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Prima Guerra Mondiale
Il 24 maggio 1915, all’entrata in guerra dell’Italia, il Servizio Aeronautico della Regia Marina era così organizzato:
  • 3 Aeroscali per dirigibili a Ferrara, Jesi e Campalto;
  • Stazione Idrovolanti di Venezia con due aviorimesse (Sant’Andrea a Punta Sabbioni) con sei aerei di tipo diverso;
  • Stazione Idrovolanti di Porto Corsini con quattro aerei Borel;
  • Stazione Idrovolanti di Pesaro con due Flying Boats Curtiss;
  • Scuola di aviazione di Taranto con quindici aerei Curtiss;
  • Nave appoggio idrovolanti “ELBA” a Brindisi con due Idrovolanti Curtiss.

 

Il 1916 vide importanti mutamenti nell’organizzazione dell’Aviazione di Marina, fra cui l’istituzione, presso l’Ufficio del Capo di SM, dell’Ispettorato dei Sommergibili e dell’Aviazione, retto da un Contrammiraglio.

Nel 1917 venne costituita la prima squadriglia navale di siluranti aeree, denominata “Squadra Aerea San Marco”, che fu comandata dal marzo 1918 da Gabriele D’Annunzio, che ne coniò il motto: “Sufficit Animus”.

Tale Squadriglia era mista, in quanto formata da aeroplani da ricognizione-bombardamento (velivoli S.I.A. 9B - 4 velivoli nel 1° semestre 2018 e 7 velivoli nel 2° semestre 2018) e da ricognizione/caccia (10 velivoli SVA).

La neocostituita componente aerea della Marina ebbe un fortissimo sviluppo durante la Prima Guerra Mondiale, se si tiene conto del fatto che all’inizio delle ostilità contro l’Austria-Ungheria la Regia Marina disponeva di soli 38 piloti, 396 uomini di supporto, tre stazioni di idrovolanti, tre dirigibili e 15 aerei idrovolanti e che al termine del conflitto poteva contare su 791 piloti, circa 10.000 uomini di supporto, 25 dirigibili, 552 idrovolanti e 86 aeroplani, iscritti nel quadro del Naviglio Aereo e condotti da proprio personale, con punte massime di 1100 idrovolanti e 130 aerei.

Alla fine del conflitto le aeronavi della Marina avevano compiuto 1.355 missioni di esplorazione e 68 di bombardamento con 39.139 kg di esplosivo lanciato, percorrendo in totale 252.593 km. Gli idrovolanti assicurarono 1.884 missioni di guerra, lanciando in totale oltre 2.000 kg di esplosivo e compiendo 1.500 voli di ricognizione. Le perdite complessive furono pari a 391 aeroplani e 7 aeronavi ed a 40 idrovolanti persi in combattimento corrisposero ben 130 idrovolanti persi dagli austriaci. Le perdite complessive furono pari a 120 uomini (di cui 51 Ufficiali) per quanto concerne i Reparti aerei e 27 uomini (di cui 14 Ufficiali) per quanto concerne le aeronavi.

Numerose furono le onorificenze al Valore conseguite dal “Personale della Regia Marina destinato all’Aviazione” nel corso della Prima Guerra Mondiale impegnato in missioni di ricognizione, avvistamento di sommergibili, caccia e bombardamento: 2 Medaglie d’oro, 187 Medaglie d’argento e 216 Medaglie di bronzo. Le due medaglie d’oro furono tributate al Tenente di Vascello Giuseppe Garassini Garbarino, con la motivazione “Nelle officine tecnico esperto, rese preziosi servizi all'aviazione istruendo nuovi piloti. Sui dirigibili prima, poi capo squadriglia e comandante di stazione aerea, spiegò mirabili qualità di organizzatore. In varie azioni di guerra con esemplare ardimento condusse numerose squadriglie a bombardare i muniti obiettivi militari nemici finché, sprezzante di ogni pericolo, fulminato nell'aria da mitragliera nemica, orgoglioso e sereno dette alla Patria in olocausto la vita, lasciando di sé esempio fecondo di nuovi ardimenti. Alto Adriatico” ed al Tenente di Vascello Eugenio Casagrande con la motivazione “Con costante serenità e cosciente sublime ardimento, compiva una serie di mirabili audacissime gesta per le quali, mediante la entusiastica illuminata dedizione all'arduo compito assunto, veniva aperta la via al raggiungimento di importanti obiettivi militari e di alte finalità nazionali.
Alto Adriatico, luglio - agosto 1918”.

La bandiera della Forza Aerea della Regia Marina fu inoltre insignita, l’8 ottobre 1920, da parte del Re Vittorio Emanuele III, della Medaglia d’Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: “Per l’eroico ed indomito valore dei suoi combattenti dette, sempre e ovunque, magnifico contributo di ardimento, di tenacia e di sacrificio alla causa della Patria, recando al conseguimento della vittoria il più fervido ausilio” (1915-1918).

La Marina aveva ben intuito le potenzialità strategiche delle portaerei tanto è vero che nel 1921, alla Conferenza Navale di Washington, l’Italia chiese ed ottenne che le fosse concesso, per tale tipo di unità, un dislocamento equivalente ad almeno due Unità. Fu così che nel 1923 venne varata e resa operativa la Regia Nave Appoggio Aerei Giuseppe Miraglia, ovvero una “porta-idrovolanti” che può considerarsi la prima vera Portaerei italiana. Tale unità, pur rimanendo in linea fino al 1950, rimase tuttavia un esperimento senza seguito, anche a causa dell’entrata in vigore della Legge N.645 del 28 marzo 1923, con la quale venne istituita la Regia Aeronautica, con il conseguente passaggio alla neo costituita Arma Azzurra di ben 850 velivoli della Marina, tra idrovolanti ed aerei, unitamente a 42 stazioni per idrovolanti e 5 aeroporti, ossia tutto ciò che era stato realizzato in quattro intensi e laboriosi anni.