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La Storia

Amedeo VII, detto il Conte Rosso, pose la prima base navale della Marina Militare sabauda nel sicuro golfo di Villafranca di Provenza e qui il successore Amedeo VIII, detto il Pacifico, armò nel 1430 diverse galere costruite da Cipriano da Roccabellaria. Ma la Marina cominciò ad avere uno stabile ordinamento soltanto per opera del duca Emanuele Filiberto, detto Testa di Ferro, che nominò Comandante Generale delle galere sabaude il conte Andrea Provana di Leyni, il quale prese poi parte alla battaglia di Lepanto (1571) con le tre galere Capitana, Piemonte e Margherita.

Nell'Arsenale di Villafranca iniziò la raccolta di cimeli della battaglia di Lepanto, della guerra di Provenza (1589) e di altre numerose imprese compiute sia dal naviglio ducale sia da quello dell'Ordine Militare di San Maurizio, fondato da Amedeo VIII, nonché la raccolta degli oggetti più rappresentativi della vita marinaresca nizzarda e della sua progressiva evoluzione.

Questa raccolta acquistò maggior sviluppo specialmente sotto il duca Vittorio Amedeo II che nel 1713 divenne Re di Sicilia e si recò a Palermo con la sua galera Capitana Reale per l'incoronazione ma, com'è noto, nel 1720  Vittorio Amedeo II scambiò la sua Corona di Sicilia con quella di Sardegna.

 Alla collezione costituita a Villafranca dedicò le proprie cure il nizzardo Felix de Costantin, nominato guardiamarina nel 1775, il quale ne tracciò anche l'ordinamento a guisa di museo.

Subentrò quindi il periodo buio, dell'occupazione francese e caddero in abbandono sia l'Arsenale sia il museo di Villafranca. Ma la raccolta dei cimeli navali non conobbe interruzioni, perché fu continuata nella nuova base di Cagliari, dove Carlo Emanuele IV si rifugiò, sotto la protezione della propria Marina, per attendere tempi migliori. E l'ora della riscossa giunge con il Congresso di Vienna (1815), quando Vittorio Emanuele  I riottenne i propri Stati, ai quali fu annesso, tra l'altro, il territorio del Ducato di Genova. La Marina allora stabilì la sua sede principale nella capitale della caduta Repubblica, sotto il comando del generale Des Geneys. Questi concesse alla Marina nuovi ordinamenti e ne distaccò il personale dall'Esercito, con cui era stato fino ad allora confuso, divenendo così il vero Padre della Marina sabauda.

In quello stesso anno 1815 fu istituito il Ministero della Marina ed al maggior generale de Costantin fu affidata la direzione dell'Arsenale genovese, presso il quale egli trasferì il Museo di Villafranca e quanto altro era stato raccolto a Cagliari, durante le permanenza in quella sede del Comando della Marina sarda.

Il 4 aprile 1860 la Reale Marina sabauda incorporò la Marina Granducale toscana ed il 17 novembre dello stesso anno la Reale Marina napoletana: a seguito di ciò una serie nuova di oggetti venne a far parte, a ricordo di ciascuna Marina annessa, del Museo consacrato ai ricordi sabaudi e quest'ultimo, a seguito della proclamazione del Regno d'Italia il 14 Marzo 1861, assunse la caratteristica di Museo della Marina italiana.

È solo da ricordare che l'occupazione dell'Arsenale di Venezia, nel 1866, arrecò a questo Museo scarso incremento perché  a quell'Arsenale fu concesso un ordinamento uguale a quello dell'Arsenale di Genova e vi fu istituito un nuovo Museo Navale, nel quale furono accentrati in modo particolare i cimeli dell'antico e gloriosa Marina veneta.

Ma terminata, il 28 agosto 1869, la costruzione dell'Arsenale della Spezia per opera del generale Chiodo ed eletta questa città nel 1870 a sede del Primo Dipartimento Militare Marittimo, il Museo Navale dell'Arsenale di Genova fu trasferito in questo Arsenale della Spezia, ove trovò temporaneamente posto nel piano superiore del locale macchine di esaurimento dei bacini piccoli, alle dipendenze della Direzione di Artiglieria ed Armamenti navali. Successivamente questa stessa Direzione formò una collezione campionaria dei prodotti delle proprie officine, raccolta nei locali di San Vito, ed inoltre nel 1905, istituì un speciale collezione di armi subacquee e munizioni nel dipendente Stabilimento di San Bartolomeo.

