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Sala Artiglieria

Entrando nella sala dedicata alle artiglierie troviamo una grande teca con modelli di cannone del XVIII e XIX secolo, alcuni dei quali provengono da Museo Navale di Genova, ed un modello di pontone armato ancora funzionante ad aria compressa.

A seguire due lunghe teche con pistole e fucili impiegati dai reparti della Marina dal Risorgimento ad oggi, alcune prede di guerra, diverse bocche da fuoco che datano a partire dal medioevo, fucili abissini con decorazioni in avorio e tromboncini di varia tipologia. Spiccano una mitragliatrice statunitense Gatling (1862) in perfetto stato manutentivo, il fucile Chassepot, primo a retrocarica, responsabile della disfatta delle truppe garibaldine a Mentana (1867), il Moschetto italiano modello 1891 nella sue varie versioni, una mitragliatrice tedesca Maxime del 1915.

Ad essi si aggiungono fucili sperimentali e di ordinanza, armi bianche, pistole, armi da fuoco a pietra focaia, spingarde, alabarde, bocche da fuoco e colubrine di epoche diverse, provenienti dalle collezioni della Marina e da donazioni di privati.

Si entra quindi nella sezione dedicata alle artiglierie navali, dove spiccano due grossi mortai britannici Carron (1825) provenienti dai cantieri navali di Castellamare di Stabia; un cannone da 120/40 Mod. 91 (1893) costruito dallo stabilimento Armstrong di Pozzuoli; il cannone Ansaldo da 102/35 (1917) installato sulle navi per caccia antisom.

Al centro della sala spicca Centrale di tiro Galileo della corazzata da 35.000 tonnellate Vittorio Veneto (1937), che rappresentava la tecnologia più avanzata dell'epoca per la soluzione del complesso problema del tiro navale; otto operatori introducevano e aggiornavano continuamente i dati della propria nave, del bersaglio, del vento, della temperatura, dell'umidità dell'aria e l'usura della canna; la centrale elettromeccanica elaborava i calcoli e forniva direttamente ai cannonieri i dati di brandeggio e di elevazione della canna; essi dovevano mantenere la canna correttamente allineata per consentire l'apertura del tiro alla maggiore distanza possibile.

Di seguito un impianto binato da 100/47 Mod.1928 dell'incrociatore Raimondo Montecuccoli (1934), un cannone OTO da 100/47 Mod. 1937 installato sulle corvette tipo Ibis (1940), il cannone OTO da 100/47 Mod. 1938 per sommergibili, un cannone da 65/64 anno 1940 costruito dalla Ansaldo, con affusto a piedistallo, un cannone da 76/50 (1942), con affusto, tappo volata e cofano, proveniente dalle fregate tipo Altair (1943), un cannone canadese da 4" della S.M. Hamilton (1944).

Ancora il cannone da 120/45 Mod. 1918 costruzione Armstrong Pozzuoli, su affusto a culla a piattaforma, esploso al Balipedio Cottrau (SP) il 24 agosto 1927 durante un collaudo, che mostra la composizione della canna in due parti concentriche, di cui quella interna rigata; alcuni telemetri per misurare la distanza dei bersagli; un modello del missile balistico sperimentale Alfa studiato e costruito alla Spezia dal Gruppo Ricerche Speciali della Marina; una mitragliera binata da 37/54, installata sulle corazzate tipo Roma e Vittorio Veneto (1937).