Il Cappellini, al comando del capitano di corvetta Salvatore Todaro che pochi giorni prima ne aveva assunto il comando, salpò da La Spezia il 28 settembre, e attraversò lo stretto di Gibilterra senza incontrare reazioni da parte del nemico.
Il 13 ottobre fermò in Atlantico il piroscafo iugoslavo Rapin Topick e, trovatolo in regola, lo lasciò proseguire per la sua destinazione. La sera del 15, a circa settecento miglia a nord-ovest di Madera, attaccò un piroscafo oscurato ed armato con un grosso cannone sul cassero. Si trattava del mercantile belga Kabalo, di 5.186 tonnellate, unità dispersa del convoglio QB.223 partita da Glasgow per Freetown, che aprì il fuoco sul sommergibile a circa duemila metri, costringendo il comandante Todaro a rispondere a sua volta con le artiglierie.

Dapprima ne raccolse cinque che si erano gettati in mare. Poi rintracciò una delle imbarcazioni sulla quale si trovavano ventuno uomini. Dal comandante del Kabalo, capitano Vogels, Todaro s'informò sulle condizioni dei naufraghi, e quindi, dopo aver trasbordato sulla barca i cinque uomini che aveva raccolto in precedenza e aver presi a bordo del sommergibile due feriti gravi, si allontanò promettendo che sarebbe tornato l'indomani. Egli intendeva rintracciare l'altra imbarcazione, sulla quale si trovavano sedici persone, ma, quando apprese, dalla radio, che era stata soccorsa dal piroscafo panamense Panama, invertì la rotta.

Tornato sul punto ove aveva lasciato la prima imbarcazione, e temendo per lo stato del mare per la sopravvivenza degli uomini che vi erano a bordo, Todaro decise di prenderla a rimorchio nella speranza di incontrare un piroscafo neutrale. Poi, quando nel corso della notte la violenza delle onde spezzò il cavo del rimorchio e l'imbarcazione con i naufraghi restò indietro nascosta dall'oscurità, egli non esitò a ricercarla per passarle un nuovo cavo. Nelle ore seguenti, per altre due volte il cavo si spezzò e Todaro ripeté l'operazione di agganciamento, ogni volta resa più difficile dalle condizioni del mare, finché nel pomeriggio del 17 ottobre, essendosi la scialuppa danneggiata, decise di far salire a bordo del sommergibile tutti i naufraghi, sistemandoli nella falsa torre. Potè così proseguire più speditamente per la lontana isola di Santa Maria delle Azzorre ove giunse all'alba del 19. Un canotto di gomma in grado di trasportare quattro persone a viaggio, fu posto a disposizione dei naufraghi e il comandante del Cappellini non si allontanò finché li vide tutti in salvo sulla terra.

Malgrado le direttive ricevute che non consentivano di prendere a bordo dei sommergibili i marinai delle navi silurate, gli ufficiali e gli equipaggi italiani non mancarono di soccorrere gli sfortunati naufraghi, anche se la dura realtà della guerra non giustificava simili comportamenti, facendo salire a bordo i feriti più gravi e distribuendo quando era necessario vestiario, viveri e medicinali.
Assieme alle critiche del comando dei sommergibili sul suo operato, il comandante Todaro ricevette da ogni parte, e non soltanto dall'Italia, attestazioni di simpatia e riconoscenza. Il comandante Todaro perse successivamente la vita in una missione con i mezzi d'assalto e fu decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare.