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Rimini
Cacciamine Classe Gaeta o Lerici II^ Edizione (MHC) Gaeta
Umiltà, tenacia, costanza
La NaveLa storiaScheda TecnicaGalleria

Nave Rimini è la più giovane delle otto Unità Cacciamine Classe Lerici 2ª serie. Il suo abituale porto di assegnazione è La Spezia e dipende, organicamente ed operativamente, dal Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV), per il tramite del Comando delle Forze di Contromisure Mine (MARICODRAG) e del Comando Squadriglia Dragamine.

Nave Rimini è un'Unità tipo Mine Hunter Coastal (Cacciamine Costiero) appositamente progettata per la localizzazione e la disattivazione/distruzione di mine navali. Per l'esecuzione di tali operazioni l'Unità è dotata di un sofisticato sistema sonar che può essere filato sino a 40 metri, e di due veicoli filoguidati (ROV – Remote Operated Vehicle), tramite i quali è possibile rilevare e investigare ogni oggetto che giace sui fondali marini sino a profondità di circa 600 metri.

Varata il 17 Settembre 1994 e consegnata alla Marina Militare Italiana da parte dei cantieri Navali Intermarine di Sarzana presso il molo Pagliari di La Spezia il 26 novembre 1996, ha ricevuto il suo battesimo operativo con l'Operazione Alba Advanced Party nel Porto di Durazzo nel 1997, operando nelle acque territoriali albanesi contribuendo alla costituzione del corridoio umanitario a favore della popolazione albanese e nel 1998 ha iniziato la sua attività addestrativa nei mari del Nord Europa, presso il Mine Hunter Order Sea Training (MOST), centro di eccellenza per l'addestramento alla guerra di mine situato ad Ostenda, in Belgio.

L'attività addestrativa è poi proseguita con le periodiche sessioni di certificazione NATO (MAREVAL) a cui l'Unità è stata sottoposta negli anni per prendere parte alle operazioni internazionali come, ad esempio, l'operazione Allied Harvest per la bonifica dagli ordigni esplosivi rilasciati durante la guerra del Kosovo in Mar Adriatico. Nave Rimini ha operato più volte all'interno dello SNMCMG2 (Standing NATO Mine Countermeasures Group 2), il gruppo di reazione rapida permanente costituito dall'Alleanza Atlantica per la guerra di mine. In occasione dell'ultima aggregazione al gruppo NATO, nel 2016, Nave Rimini ha condotto attività HOD (Historical Ordnance Disposal), ovvero di ricerca di mine storiche, contribuendo alla bonifica di un campo minato risalente al secondo conflitto mondiale nelle acque del Canale di Corfù, in Grecia. In ambito nazionale, nel maggio 2017, ha operato nel dispositivo Interforze finalizzato a garantire la sicurezza del vertice G7 di Taormina.

Grazie alla disponibilità di una camera iperbarica multiposto, di personale palombaro e sanitario specializzato in fisiopatologia subacquea, l'Unità ha garantito il supporto ad operazioni del Gruppo Operativo Subacquei (G.O.S.), operanti anche a quote profonde, ed al Gruppo Operativo Incursori (G.O.I.), prendendo parte inoltre alle esercitazioni Delfino e Notte Scura 2016, nelle acque del Tirreno Settentrionale, e Delfino 2017 in Mar Jonio. Oltre alle operazioni di bonifica di aree marine con presenza di ordigni, grazie alla sua versatilità, Nave Rimini ha operato anche in ambito "dual use".

L'impiego "duale" si è nel tempo realizzato attraverso collaborazioni con il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, con la Magistratura, con il Comune di La Maddalena, con l'Università e con altri Enti e Dicasteri dello Stato, tutti a vario titolo interessati ad esplorare le profondità marine con lo scopo di ricercare e investigare relitti di navi o aeromobili, reperti di interesse storico o qualunque altro oggetto giacente sui fondali, anche per scopi legati alla preservazione dell'ecosistema marino, sovente con finalità scientifiche.

Tra le più importanti attività condotte da Nave Rimini si ricordano la collaborazione con il Ministero dei beni Culturali nel 1999, nelle acque di Trapani, le indagini a favore della Prefettura di Bari per la ricerca ed investigazione di un relitto nel 2011, nelle acque antistanti l'Albania, il supporto al Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell'Università Parthenope di Napoli per il recupero e posizionamento di sensori per lo studio del mare nel 2016, in Mar Tirreno, e la sorveglianza del rispetto dell'ecosistema marino con finalità antinquinamento nelle aree di interesse per il Ministero dello Sviluppo Economico nel 2017, nelle acque del Mar Jonio.