La NATO (North Atlantic Treaty Organization), nata nel 1949, è la più estesa alleanza, politico, militare, difensiva della storia dell’umanità, e anche la più longeva. È un’alleanza politica in quanto la NATO promuove i valori democratici e di libertà e i membri aderenti possono consultarsi e collaborare in materia di difesa e sicurezza. Il dialogo e la fiducia tra gli alleati costituiscono il collante indispensabile allo scopo, nel breve e, soprattutto, nel lungo termine, di prevenire la natura sempre incontrollabile dei conflitti armati e la correlata e inevitabile eterogenesi dei fini. È un’alleanza militare ma non solo in quanto la NATO si impegna in primo luogo a risolvere pacificamente le controversie. In caso di fallimento degli sforzi diplomatici, ha il potere militare di intraprendere operazioni di gestione delle crisi. Tali operazioni devono essere condotte dietro mandato delle Nazioni unite, da soli o in collaborazione con altre organizzazioni internazionali. Oltre a queste peculiarità, seppur rilevanti, fondamentale della NATO è la sua postura di alleanza difensiva in base al celebre Articolo 5 del Trattato di Washington (1). Vale la pena di notare che questa norma, la quale possiede forza di legge per tutti gli aderenti in quanto recepita dai rispettivi ordinamenti, non lascia nessun dubbio interpretativo: la difesa è individuale e collettiva. Ancora più chiaramente: qualsiasi attacco contro qualsiasi Stato appartenente alla NATO è un attacco contro gli altri e la risposta è collettiva e immediata. Spetta alla politica modulare questa legittima difesa in modo proporzionale e adeguato alle circostanze, mentre il fine ultimo consiste nel «ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale». Il generale prussiano Carl von Clausewitz (2), nel suo celebre e spesso citato Vom Kriege (3) («Della Guerra»), offre della difesa le seguenti, attualissime definizioni:«Qual è l’idea fondamentale della difesa? Parare un colpo. Qual è la sua caratteristica? Attendere il colpo che si deve parare. È dunque questo il carattere distintivo di ogni azione difensiva (…) il concetto complessivo integrale che presiede alla difesa è l’attesa e la reazione». Naturalmente attendere non significa rimanere immobili e passivi; al contrario significa: «attendere l’assalto contro le punte delle nostre baionette», vale a dire essere pronti in qualunque momento per qualunque evenienza. Per Clausewitz, lo scopo della difesa è la «conservazione», mentre il fine dell’attacco è la«conquista». Beninteso la difesa implica una reazione offensiva per ristabilire pace e sicurezza, ovvero il principio di«conservazione»degli equilibri. Per questo sottile pensatore tedesco la difesa è indubbiamente più vantaggiosa rispetto all’attacco: «la difesa è la più forte delle due forme di guerra» (4). La spiegazione è implicita: «Se la forma offensiva fosse la più forte, non esisterebbe più alcun motivo di scegliere comunque la difensiva (…) si dovrebbe dunque sempre attaccare e la difensiva diverrebbe un assurdo». Sempre secondo Clausewitz tale giudizio non è solo un convincimento politico ma finanche i generali: «anche quando sono decisamente proclivi all’attacco, hanno tuttavia l’intimo convincimento della forza superiore della difensiva». Volendo «seguire nella scia» il pensiero di questo grande teorico che maturò, non dimentichiamolo, una concreta esperienza militare sul campo, in 10 anni di guerra contro Napoleone, la cui opera è indubbiamente fondamento del pensiero strategico moderno, vediamo se sia possibile esaminare come la NATO abbia nel corso della sua storia declinato i concetti clausewitziani di attendere e reagire, ovvero come essere pronti nella difesa e quali sono state le modalità di reazione passando da una vigile difesa al successo finale. In primo luogo, attendere e reagire ha sempre significato, per la NATO, la capacità di adattarsi alla situazione in atto. Una realtà evidenziata dai Concetti Strategici (Strategic Concept) adottati dai Capi di Stato e di Governo dei paesi dell’alleanza. Dal 1949 a oggi ben 8 Strategic Concept sono stati via via elaborati. Possiamo parlarne tranquillamente perché i Concetti Strategici non sono più secretati dal 1991, passando al pubblico dominio. Dal 1949 al 1991 la strategia della NATO dell’attendere e reagire è stata caratterizzata dalla difesa assicurata dalla deterrenza (in primo luogo nucleare) affiancata sempre più dalla diplomazia del dialogo e della distensione, soprattutto negli ultimi due decenni della Guerra Fredda. Nel corso di quel periodo durato poco più di quaranta anni, sono stati elaborati quattro Concetti Strategici, accompagnati da diversi altri documenti attuativi che stabilivano e implementavano le misure particolari quali le: «Strategic Guidance» e le «Measures to Implement the Strategic Concept». A partire dal 1991, significativamente con la dissoluzione dell’Unione Sovietica (26 dicembre 1991), attendere e reagire per la NATO ha significato l’adozione di un approccio difensivo a più ampio spettro. Non solo difesa attraverso la deterrenza ma altresì cooperazione e sicurezza allargata. Tutto ciò fino gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001, dove attendere e reagire per la NATO ha significato una risposta concreta e massiccia nei confronti del terrorismo, della diffusione delle armi di distruzione di massa e della minaccia rappresentata dalla guerra ibrida nonché dalle tecnologie dirompenti emergenti. In questo caso l’Alleanza ha impegnato truppe anche al di fuori dell’area Euro-Atlantica, come ad esempio in Afghanistan, per 20 anni. Nel tempo sono stati prodotti tre Concetti Strategici non classificati (1991, 1999 e 2010), integrati da documenti militari rimasti, per forza di cose, classificati. Di particolare e significativa rilevanza strategica lo Strategic Concept di Lisbona del 2010, che avrebbe potuto segnare una svolta benefica epocale secondo un modello di allargamento e di apertura. Allargamento (Open Door), inteso nel senso di accettare l’ingresso di tutti i paesi democratici europei che condividevano i valori democratici dell’Alleanza, e apertura (Partnerships) attraverso un ampio network di relazioni di partenariato con paesi e organizzazioni di tutto il mondo. In particolare, lo Strategic Concept 2010 ravvisava e affermava nella cooperazione NATO-Russia, un’importanza strategica fondamentale per contribuire a creare uno spazio comune caratterizzato dalla pace, dalla stabilità e dalla sicurezza (5). La NATO, nel ribadire di non rappresentare una minaccia per la Russia, dichiarava, au contraire, di voler stabilire un vero strategico partenariato basato sugli obiettivi, sui principi e sugli impegni assunti dal NATO-Russia Founding Act e dalla Dichiarazione di Roma (Rome Declaration), con speciale attenzione al rispetto dei principi democratici, della sovranità, dell’indipendenza e dell’integrità territoriale degli stati nell’Area Euro-Atlantica. In questo caso di trattava di un attendere e reagire della NATO attraverso quello che è stato definito un «Active Engagement» e una «Modern Defence». Come si può notare non sembra assolutamente corretto giustificare in qualunque modo il successivo comportamento aggressivo della Russia in base a un supposto e sconsiderato allargamento, in modalità unilaterale, della NATO verso EST. Al contrario, si trattava di un’apertura ad ampio spettro della NATO che comprendeva e inglobava la Russia come partner strategico. Una grande occasione che avrebbe portato sicuri benefici economici e culturali a tutti. Il resto è cronaca, dalla campagna di Crimea del 2014 la crescente postura aggressiva russa, così come l’ascesa della Cina, ha inaugurato un nuovo panorama geostrategico caratterizzato da una rinnovata competizione. A seguire, attendere e reagire per la NATO ha comportato il dover ridistribuire le truppe sul suo fianco orientale e sudorientale a partire dal 2017 fino alla recente aggressione Russa in Ucraina, che ha modificato significativamente e nuovamente il principio di difesa attraverso una decisa deterrenza, come ribadito nel recentissimo Strategic Concept di Madrid del 2022. I contenuti e i toni dello Strategic Concept del 2022 rispetto allo Strategic Concept del 2010 sono infatti significativamente cambiati assumendo necessariamente caratteristiche dure e lapidarie: «Sebbene la NATO sia un’Alleanza difensiva, nessuno deve dubitare della nostra forza e risolutezza nel difendere ogni centimetro del territorio dell’Alleanza, preservare la sovranità e l’integrità territoriale di tutti gli Alleati e prevalere contro qualunque aggressore (…) rafforzeremo significativamente la nostra postura di deterrenza e di difesa (…)». Sono parole che non lasciano dubbi interpretativi e che tuttavia comportano inevitabilmente un prezzo e un impegno concreto per la pace anche in termine di costi e risorse da investire. Come ha sottolineato recentemente il Signor Presidente della Repubblica: «la pace è un valore da coltivare e preservare e, più che mai, l`odierna aggressione scatenata dalla federazione russa contro l`Ucraina, ci chiama alla responsabilità di testimoniare concretamente le nostre convinzioni, sottolineando la necessità di presidiare, con i nostri alleati, i principi su cui si fonda la cooperazione internazionale» (6).

