Il primo importante successo dei mezzi d'assalto, dopo quattro falliti tentativi contro Alessandria e Gibilterra, venne raggiunto nella notte del 26 marzo. La mattina del giorno precedente il comandante del Crispi, Capitano di Fregata Ferrata e il Tenente di Vascello Faggioni, comandante della spedizione dei mezzi d'assalto, ricevettero il via libera per l'attacco a unità inglesi ormeggiate nella baia di Suda. La ricognizione aerea aveva, infatti, segnalato l'arrivo a Creta di un convoglio di 12 piroscafi scortato da tre cacciatorpediniere. Nella stessa notte i due cacciatorpediniere Sella e Crispi, imbarcati gli 8 barchini esplosivi diressero per Suda dove alle 23 e 30 a sei miglia dal promontorio di Acrotiri misero a mare sei mezzi d'assalto.

Silenziosamente con i motori al minimo, i mezzi d'assalto agli ordini di Faggioni si diressero verso l'ingresso della baia dove superati ben tre ordini di sbarramenti riuscirono a penetrare. Alle 05.00, al centro della baia, Faggioni riuscì attorno a sé i sei mezzi d'assalto per le ultime istruzioni e per l'assegnazione dei bersagli, prima dell'attacco. In primo piano era stato ormeggiato l'incrociatore YORK, da 8000 tonnellate, mentre i piroscafi erano stati sistemati più in dentro.

Al sottotenente di vascello Cabrini e al capo motorista Tedeschi venne assegnato come bersaglio l'incrociatore ed al sergente cannoniere Barbieri la petroliera ormeggiata davanti al paese di Suda. Al capo cannoniere De Vito e al 2° capo motorista Beccali fu ordinato di rimanere nelle vicinanze del mezzo di Faggioni.

Dopo che i due barchini esplosivi centrarono in pieno la York e il terzo la petroliera, Faggioni ordinò a Beccali di andare all'attacco di un'altra petroliera. Beccali partì a tutta velocità e giunto a 300 metri dal bersaglio si lasciò cadere in acqua. Si udì una forte esplosione e subito dopo la petroliera colpita in pieno era in fiamme. Intanto nella più completa confusione di tutta la base navale, con proiettori che sciabolavano nel cielo e le artiglierie antiaeree che sparavano all'impazzata contro un fantomatico nemico dal cielo, anche Faggioni e de Vito si lanciarono all'attacco.

Al sorgere del sole gli inglesi realizzarono che non si era trattato di un attacco aereo ma di un attacco di superficie. La base di Suda protetta da 3 ordini di ostruzioni, vigilata da vedette sempre in navigazione, era stata violata dagli uomini della Marina italiana che in pochi minuti avevano distrutto ventimila tonnellate di naviglio britannico tra cui un incrociatore.

Tutti e sei gli arditi si salvarono ma furono presi prigionieri dagli inglesi. Al loro ritorno in patria, la Marina riconoscente conferì la medaglia d'oro al valor militare ai sei volontari dell'attacco alla munitissima base navale britannica. Sei uomini diversi per grado ma uguali per ardimento, per bravura, per tenacia combattiva ispirata alle più pure tradizioni della Marina.