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Salone Piano Terra

Entrando a sinistra sulla parete, è sistemata la targa posta nel Vecchio Museo a ricordo del giorno della sua inaugurazione nella sede di via Chiodo in Arsenale (1924). Accanto troviamo la vetrina con esposti i modellini rappresentanti l'evoluzione delle ancore navali attraverso i secoli. È da notare anche il quadro contenente la bandiera della Viribus Unitis (n. 2882), affondata da Rossetti e Paolucci a Pola, il 1° novembre 1918.

Degni di attenzione sono:

  • La polena della Regia Fregata BeroldoLa polena del Cambria (piroscafo acquistato da Garibaldi nel 1860 in Inghilterra) raffigurante un bardo dalla lunga barba fluente, che simboleggia il paese conquistato dai romani (attuale Galles) e alle sue spalle è visibile uno stemma di Girgenti (n. 2928) già appartenuto alla Regia Nave Trinacria;
  • La polena della Regia Fregata Beroldo (1828) che rappresenta il conte Beroldo, capostipite della Casa Savoia;
  • Due draghi con volto di donna (n. 52), forse provenienti dalla Regia Fregata Regina.

Nella vetrina n°13 notiamo il fedele modello del vascello Il Monarca della Marina napoletana. L’unità fu costruita a Castellammare di Stabia ed ivi in fase di allestimento nel 1860, fu sottoposta ad un infruttuoso assalto dalla corvetta Tukory armata dai garibaldini. Assunse in seguito, nella Marina Italiana, il nome di Re Galantuomo. Essa partecipò alla battaglia di Lissa.

Al di sopra della vetrina, è visibile un fregio ligneo (n. 476) proveniente dalla Regia Corvetta Costituzione (1849-1875) che prese parte all'assedio di Ancona il 28 settembre 1860.

Proseguendo accanto alla vetrina n°13, spicca la bella polena della Fregata Sarda San Giovanni (n. 53), Unità costruita alla Foce (Ge) nel 1849 e la bella polena proveniente dalla Nave Dora, costruita dagli inglesi per i russi con il nome di Neva ed acquistata dalla Marina Sarda per la spedizione di Crimea (1855): essa raffigura una donna che tiene fra le mani una rosa bianca, forse la rosa di York.

Dietro questa polena è posto uno stemma ligneo della città di Genova, forse proveniente dalla Regia Nave Liguria.

Proseguendo sempre sulla parete sinistra è posta anche la polena della fregata Corazzata Salamander, della Marina austro-ungarica (1861), che prese parte alla battaglia di Lissa.

Rivolgendo ora la nostra attenzione alle due vetrine attigue la n° 50 e la n° 11 osserviamo:

  • il bellissimo modello, scala 1:50, della Nave Scuola A. Vespucci, costruito nel laboratorio di questo Museo e riproducente fedelmente nei minimi particolari tutta l'attrezzatura dell'Unita';
  • il vecchio modello in piccola scala della Belle Poule ed il bel modello della Mezza Galera La Beatrice. Questa unità portava il nome della primogenita di Vittorio Emanuele I, andata sposa al duca di Modena. Di questa unità navale è conservata in archivio il Giornale di Navigazione della Marina contenente la cronaca dell'occupazione dell'Isola della Capraia, effettuata dal comandante Francesco Sivori il giorno 8 novembre 1815

Nella grande vetrina n° 39 spicca il modello del vascello "Gioacchino" (n. 44),della Marina Murattiana, varato nel 1812 e il modello di pregevole fattura della Regia Fregata San Giovanni che fu la prima nave da guerra sarda munita di macchina a vapore e che prese parte alla spedizione di Crimea.

Nello spazio esistente tra le due grandi vetrine sono da osservare:

  • Lo stemma in legno proveniente dalla Regia Fregata Des Geneys, ultima nave disegnata da Giacomo Biga, primo ingegnere costruttore della nostra marina da guerra;Polena della dea Minerva
  • Due medaglioni in legno scolpito e dipinto, a forma ovale, raffiguranti uno La Speranza, figura allegorica di donna con ancora, e l'altro L'Innocenza, figura allegorica di donna a cui una serpe morde un tallone. Detti medaglioni adornavano una Fregata Sabauda del XIX secolo. Nessuna notizia si ha circa il nominativo di essa, ma potrebbe trattarsi della Fregata Euridice;
  • La polena proveniente dal Piroscafo garibaldino Baleno, ex Fairy Queen inglese, raffigurante la Regina Vittoria d'Inghilterra in età giovanile con corona reale;
  • La polena raffigura la dea Minerva con elmo, spada e scudo sul quale è riprodotta una testa di Medusa: si tratta della polena originale sistemata sul Vascello Napoletano Minerva;
  • Il bozzellone triplo (taglia) per alare le antiche navi sullo scalo;
  • La grande ancora fossilizzata, ad una marra e con ceppo, di provenienza non nota;
  • La Testa di Moro (n. 5797), forte pezzo di legno, fasciato di ferro nel suo contorno, destinato a congiungere gli alberi maggiori con quelli di gabbia, e questi con gli alberetti.