In conclusione, la NATO è una alleanza difensiva e la difesa, come sosteneva Clausewitz, è più forte e più vantaggiosa dell’offesa. La NATO ha sempre saputo attendere e reagire secondo i saggi principi delle democrazie (magari lente a decidersi, ma inarrestabili quando si muovono). Se chiamata a intervenire agisce, e lo fa non per vuote e inutili conquiste territoriali, ma per ristabilire gli equilibri, sempre instabili, delle aree interessate, soprattutto sul mare e dal mare come gli anni più recenti hanno inequivocabilmente dimostrato e attraverso il mare, con particolare riferimento al Mediterraneo, la cui nuova importanza strategica è stata riconosciuta dalla Conferenza di Madrid, senza trascurare i Teatri più lontani, Estremo Oriente compreso.  La NATO paladina dei principi e dei valori (occidentali per definizione) di libertà e democrazia, che sono valori non negoziabili o calpestabili. Se Mosca — parafrasando Omero — sta infliggendo «infiniti lutti agli Achei» cioè al popolo ucraino, è anche vero che le vicende ucraine hanno avuto l’effetto, certo non desiderato né apprezzato della leadership russa, di rafforzare e compattare l’Alleanza. La NATO attende e reagisce dando il benvenuto, in tempi fulminei e impensabili fino a pochi mesi fa, alla Svezia e alla Finlandia. Una scelta e una determinazione immediate sulle quali chiunque, qualunque posizione occupi, non potrà fare altro che meditare.

NOTE

(1) Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali. https://www.nato.int/cps/fr/natohq/official_texts_17120.htm?selectedLocale=it.

(2) Carl von Clausewitz, Burg bei Magdeburg, 1º giugno 1780 - Breslavia, 16 novembre 1831 è stato un generale, scrittore e pensatore militare prussiano.

(3) Carlo Von Clausewitz «Della Guerra», Libro VI La difensiva. Ufficio Storico S.M. R. Esercito, Roma. 1942 p. 403.

(4) Ibidem pag. 406.

(5) Strategic Concept 2010 - Active Engagement Modern Defence para 33 pag.29.

(6) 4 novembre 2022. Giorno dell`Unità Nazionale e giornata delle Forze armate: parte del messaggio del Signor Presidente della Repubblica Italiana in occasione della ricorrenza.