Finita la Guerra Fredda, l'apparente «elegante semplicità» del mondo di ieri è scomparsa. Siamo passati, nessuno escluso, alla c.d. globalizzazione: tecnologia digitale, finanza allargata e, per sostenere tutto ciò, una significativa espansione dei traffici marittimi, come sempre motore primo di tutto. Secondo l'IMF (International Monetary Fund) con il termine «globalizzazione» ci si riferisce comunemente al processo di integrazione economica, sociale e culturale che ha coinvolto virtualmente l'intero pianeta a partire dagli anni Ottanta del Novecento. Essa ha creato nuove opportunità, salvo modificare qualsiasi equilibrio. Tra i tanti, il passaggio da un sistema internazionale bipolare, o quasi, al multilateralismo, altro neologismo che purtroppo ha visto l'attuarsi, in luogo dei mancati «dividendi della pace», una serie di conflitti a ripetizione. Con il multilateralismo, gli Stati e i vari soggetti preposti alle Relazioni Internazionali devono porre in essere azioni e comportamenti coordinati in tutti i campi: politico, economico e, conseguentemente, militare. Gli accordi multilaterali hanno lo scopo di definire, nell'ambito di una geopolitica in continua evoluzione, le modalità d'attuazione delle iniziative comuni. Oggi, tuttavia, basta leggere gli eventi che si succedono ogni giorno, per constatare come questo sistema multilaterale sia sempre più caotico e instabile. Assistiamo al riacuirsi di «frizioni di faglia» nell'ambito di interessi e comunità diverse, si tratti di fede religiosa, di sistemi politici ed economici o, ancora, di approcci culturali differenti. A livello internazionale assistiamo al riaffacciarsi di potenze statuali con una visione strategica, diplomatica e militare indipendente e ben definita. È un nuovo trend difficile da prevedere e con il quale, con ogni probabilità, dovremo confrontarci per diversi anni in uno scenario multipolare globale. Superato il paradigma bipolare della Guerra Fredda, aumenta dunque il confronto a livello regionale tra attori sempre più indipendenti e intraprendenti. Ed è proprio nel Dominio Marittimo che queste opposte spinte verso la globalizzazione economico-tecnologica (digitale) da un lato e la regionalizzazione geopolitica dovuta alla crescente assertività dei singoli attori dall'altro, costituiranno una sfida che investirà direttamente tutti Paesi tra cui il nostro.

La crisi globale e nazionale causata dalla pandemia Covid-19 in corso non è, a sua volta, un'eccezione, ma la conferma di quanto sopra esposto. Ferme restando le inevitabili ricadute politiche, sociali ed economiche che stanno investendo il nostro Paese e l'altrettanto necessaria identificazione di quelli che sono, oggi, i termini esatti del Sistema-Italia negli ambiti, tra loro non sempre coincidenti, dell'Europa continentale e del Mediterraneo Allargato, l'apprezzamento della situazione va formulato in sede atlantica nei confronti degli Stati Uniti, Paese amico e alleato strategico fondamentale, oltre che primaria realtà economica e geopolitica.

Dato questo affresco planetario, naturalmente tratteggiato in poche righe con tutti i limiti del caso, il numero di maggio della Rivista ha lo scopo di approfondire quelli che sono gli interessi nazionali in un mondo dove la geoeconomia ha sostituito in gran parte la geostrategia come strumento della geopolitica. Proprio per queste ragioni, ci preme sottolineare la centralità del Potere Marittimo e il ruolo immutabile della Marina Militare al servizio del Paese e degli interessi della comunità di lingua italiana, nell'ambito del multilateralismo globale e indipendentemente dallo scacchiere regionale.

La Marina Militare contribuisce, nell'ambito del più ampio strumento militare interforze della Difesa, alla tutela e alla salvaguardia dei legittimi interessi nazionali mediante una risposta di tipo omnicomprensivo. È da evidenziare, tuttavia, un fatto preciso: dopo la Brexit, l'UE dispone solo della portaerei francese Charles de Gaulle e della portaerei italiana Cavour. In particolare, Nave Cavour, la quale ha concluso nei giorni scorsi (e rispettando in pieno i tempi previsti) i lavori necessari per operare con i nuovi aerei F-35B STOVL (Short Take Off and Vertical Landing) sarà l'unica unità navale dell'UE in grado di operare con velivoli di 5ª generazione, e al mondo insieme solo al Regno Unito e, naturalmente, agli Stati Uniti. Quest'aereo è a sua volta non un'evoluzione, ma la rivoluzione dell'«Information Superiority» ([1]). Detto in termini nudi e crudi non si tratta «solo» di un velivolo da combattimento. Chi lo possiede, ed è in grado di utilizzarlo, fa parte del ristretto gruppo di Paesi che pianificheranno, guideranno ed assicureranno le operazioni del futuro. Il binomio inscindibile portaerei/F-35B rappresenta la rilevanza politica, diplomatica, militare e, quindi, economica e tecnologica, della Nazione tutta, non solo in ambito continentale, ma anche attraverso il Mediterraneo Allargato, cuore del traffico del pianeta. La stabilizzazione del sistema o, meglio, la possibilità di governare gli equilibri globali nel loro continuo movimento e la proiezione e protezione degli interessi economici e finanziari del Paese costituirà la vera sfida futura del XXI secolo, il Blue Century.

 

                                                                         Daniele Sapienza



 

([1]) The operational advantage derived from the ability to collect, process, and disseminate an uninterrupted flow of information while exploiting or denying an adversary's ability to do the same (US DoD).