Alla vigilia dell'entrata in guerra dell'Italia, la situazione dell'Aviazione di Marina era piuttosto fluida ed in veloce evoluzione, anche se pur avendo già delineato le tattiche per l’impiego dei nuovi mezzi nelle diverse situazioni operative, tuttavia non era stato ancora fissato un preciso piano industriale per la costruzione di aeroplani, idrovolanti e dirigibili. Ad ogni modo al momento dell’entrata in guerra dell’Italia con l'Austria-Ungheria (il 24 maggio 1915), la Regia Marina dispone di tre stazioni idrovolanti, altrettante per dirigibili con un aeronave ciascuna e 15 idrovolanti in tutto, a cui si aggiungeva l'incrociatore protetto Elba, classificato come unità trasporto ed appoggio idrovolanti e con due idrovolanti ed un pallone frenato a bordo.

Con questi sparuti mezzi il personale di Marina effettua missioni di ricognizione, scorta, caccia, bombardamento e naturalmente arrivano le prime medaglie d'oro al valore ai Tenenti di Vascello piloti Giuseppe Garassini Garbarino ed Eugenio Casagrande. La Grande Guerra fu motivo di così tale impulso per la crescita dell’aviazione navale, che alla fine del conflitto disporrà di ben 25 dirigibili, 550 idrovolanti ed 86 aerei da caccia. Il 30 Settembre del 1920, arriva la bandiera di guerra insieme all’attribuzione da parte del Re Vittorio Emanuele III della denominazione di “Forza Aerea della Regia Marina”. Nel frattempo, le varie esperienze acquisite nel corso del conflitto appena terminato avevano chiaramente mostrato che l’impiego della componente aerea della Marina poteva andare ben oltre quello già ampiamente verificato in combattimento, anzi, ora più che mai, diventò essenziale disporre di aerei in grado di operare con le navi e contestualmente basati su di esse.

Anche a seguito delle esperienze delle altre principali marine, si avverte in Italia il valore della nave portaerei e la convinzione è tale che alla conferenza di Washington del 1922 l'Italia chiede ed ottiene la possibilità di costruire almeno due navi portaerei per un totale di 60.000 tonnellate. Per accelerare l’esperienza in questo campo si registra nel 1923 il completamento della Regia Nave Appoggio Aerei Giuseppe Miraglia, unica vera portaerei italiana fino all’arrivo di Nave Garibaldi. Ma qualcosa è destinato a cambiare. Nel Marzo del 1923 viene costituita la Regia Aeronautica, facendo dell’Italia il secondo paese al mondo ad aver costituito un'aeronautica indipendente dopo la Gran Bretagna.

Apparentemente, almeno all'inizio, il patrimonio aeronavale sino allora acquisito fu conservato, però già nel 1925 la bocciatura di un progetto per una portaerei rappresenta storicamente l’inizio di una nuova tendenza che si sta già facendo largo in campo politico e aviatorio. I responsabili dell’appena nata Arma Aeronautica indipendente vogliono accentrare tutte le responsabilità relative al mezzo più leggero dell’aria nelle loro mani e così chiesero ed ottennero un ridimensionamento della componente aerea navale, con una dipendenza dalla Marina per la sola parte relativa all'addestramento ed all'impiego operativo, ma personale e parte tecnica relativa alle caratteristiche ed armamento dei velivoli subordinata all'Aeronautica.

Fu così che nel 1931 venne emanata la Legge n° 38 che ridefinì i compiti e la struttura dell'Aviazione per la Regia Marina, la quale venne posta alle dipendenze di un generale della Regia Aeronautica, con piloti e specialisti di volo anch’essi appartenenti a quest’arma e gli Ufficiali di Marina costretti a ricoprire a bordo dei velivoli (per giunta giuridicamente di loro proprietà) la sola mansione di “Osservatore d'Aeroplano”. La fine delle aspirazioni aeronautiche della Regia Marina arriva nel 1937, quando, a seguito dell’ennesima nuova normativa, tutti i velivoli militari vennero assegnati alla Regia Aeronautica con il potere di decidere il numero di squadriglie da assegnare alla Regia Marina, da destinare comunque al solo compito della ricognizione navale. Per vedere nuovamente la Marina dotata di una sua componente aeronautica indipendente si deve appunto passare per il 1° Agosto del 1956 sull’eliporto di Augusta-Terrevecchie.