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Il dopoguerra

L’Aviazione di Marina cessa di esistere di fatto e giuridicamente nel 1937, quando tutti i velivoli militari di qualsiasi arma vennero assegnati alla Regia Aeronautica e con essi la capacità di decidere il numero di squadriglie ed i mezzi da assegnare alla Regia Marina, da far operare comunque nel solo compito della ricognizione navale. Al termine del conflitto vi fu un lungo periodo di stasi dello sviluppo della Marina Militare italiana, anche perché in base al trattato di pace sottoscritto a Parigi nel 1947, all’Italia in quanto nazione uscita sconfitta era vietato possedere navi portaerei, sommergibili, motosiluranti e navi d’assalto, oltre ad aver dovuto cedere ben 162 unità combattenti.

Ma già alla fine degli anni ’40 comincia ad intravedersi un primo cambiamento, allorquando nell'ambito del MDAP (Mutual Defence Assistance Program) vennero girati all’Italia un primo lotto di 24 monomotori Grumman S2C-5 Helldiver da utilizzare nel contesto della lotta antisommergibili (era il Settembre del 1950), i quali furono consegnati all’Aeronautica Militare italiana che li inquadrò nell'86° Gruppo Antisom sull'aeroporto di Grottaglie. La medesima offerta viene fatta parallelamente anche alla Marina Militare e lo stesso anno una delegazione di ufficiali si recò in quel degli Stati Uniti per valutare la possibilità di acquisire una portaerei leggera tratta dai surplus bellici statunitensi. Purtroppo i costi di gestione erano insostenibili e quindi venne deciso di rinunciare a tale opportunità, senza però dire di no alla disponibilità americana di fornire dei mezzi per ricostituire una propria componente aerea che, in attesa di tempi migliori, può benissimo operare da terra. E’ così che nello stesso 1950 viene inviato un primo nucleo di allievi piloti e specialisti presso le scuole della U.S. Navy, dove finalmente ottengono le sospirate “ali” durante l’estate del 1952 compiendo anche una serie di missioni a bordo delle portaerei americane. Dagli Stati Uniti partono i primi due aerei con le ancore, anche in questo caso due monomotori Helldiver.

Per venir incontro alle esigenze operative della Marina si decise di costituire nel 1957 MARINAVIA, con l'inquadramento organico degli aerei nell'Aeronautica, mentre alla Marina venne attribuito il controllo operativo, ed equipaggi formati in parti uguali da personale delle due forze armate. Da questa situazione di partenza lo Stato Maggiore Marina emanò le direttive che portarono alla realizzazione del secondo programma navale dal dopoguerra. Secondo queste indicazioni, non potendo contare sulla possibilità di potenziare quantitativamente neppure sul medio termine la flotta per motivi di bilancio, si imboccò la strada dell'evoluzione di qualità che comprendeva la realizzazione di un numero tutto sommato limitato di piattaforme, ma equipaggiate con apparati all'avanguardia spesso anche innovativi rispetto allo standard navale europeo. Uno di questi elementi era proprio la presenza dell’ala rotante a bordo delle unità navali, tra le quali si prevedevano addirittura due incrociatori (l’Andrea Doria ed il Caio Duilio) e le quattro fregate della classe Bergamini, con in dotazione un ponte di volo fin dalla costruzione, segno inequivocabile dell’importanza che si dava al mezzo aereo, mezzo che aveva entusiasmato dopo l’esito positivo del primo ciclo di valutazioni intensivo da bordo delle unità navali, avvenuto nel 1953 con un elicottero AB-47 dell’Aeronautica Militare italiana.

Tutte queste prove convinsero la Marina Militare a seguire la strada delle unità navali polivalenti dotate di una componente elicotteristica fissa a bordo con le relative attrezzature (ponte di volo, aviorimessa, ecc.), dando inizio allo sviluppo di una nuova categoria di naviglio di cui l'Italia fu senza dubbio la pioniera. Teniamo anche in debito conto che la necessità di disporre di piattaforme in grado di condurre autonomamente operazioni antisom AS derivava anche dalla percezione della minaccia sempre più reale rappresentata dalla flotta subacquea dell'Unione Sovietica nel Mar Mediterraneo, dove alcuni battelli sovietici avevano iniziato proprio in quegli anni a fare la loro comparsa operando dalla base albanese di Valona. In tal modo il 1° Agosto del 1956 a MariEliport Augusta venne formato il 1° Gruppo elicotteri con i primi sette AB-47G e da questa data l'uso degli elicotteri si estende ed arricchisce di nuove macchine, dagli AB-47J-3 (che a causa dell’impossibilità di imbarcare tanto l’armamento che gli apparati di ricerca, operavano sempre in coppia in cui uno dei due era il “cacciatore” e l'altro il “Killer”), agli SH-34 (primo elicottero in dotazione ad abbinare la funzione di scoperta a quella d'attacco).