Dopo la resa dell'esercito ellenico alle armate tedesche ed italiane, la posizione strategica di Creta assunse un nuovo importante ruolo per la Mediterranean fleet e per questo gli stati maggiori dell'Asse, ed in particolare la Luftwaffe, cominciarono a pianificare l'invasione dell'isola per la fine di aprile.
L'Aeronautica tedesca si assunse per intero la responsabilità dell'operazione che avrebbe dovuto essere condotta impiegando pochi reparti di paracadutisti tedeschi, relegando a ruolo di comprimari Esercito e Marina.

Nel quadro dell'operazione la missione assegnata alla torpediniera Lupo, fu di scortare una ventina tra motopescherecci ed altre piccole imbarcazioni greche requisite cariche di soldati tedeschi che avrebbero dovuto giungere a Creta dopo che i paracadutisti tedeschi avessero effettuato l'aviolancio.Ma i paracadutisti della Luftwaffe subirono un forte contrasto e numerose perdite nel corso di durissimi combattimenti e questi avvenimenti trasformarono nell'arco di una notte l'operazione del Lupo in uno sbarco da condurre a viva forza su una spiaggia nei pressi dell'aeroporto di Malerme, punto focale di tutte le operazioni.

Gli ordini ricevuti dal comando di bordo furono di prendere sotto scorta l'eterogenea formazione che, il mattino del 21 maggio, si trovava ad una cinquantina di miglia da Creta. Semplici calcoli fatti sulla torpediniera resero evidente che lo sbarco delle truppe tedesche non avrebbe potuto aver luogo che la mattina successiva.

A sua volta la Mediterranean fleet pattugliava le acque di Creta con il compito di prevenire eventuali puntate offensive della flotta italiana mentre era previsto notte tempo che alcune formazioni di incrociatori e torpediniere si staccassero dal grosso della squadra per penetrare in Egeo per prevenire gli attesi sbarchi avversari.

Alle 22.33 in prossimità di Capo Spada, il Lupo avvistato improvvisamente ad una distanza di circa 1000 metri un cacciatorpediniere nemico, iniziò a distendere una cortina fumogena a protezione delle piccole unità scortate. Subito dopo fu avvistato ad una distanza di 700 metri un incrociatore britannico che aprì il fuoco contro la torpediniera italiana che rispose con tutte le armi e lanciando un siluro. Durante lo scambio di cannonate comparve improvvisamente a brevissima distanza un secondo incrociatore su cui la torpediniera concentrò il fuoco delle sue artiglierie e lanciò un secondo siluro mentre apparivano via via nella foschia, causata dalla cortina fumogena, altre sagome di navi nemiche.

Nel mezzo della mischia, ritenendo che uno dei siluri fosse andato a bersaglio e mentre le unità nemiche nell'evidente confusione creata dalla scarsa visibilità, invece di concentrare il fuoco sull'unità italiana, si scambiarono cannonate fra di loro, il Lupo riuscì a sfuggire abilmente all'impari lotta. Durante il combattimento il Lupo fu ripetutamente colpito dalla reazione avversaria, ebbe due morti e parecchi feriti gravi tra l'equipaggio. Dopo che la formazione britannica si allontanò il Lupo ritornò sulla scena d'azione per recuperare i naufraghi. Per questa ardita azione allo stendardo del Lupo venne decretata la Medaglia d'Argento al Valor Militare ed il suo comandante fu decorato di Medaglia d'Oro.