Nuovi elementi sulle artiglierie e le battaglie navali italiane, 1917-1943
(Edizione Novembre-Dicembre 2024)
PREFAZIONE
L'avvenuta, fortunata scoperta di alcuni documenti italiani redatti durante e subito dopo la Seconda guerra mondiale e il loro puntuale confronto con i contemporanei atti dell'Ammiragliato britannico permettono, oggi, di formulare nuovi giudizi in capo alla vexata quaestio relativa all'efficacia delle artiglierie navali italiane in occasione di quel conflitto. L'intento di queste pagine, naturalmente, non è polemico, ma ha il solo scopo di aggiornare il lettore in merito a questioni che, pur con il radicale cambio dei sistemi d'arma avvenuto dopo la Seconda guerra mondiale, rivestono - ancora oggi - alcuni aspetti di stringente attualità, oltre che di corretto metodo storiografico.
La seconda parte di questo supplemento è parimenti nata in seguito un'altra felice circostanza: il confronto tra alcune fotografie di origine britannica e italiana suffragate da documenti inediti delle due parti.
Si tratta - sono il primo ad ammetterlo - di risultati inattesi e, per certi versi, sorprendenti, per i quali sono in debito con una folta legione di amici sparsi attraverso due oceani. Non c'è, tuttavia, da stupirsi, né davanti alla solidarietà che unisce gli storici navali del mondo, né a fronte della sportività di quelli anglosassoni. E, in fin dei conti e a ben vedere, neppure le inattese scoperte che seguiranno nel corso della pagine di questo Supplemento dovrebbero meravigliare più di tanto. Sono, infatti, di conio inglese due frasi rivelatesi fondamentali nel corso della mia vita. La prima è tratta dall'Amleto di Shakespeare: “Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante tu ne possa sognare nella tua filosofia". La seconda fu pronunciata da Winston Churchill il 30 novembre 1943: “In guerra la verità è così preziosa che è necessario difenderla con una guardia del corpo di bugie (bodyguard of lies)". Frase malamente tradotta, in Italia, utilizzando l'espressione “una cortina di bugie", ma - non per questo - meno vera e, come vedremo, senz'altro giustificabile.
Mi sia concesso, infine, dopo oltre un terzo di secolo di ricerche, ricordare quanto scrisse, nel 1992, l'ammiraglio Giuseppe Pollastri, Direttore del Tiro a bordo di diverse navi da guerra italiane durante l'ultimo conflitto mondiale, quando commentò, sulla Rivista Marittima, il mio primo articolo pubblicato sul mensile dello Stato Maggiore della Marina Militare, scrivendo: “I numerosi confronti ci sono stati, e oggi il lavoro di ricerca storica del Dottor Cernuschi ci ha dato la risposta".
L'autore
Il Littoral Expeditionary Group (leg) della Marina Militare alla esercitazione “Nordic Response 2024” il contributo della forza anfibia della mm alla nato
(Edizione Luglio - Agosto 2024)
PREFAZIONE
Nella prima delle sue Satire, dedicata a Mecenate, Orazio contrappone il militare, oppresso dagli anni di servizio e con le membra affrante dalla lunga fatica, al marinaio della marina mercantile, strapazzato sulla sua nave in balia delle onde e dei venti, e attribuisce ad entrambi una certa invidia reciproca, facendo dire al primo «fortunati i marittimi!» e al secondo «meglio la vita militare!» (1). Tali considerazioni, che riflettono chiaramente anche la proverbiale preferenza per l’erba del vicino (2), possono essere ribaltate ponendo l’accento sui due aspetti negativi: le logoranti prove sopportate durante la lunga carriera militare e il severo tormento provocato dalle navigazioni nel mare in burrasca. Questi due sensibili inconvenienti erano evidentemente alternativi per i due personaggi citati dal poeta romano, ma si assommavano per gli uomini che prestavano servizio nelle flotte imperiali, essendo essi allo stesso tempo militari e marinai.
