché la terra è piena di violenza per causa loro. Ecco io li sterminerò insieme alla terra". Quindi invitò Noè a costruirsi un'idonea arca per accogliere se stesso, i propri familiari e le varie specie della fauna e della flora da far sopravvivere all'imminente Diluvio Universale.

D. "Tyrrhenum navigat aequor, Ilium in Italian portans victosque penates"
(Eneide - I - 66 -67) - Enea.-

La dea Giunone riferisce ad Eolo, re dei venti, che Enea "sta navigando nel Tirreno e che porta in Italia Ilio (Troia) ed i suoi vinti Penati". Pertanto lo istiga a scatenare una tempesta, per impedire il realizzarsi dell'ineluttabile fato, che sospinge Enea e gli altri profughi sulla spiaggia Italica, ove verrà fondata una città che distruggerà Cartagine ed avrà il dominio di tutti i mari.