Nella vetrina n. 40 sono di particolare rilievo:

  • La panca (n. 270) con ferri da punizione per il personale di bordo;
  • Il modello del cutter Frieda (n. 976-977) usato dall'imperatore Francesco Giuseppe: di pregevole fattura è il sostegno del modello stesso, istoriato con incisioni dei fregi del Regno d'Ungheria e di Austria;
  • I vari modellini di tronco di cannoniera illustranti la sistemazione a bordo delle bocche da fuoco;
  • Il modello di Vascello mediceo (n. 42) della fine del XVIII secolo: appartenne al Conte dei Bardi-Cavaliere di Santo Stefano e proviene dal Palazzo Riccardi;
  • Il modello del Vascello La Harpe (n. 510) da 100 cannoni: era in costruzione nell'Arsenale di Venezia col nome Veneto quando la Serenissima cadde (1797) e Napoleone la fece completare dandole il nome di La Harpe (suo ufficiale caduto in guerra). I seguito l'Unità passò in possesso dell'Austria.

Addossate alla colonna di sostegno del Salone, notiamo:

  • La Polena AtalantaLa polena raffigurante l'imperatrice Elisabetta d'Austria (n. 58) moglie di Francesco Giuseppe, assassinata a Lugano nel 1898. Essa proviene dal piroscafo a ruote austriaco Elisabeth Kaiserin, costruito a Pola nel 1889;
  • La polena della Fregata Napoletana Partenope, raffigurante allegoricamente Napoli sotto forma di una donna di aspetto fiorente. Questa unità fu la prima nave di linea costruita a Castellammare di Stabia del celebre ingegnere Imbert, varata nel 1786 e riattata nel 1834; operò molto dal 1848 al 1860 ed il 27 maggio 1860 cannoneggiò i Mille di Garibaldi entrati a Palermo.
  • La polena comunemente nota col nome di Atalanta (n. 88), essa fu rinvenuta fra le onde dell'Atlantico, dalla Cannoniera Veloce e raffigura una giovane donna simile alla statua antica della vergine spartana corritrice esistente nei Musei Vaticani.

Tra le due colonne è posizionato il faro che ha funzionato fino al 1969 sull'Isola del Tino.

La polena della Pirofregata Austriaca La BellonaPresso la colonna successiva vediamo:

Segue la vetrina n. 37/38, nella quale è stata compendiata, una notevole parte dell'evoluzione della nave attraverso i secoli, con la seguente esposizione di modelli di grande pregio:

  • Giunca cinese (n. 67);
  • Scafo di bombarda (n.514);
  • Giunca di costruzione originale cinese in legno verniciato (n. 72);
  • Vascello anseatico (n. 48);
  • Galeazza veneziana (n. 29) del XVI secolo;
  • Galera trireme veneta (n.28);
  • Scheletro di scafo della fregata da 60 cannoni Carlo Felice (n. 2074) varata nel 1829;
  • Nave da trasporto Caracca (n. 30);
  • Scheletro di scafo del brick Colombo (n. 2076);
  • Navi leonardiane (n. 9686 - 9687);
  • Scafo di chaland (chiatta) costruita durante la guerra di Crimea nel 1855 per lo sbarco delle truppe e per servizio sussistenza (n. 515);
  • Nave a vela greco-etrusca del V secolo a. C. (n. 18);
  • Scheletro di scafo di fregata da 60 cannoni (n. 2073);
  • Caravelle Nina (n. 27), Pinta (n. 26), Santa Maria (n. 25). I tre modelli delle navi colombiane rispettano la descrizione, le figure e i disegni di costruzione del capitano Enrico Alberto D'Albertis;
  • Galera trireme venetaScheletro di scafo della fregata Beroldo (n. 2072);
  • Scheletro di scafo della fregata Commercio di Genova (n. 511), unità offerta allo Stato nel 1816 dai mercanti genovesi e comandata dal Sivori nelle impresa di Tripoli (1825);
  • Trireme romana (n. 19); tentativo di ricostruzione secondo i dati degli Accademici Ercolanensi;
  • Prora di nave romana (n. 23) con il rostro ed i corvi ideati da C. Duilio;
  • Nave vichinga di Oseberg IX sec.(n. 24);
  • Scafo della fregata Maria Teresa, recante il nome della moglie di Vittorio Emanuele I (n. 2077);
  • Copia (n. 11) del Planisfero del Cantino (anno1502) tratto dall'originale esistente nella Biblioteca Estense di Modena;
  • Navi di Nemi (n. 9484 - 9485);
  • Scheletro di scafo della fregata Digione (n. 2160);

Agli estremi della vetrina 37/38, addossate alle colonne, sono poste:

  • La polena del Pirotrasporto "City of Aberdeen"La polena del Pirotrasporto "City of Aberdeen" (n.14), acquistato dalla Marina Dittatoriale Siciliana nel 1860, che fu rinominato Rosolino Pilo. L'Unità fu radiata nel 1868 e raffigura Lord Aberdeen, fondatore della Aberdeen and London S.S.Co., cui apparteneva il Pirotrasporto, con basette, cravattone dell'epoca e sparato;
  • La polena della Fregata Re di Portogallo (n. 46), raffigurante Luigi I (1838 - 1889) che regge con la mano sinistra il globo terracqueo e con la destra la Carta Costituzionale. Re Luigi sposò Maria Pia di Savoia, figlia di Vittorio Emanuele II.