Il personale imbarcato sulle navi da guerra era quindi soggetto sia ai disagi e ai pericoli che affrontavano i marittimi sui bastimenti mercantili, ma senza l’incentivo dei loro lauti guadagni, sia ai rigori della disciplina e alle fatiche che gravavano sui militari dell’esercito, ma senza la stabilità e la sicurezza di cui godeva chi non andava per mare. Il servizio in marina veniva pertanto reputato il più duro di tutti. Ciò si ripercuoteva inevitabilmente sulle caratteristiche del relativo arruolamento volontario, che, come vedremo, ha comunque assicurato alle flotte imperiali delle risorse umane del tutto adeguate, qualitativamente e quantitativamente.
L'autore
I CLASSIARI - I Precursori romani delle moderne fanterie di Marina (Edizione Aprile-Maggio 2024)
PREFAZIONE
Nella prima delle sue Satire, dedicata a Mecenate, Orazio contrappone il militare, oppresso dagli anni di servizio e con le membra affrante dalla lunga fatica, al marinaio della marina mercantile, strapazzato sulla sua nave in balia delle onde e dei venti, e attribuisce ad entrambi una certa invidia reciproca, facendo dire al primo «fortunati i marittimi!» e al secondo «meglio la vita militare!» (1). Tali considerazioni, che riflettono chiaramente anche la proverbiale preferenza per l’erba del vicino (2), possono essere ribaltate ponendo l’accento sui due aspetti negativi: le logoranti prove sopportate durante la lunga carriera militare e il severo tormento provocato dalle navigazioni nel mare in burrasca. Questi due sensibili inconvenienti erano evidentemente alternativi per i due personaggi citati dal poeta romano, ma si assommavano per gli uomini che prestavano servizio nelle flotte imperiali, essendo essi allo stesso tempo militari e marinai.
Il personale imbarcato sulle navi da guerra era quindi soggetto sia ai disagi e ai pericoli che affrontavano i marittimi sui bastimenti mercantili, ma senza l’incentivo dei loro lauti guadagni, sia ai rigori della disciplina e alle fatiche che gravavano sui militari dell’esercito, ma senza la stabilità e la sicurezza di cui godeva chi non andava per mare. Il servizio in marina veniva pertanto reputato il più duro di tutti. Ciò si ripercuoteva inevitabilmente sulle caratteristiche del relativo arruolamento volontario, che, come vedremo, ha comunque assicurato alle flotte imperiali delle risorse umane del tutto adeguate, qualitativamente e quantitativamente.
L'autore
LA NATO DALLE ORIGINI A OGGI: FOCUS SUL «FIANCO SUD» MARITTIMO
(Edizione Giugno 2023)
PREFAZIONE
Trattasi di un interessante compendio della evoluzione dell’organizzazione della NATO dalle origini ad oggi, messa in relazione ai cambiamenti intervenuti nello stesso periodo nelle aree interne e/o circostanti lo spazio di responsabilità dell’Alleanza, con utili rinvii alla pertinente documentazione di archivio per l’approfondimento dei principali passaggi.
Particolarmente meritevoli di attenzione le riflessioni sulla situazione attuale e le ipotesi sul prossimo futuro ed in particolare la valutazione secondo la quale la condizione attuale del cosiddetto «Fianco Sud» sia di elevata delicatezza e richieda tutta la possibile attenzione dei vertici NATO, con la componente marittima particolarmente caricata dalle necessità di monitoraggio e controllo del Mediterraneo (ivi compresi Mar Nero, Mar Rosso, Golfo di Aden), nonché di conoscenza e confidenza con i paesi della sponda sud del bacino.
Con l’ingresso dei due nuovi Paesi nordeuropei nell’Alleanza è prevedibile un considerevole incremento dell’impegno del MARCOM verso il Baltico e l’estremo Nord, quindi anche un’eventuale ipotesi della riattivazione del Comando Alleato Marittimo di Napoli (CC MAR Naples), secondo quel processo di adattamento della propria organizzazione al contesto geostrategico di riferimento sempre attuato dalla NATO nel tempo, potrebbe non essere del tutto “campata in aria”. In proposito, almeno dal punto di vista logistico la riattivazione non dovrebbe rappresentare un problema insormontabile, (la nuova struttura di Lago Patria era all’origine destinata ad ospitare sia il Joint Force Command che il CC MAR) con un sostanziale contenimento della onerosità della iniziativa.