Per ovvi motivi, il  museo e le due collezioni furono lasciate in abbandono durante la 1a  Guerra Mondiale, ma nel dopoguerra l'ammiraglio Ugo Conz provvide a riordinare il Museo e, appena nominato nel 1922 Direttore Generale dell'Arsenale, riunì sia i materiali del Museo stesso sia quelli delle due collezioni nei locali dell'antica Direzione delle Costruzioni Navali in Via Chiodo.

Ad arricchire il Museo giunsero nel 1923 alcuni modelli di navi ed una bella serie di oggetti provenienti dal soppresso I.R. Museo Navale che gli austriaci avevano istituito a Pola, dopo aver lasciato Venezia nel 1866.

Il nuovo Museo venne così riaperto, nella nuova sede, il 15 giugno 1924, alle dirette dipendenze del Comando in Capo del Dipartimento, e la direzione fu affidata al capitano di Fregata Giovanni Grana.

Re Vittorio Emanuele III con D.L. n. 659 del 19 Aprile 1925 fece assumere al Museo Tecnico Navale la dignità di istituzione dello Stato.

È da segnalare che l'esempio dato dalla Marina sabauda con la istituzione di un Museo Navale è stato seguito in Francia con la istituzione del Musée de la Marine, fondato a Parigi nel 1827; in Spagna con la istituzione del celebre Museo Naval di Madrid, fondato nel 1843; in Germania con la istituzione dello Altonaer Museum di Amburgo, fondato nel 1863; in Inghilterra con la fondazione avvenuta nel 1857 dello Science Museum a Londra; in Danimarca con la fondazione del Museo Reale di Kronborg ad Elsinore avvenuta nel 1914.

Nel periodo tra le due guerra mondiali in nostro Museo accrebbe la propria dotazione di cimeli vari, alcuni dei quali provenienti dall'Accademia Navale di Livorno; tale aumento di materiali condusse ad un ampliamento dei locali del piano terra, il che consentì una razionale ed ottima sistemazione di quanto esposto al pubblico. In questo periodo il Museo fu anche dotato di un proprio laboratorio nel quale operai altamente specializzati effettuarono la costruzione di nuovi modelli e la riparazione di quanto esistente. Fra i modelli più significativi uscita dal Laboratorio vanno segnalati il Re Galantuomo, il San Giovanni, un vascello del XIX secolo, la nave e le due caravelle di Colombo.

Lo scoppio della 2a guerra mondiale costrinse il Comando in Capo del Dipartimento al decentramento del materiale di minore mole e peso, che fu accantonato a Monti, a Licciana Nardi ed a Podenzana, mentre i pezzi di maggior mole, tra i quali la poppa della Stella Polare, il MAS di Luigi Rizzo, il Grillo ed altri, furono forzatamente lasciati sul posto per la impossibilità di trasferirli altrove.

Ma la guerra infierì in maniera notevole tanto sull'Arsenale quanto sul Museo; a guerra ultimata e dopo il recupero di gran parte dei modelli e dei cimeli, che nell'epoca critica del 1943 erano stati in gran parte deteriorati o trafugati, venne rimesso in ordine un deposito a Sarzana ed ivi raccolto tutto il materiale recuperato, in attesa di una nuova e moderna sede.

Questa nuova sede, inaugurata il 12 maggio 1958, è posta accanto alla porta principale dell'Arsenale e qui sono stati raccolti i modelli, i cimeli, le armi, i documenti rimessi in ordine e completati con l'ausilio del personale del laboratorio. In questo laboratorio sono stati approntati molti dei modelli attualmente esposti e tra essi è degno di particolare segnalazione del modello della nave scuola A. Vespucci terminato nel 1985. La nuova esposizione tende ad illustrare al visitatore l'evoluzione della nave nel tempo e pertanto la raccolta parte di tempi più remoti per giungere alla nostra epoca.