CRDA Cant.Z.501 "Gabbiano"
Idrovolante da ricognizione marittima, monomotore, monoplano a struttura lignea



 


 


Costruttore::

Cantieri Riuniti dell’Adriatico
progettista: Filippo Zappata
pilota collaudatore: Mario Stoppani
primo volo prototipo: MM. 247 il 7 febbraio 1934
località: Monfalcone (Trieste)
esemplari prodotti: 504 (di cui 122 con motore I.F. Asso XI e 382 con I.F. Asso 750) + 1 prototipo
costo al 1938: Lit. 692.000

Peso:

a vuoto: kg. 3.750
a carico massimo: kg. 5.850

Dimensioni:

apertura alare: m. 22,50
lunghezza totale: m.14,95
altezza totale: m. 4,40
superficie alare: mq. 62

Apparato motore:

Isotta-Fraschini Asso 750 R
potenza: cv. 750

Velocità:

massima: km/h. 224 a m.
minima: km/h. 109
tempo di salita: 36' 24 a 4.000 m.
tangenza massima: m. 4.600

Autonomia:

km 2000

Armamento:

3 mitragliatrici da 7,7 mm.
Carico bellico: kg. 640

Equipaggio:

5 componenti (I e II pilota, ufficiale di rotta, motorista, osservatore)

Impostato nel 1934, il prototipo del Cant. Z. 501 venne portato per due volte da Mario Stoppaní alla conquista del primato mondiale di distanza per idrovolanti: la prima con un volo di 4130 km. da Monfalcone a Massaua e l’anno successivo con il volo Monfalcone – Berbera che portò il record a 4930 km. Successivamente veniva impostata la versione militare per la Ricognizione Marittima. Alcuni esemplari presero parte, nelle file nazionaliste, alla guerra di Spagna; ma il vero battesimo del fuoco arrivò nel corso del secondo conflitto mondiale. Al giugno del 1940, infatti, per i reparti della Ricognizione Marittima il Cant. Z.501 costituiva il materiale base. Impiegati nelle missioni proprie alla specialità (ricognizione, scorte convogli, lotta antisom) seppure le caratteristiche di velocità ed armamento, unite alla congenita scarsa affidabilità del propulsore, rendessero l’aereo eccessivamente lento e vulnerabile. Nonostante ciò il Cant. Z. 501 fu attivo sino all’armistizio svolgendo un compito prezioso. Le forze aeree cobelligeranti utilizzarono circa 30 Cant. Z.501 operarono sugli idroscali di Brindisi e di Taranto in azioni di scorta e la ricerca di naufraghi. Nel dopoguerra l’ormai vetusto idrovolante scomparve rapidamente dai ruoli dell’Aeronautica.