Qualora la Difesa fosse di concorde avviso e si determinasse un positivo orientamento in tal senso in ambito governativo (anche alla luce delle considerazioni più generali sulla partecipazione del nostro Paese all’Alleanza in termini sia economici che di allocazione di Forze, come osservato dall’autore), una proposta in tal senso potrebbe trovare favorevole attenzione a Bruxelles, o quantomeno stimolare delle riflessioni strategiche. Se poi una tale ipotesi non dovesse sortire seguiti — per motivi che potrebbero spaziare dall’opportunità o meno di rimettere in discussione una decisione già presa ambito NATO sulla chiusura del Comando Marittimo responsabile a livello operativo dell’area mediterranea, a questioni legate con le ristrettezze di personale conseguenti le più recenti contrazioni dell’organico della Forza Armata — si dovrebbe valutare la possibilità di ricorrere al nostro Comando in Capo della Squadra Navale (CINCNAV) per tale ruolo “sotto berretto NATO”. Tale ipotesi, che richiama la situazione precedente al 2013, non è sicuramente priva di controindicazioni, ma rappresenterebbe per il «Fianco Sud» dell’Alleanza, da un lato, quanto di meglio la NATO possa aspirare per la gestione dell’insieme dei compiti marittimi dell’area in questione, dall’altro una nuova opportunità per la Difesa attraverso la Marina Militare, nel più ampio contesto dell’importanza del mare e della marittimità per l’Italia.
Ammiraglio di squadra (ris.)
Maurizio Gemignani
A COLPI DI CANNONE – Tomo I - “Il duello europeo nel Mediterraneo, giugno 1940 - giugno 1941” (Edizione Ottobre 2022)
A COLPI DI CANNONE – Tomo II - “Il duello europeo nel Mediterraneo, giugno 1940 - giugno 1941” (Edizione Novembre 2022)
Presentazione
Romeo Bernotti (1), uno dei massimi pensatori marittimi e navali italiani, nel suo ultimo libro ricordava significativamente:
«(…) molti uomini pratici si vantano di ignorare la storia, perché i fatti non si ripetono mai allo stesso modo. Io sostenevo, invece (e ancora così penso) che occorresse abituarsi a riflettere sulla storia delle condizioni strategiche per acquisire l’abitudine a ragionare nei casi concreti» (2). Con lo stesso spirito “bernottiano”, la
Rivista Marittima è lieta di presentare questo corposo supplemento:
«A colpi di cannone - Mediterraneo e Mar Rosso, 1940-45: storia di 700 azioni navali di superficie» a firma di un Autore, ormai storico della testata: Enrico Cernuschi, che certamente è ben noto ai lettori della
Rivista Marittima per la sua vasta produzione editoriale (articoli, saggi e monografie inerenti alla storia navale). Tale cospicua attività editoriale, in alcuni casi ha suscitato dibattiti anche aspri tra gli addetti ai lavori. Certamente egli possiede un attaccamento ed una passione verso la Marina Militare davvero notevoli (le radici di ciò risalgono a un lontano passato debito di riconoscenza, dove la Marina ha avuto un ruolo determinante e vitale nel vissuto personale familiare, e che lasciamo eventualmente all’Autore la libertà di ricordarlo in qualche suo futuro scritto) e proprio per questo è stato a volte considerato, erroneamente, come uno
“storico di parte”. Ebbene in realtà si è del parere che la
“tifoseria interiore”, che effettivamente traspare nei suoi scritti, non abbia mai impedito, nella sostanza ultima, una lucida e imparziale analisi storica, con particolare riferimento alla lotta nel Mediterraneo nella Seconda Guerra Mondiale, scevra da pregiudizi di sorta e soprattutto mai rivolta contro qualcuno (ad esempio la