La polena della Fregata Re di PortogalloDi seguito, proseguendo lungo la parete troviamo:

  • La polena proveniente dalla Fregata corazzata Drache della Marina Austro-Ungarica, costruita nel Cantiere San Marco di Trieste nel 1861 e che partecipò alla battaglia di Lissa;
  • La doppia ruota del timone della corazzata Maria Pia (n. 124), che al comando di Evaristo del Carretto partecipò alla battaglia di Lissa; nel punto vicino alla scritta "Mediteranèe" si nota l'impronta di una scheggia di granata nemica che colpì, durante la battaglia, la ruota situata vicino all'albero di poppa;
  • N. 2 pettiglie (assi di legno intagliato che si ponevano a lato ed all'esterno delle porte di murata verso i barcarizzi) (n. 222) provenienti dalla Fregata corazzata Austro-Ungarica Habsburg;
  • La pettiglia (n. 1852) del vascello austriaco Kaiser;
  • Il quadro raffigurante Faà di Bruno (n. 6873), comandante della Re d'Italia che a Lissa trovò eroica morte inabissandosi con la propria nave;
  • La doppia ruota del timone della corazzata Formidabile (n. 126), che al comando di Saint Bon partecipò valorosamente alla battaglia di Lissa;
  • La ruota del timone (n. 125) della nave ammiraglia austriaca Erzherzog Ferdind Maximilian che a Lissa speronò e colò a picco la corazzata Re d'Italia, comandata da Faà di Bruno;
  • Due ancore di epoche diverse.

Nella parte superiore di questa parete,sono presenti una serie di fregi per imbarcazioni di varie Unità e la riproduzione in galvano-plastica del Golfo della Spezia (n. 4724), opera eseguita nell'aprile 1863 dall'ing. Rossati e ricordata da Ubaldo Mazzini al n. 132 del suo saggio bibliografico di cartografia lunense nelle memorie della Società Cappellini.

Alle spalle la vetrina n. 44 contiene vari modelli di artiglierie di tutte le epoche.

Di particolare interesse :

  • Il modello (n. 6180) di un cannone Armstrong avancarica tipo ARC;
  • Il modello (n. 612) del cannone da 152 sistemato sulla nave da battaglia Lepanto.

Proseguendo, sempre lungo la parete, verso la porta di accesso al giardino incontriamo:

  • Lo stemma policromo (n.15) proveniente dal Bargio costruito nel 1820 dalla Marina Toscana per il Granduca;
  • La campana del Dragamine Alloro (n. 13041);
  • Il fregio in legno dorato e scolpito, proveniente dalla Regia Corvetta Costituzione (n. 247);
  • N° due leoni rampanti, scolpiti in legno, (n. 868), provenienti dall'ex Convento di S. Francesco, esistente nell’area dove è stato poi costruito l'Arsenale della Spezia;
  • N. 2 figure muliebri, librate in aria (n. 15) provenienti sempre dal già citato Bargio.

Volgendo le spalle alla parete vediamo la vetrina n. 43, dove è raccolta una collezione di armi portatili, fra le quali spicca un esemplare dei famosi fucili Chassepot (n. 87) che provocarono la disfatta delle truppe garibaldine a Mentana il 3 novembre 1867 ad opera delle truppe francesi. Notiamo anche una mitragliatrice tedesca (n. 499) del 1915, una mitragliatrice abissina (n. 487) donata al Museo da Aimone di Savoia, duca di Spoleto, ed alcuni fucili sardi, serbi e russi.

Altra collezione di armi è esposta nella successiva vetrina n. 41 e fra esse sono di notevole interesse i seguenti pezzi:

  • I fucili sperimentali e di ordinanza (1861-1891);
  • La fiocioniera ad avancarica (n. 490) del 1851;
  • Il pugnale arabo (n. 11205) ed una sciabola indonesiana (n. 11206);
  • Il moschetto arabo a pietra focaia (n. 485);
  • N° due antiche spingarde da murate (n. 481- 82);
  • La daga da zappatore fine 800 (n. 507);
  • L'alabarda del XVI secolo (n. 943);
  • La sciabola (n. 505) del 1730 che reca incisa sulla lama l'aquila bicipite e in caratteri gotici "vivat Carolus der VI Rom. Imp.";
  • Numerose pistole antiche e moderne.

Nella vicina vetrina n. 45, sono esposti invece, vari modelli di macchinari, pompe, turbomotrici, motrici alternative, motori diesel ecc. installati su varie unità.

Addossata alla parete sud, è sistemata la Centrale di tiro della Corazzata da 35.000 tonnellate Vittorio Veneto (1937 - 1948).

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