Storia delle costruzioni navali

I modelli esposti in questa sezione fanno riferimento al tema TECNICA ed ECCELLENZE e raccontano lo sviluppo dell'architettura navale dalla preistoria ad oggi. Una testimonianza unica dell'evoluzione costante che ha caratterizzato il rapporto dell'uomo con il mare, fonte di vita, di conoscenza, di scambio, di progresso, in particolare per i popoli e le nazioni che vi si affacciano.

Le più antiche figure di imbarcazioni sono egizie. Le prime navi erano realizzate dall'intreccio e legatura di giunchi di papiro e nel corso dei millenni della storia dell'Egitto si osserva un continuo progresso nella tecnologia di costruzione, spesso acquisita dai popoli marinari del nord del Mediterraneo. Si apprezzano i modelli in scala di una nave funeraria egizia e di una nave faraonica del XV secolo a.C., che furono realizzati proprio nel laboratorio del Museo.

Diverse riproduzioni in scala rappresentano navi romane, come le navi recuperate nel lago di Nemi agli inizia degli anni Trenta e quello di bireme romana della seconda guerra punica con ben visibile il rostro e il corvo inventato da Caio Duilio.  

Ancora, scavatrici e draghe, i modelli di due navi disegnate da Leonardo da Vinci, le caravelle Nina, Pinta e del nao Santa Maria, un vascello della lega Anseatica, il Kon Tiki, la zattera usata dall'esploratore e scrittore norvegese Thor Heyerdahl, i modelli della nave vichinga Drakkar ritrovata a Osemberg, galeazze e galere, modelli di velieri italiani del XIX secolo. Completano la rassegna una ricca esposizione di navi militari da fine Ottocento al secondo dopoguerra.

Gli ausili alla navigazione

Ancora un tributo a TECNICA ed ECCELLENZE: l'imponente ottica rotante del faro dell'isola del Tino illumina a fasci la sala, quasi a guidare idealmente i modelli delle imbarcazioni esposti. Affascinanti e bellissimi una serie di strumenti nautici ancora oggi utilizzati per il calcolo del punto nave con gli astri, con i punti cospicui terrestri e per il tracciamento delle rotte sulle carte nautiche. Scopriamo poi un bozzellone, una testa di moro, un velaccio di nave Amerigo Vespucci, sostituito a seguito di un danneggiamento e completo dell'attrezzatura, ancore di epoche diverse, alcune delle quali esposte nello spazio esterno, con ancora visibili i segni del tempo e del mare, grandi timoni. Tra i sistemi di segnalazione troverete un interessante esemplare di eliografo, un apparecchio per l'illuminazione sottomarina, un pannello diottrico per la rifrazione della luce. Nello spazio esterno dell'area museale sono esposte ancore di grandi dimensioni, tra cui spicca l'ancora "a fungo" utilizzata per l'ormeggio delle grosse boe di ancoraggio nelle rade dei porti.