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Sala Sistemi Subacquei

Si accede così alla sala dedicata all'attività di un corpo scelto della Marina, i palombari, nati a La Spezia e da sempre un élite di livello internazionale.

Sulla sinistra il classico vestito da palombaro, completo di scarponi, piastre di piombo, elmo, muta e tubo di collegamento con l'adiacente pompa dell'aria; ci riporta indietro di qualche decennio, quando fondamentale era l'affiatamento tra il subacqueo e il personale di assistenza in superficie affinché la pressione all'interno della muta fosse più regolare possibile.

A seguire si trovano i sistemi dedicati all'attività subacquea in alti fondali e a colui che ne ha fatto una professione e una eccellenza mondiale: Roberto Galeazzi, spezzino. Attività nata per fornire assistenza ai sommergibili sinistrati, negli anni '30 Galeazzi modificò gli scafandri tedeschi applicando il concetto della sfera, riuscendo a diminuire del 40% lo spessore dell'acciaio mantenendo la stessa resistenza alla pressione esterna ed ottenendo così una significativa diminuzione dei costi e una maggiore maneggevolezza del sistema.

Sono di quel periodo la Torretta butoscopica e lo Scafandro rigido articolato che permettevano di scendere fino a 300 e 200 m di profondità rispettivamente, mantenendo una sola atmosfera all'interno e quindi senza problemi di decompressione ed embolia. I bracci articolati permettevano di svolgere alcune semplici operazioni, che potevano essere fondamentali per il salvataggio dell'equipaggio di un sommergibile, e di prelevare materiali; le bombole di aria rendevano i sistemi indipendenti dalla superficie e fornivano una riserva di spinta in caso di emergenza; il collegamento con l'assistenza in superficie era garantito da un collegamento magnetofonico e da un cavo di acciaio di sostentamento.

Di lato un raro esemplare della prima camera iperbarica portatile, telescopica, che permetteva di fornire un trattamento iperbarico di emergenza ad un embolizzato, collegandola alla pompa da palombaro.

Intorno vari tipi di elmi da palombaro che richiamano una epopea che sopravvive nell'addestramento iniziale degli operatori subacquei della Marina e nei ricordi dei subacquei più anziani. Con questa semplice attrezzatura, nel dopoguerra, in soli tre anni una manciata di uomini bonificarono completamente il golfo della Spezia da migliaia di esplosivi e da più di 300 scafi affondati che ne bloccavano l'attività commerciale e militare, consentendo il riavvio dell'economia locale.