Royal Navy), bensì tesa ad esaltare nella giusta luce e verità i vari antagonisti, così da meritare tutti i contendenti, nella asprissima e combattuta lotta, il plauso del servizio, dell’onore e del merito vicendevoli. Se non fosse così, la vittoria anglo-americana in Mediterraneo sarebbe stata ben poca cosa e non giustificherebbe l’enorme impegno di risorse e di mezzi profusi e purtroppo la perdita di innumerevoli preziose vite umane da entrambe le parti. Fatte queste doverose premesse, lo scritto che ci accingiamo a presentare ci appare significativo per tre motivi che si ritengono rilevanti e che parimenti sostanziano ulteriormente il convincimento sopra espresso. Un primo motivo è che il corposo studio dell’Autore si caratterizza non solo per una completa e accurata disamina delle azioni e degli scontri di superficie in Mediterraneo, ma anche per un consistente corredo strategico di riferimento che accompagna, significandole e giustificandole, le varie fasi che si sono succedute. Sono varie le riflessioni che naturalmente sorgono e che
“seguono nella scia” le riflessioni dei
“casi concreti” del presente. Si tratta cioè di un supplemento che oltre ad affascinare ci abitua a riflettere, come sosteneva Bernotti, sulla storia delle condizioni strategiche di riferimento. Un’abitudine che è bene non tralasciare, soprattutto se pensiamo a quanto le condizioni strategiche di riferimento influenzino tutt’oggi la geostrategia e la geoeconomia, non solo in Mediterraneo. Un secondo motivo è dato dal fatto che “La battaglia del Mediterraneo 1940 – 1945” fu davvero un’acerrimo e quanto mai impegnativo combattimento, senza esclusione di colpi, condotto sul mare per tutti i contendenti. Il Lettore non potrà solo che avvedersi del livello dello sforzo profuso, delle capacità belliche espresse, della motivazione e della tenacia degli uomini che si affrontarono a bordo delle corazzate, degli incrociatori, dei cacciatorpediniere, sulle motosiluranti di giorno e di notte. Punta Stilo, Capo Spada, Taranto, Gaudo, Matapan, Capo Teulada, Baia di Suda, Alessandria d’Egitto, Malta, Gibilterra, la Prima battaglia della Sirte, la Seconda battaglia della Sirte, le battaglie di Pantelleria, Mezzo Giugno e di Mezzo Agosto… sono nomi di località e di azioni che dobbiamo conoscere, onorare e ricordare per il valore espresso da parte di tutti, per il sacrificio degli uomini che nello spirito di servizio obbedirono in armi il proprio Paese. Ci furono anche innumerevoli piccoli scontri che (come scrive l’A. nell’Introduzione):
«furono azioni affidate, come in ogni guerriglia navale, all’iniziativa di giovani ufficiali dall’animo gigante in grado, talvolta, di conseguire successi clamorosi, ma sempre e comunque rivelatisi capaci di guidare la propria gente, da loro bene addestrata, a combattere confronti impossibili». Il diuturno impegno fu assolto ogni giorno e ogni notte secondo i valori e l’etica che ancora oggi contraddistingue l’operare degli uomini e delle donne della Marina Militare: obbedienza, patria e onore! Infine, mi preme sottolineare un terzo e ultimo punto. Per il lettore appassionato di storia navale il presente saggio riveste carattere esegetico e didattico, in quanto viene racchiusa in un unico testo la sequela degli scontri e delle azioni avvenute in quel teatro strategico della seconda guerra mondiale che fu il Mediterraneo. Non è cosa banale poiché l’ampiezza del teatro stesso, il numero degli scontri, la similitudine e la ripetizione delle azioni offensive e difensive non facilita il chiaro dispiegamento degli avvenimenti che invece grazie al presente testo è possibile ordinare mentalmente e contestualizzare.
Ci sia infine concesso di chiudere la presentazione con un auspicio e con esso una ultima nota in margine introduttiva. L’auspicio è che questo supplemento sia letto dal maggior numero possibile di lettori e, in particolare, se ne raccomanda la lettura agli Ufficiali, Sottufficiali e Graduati della Marina Militare che per primi devono conoscere il passato della Forza Armata. Infine, si denota, con piacere, ma non è affatto scontato, che si tratta davvero di una lettura scorrevole, avvincente e affascinante, che riflette uno spirito di bellezza. In sintesi la presente monografia è un ottimo strumento anche per comprendere e mai dimenticare la nostra storia navale, le nostre tradizioni, le gesta di chi ci ha preceduti.
Il direttore responsabile
Capitano di vascello Daniele Sapienza
NOTE
(1) Romeo Bernotti (1877-1974); egli fu ammiraglio e teorico dell’allora Regia Marina, sostenendo – tra l’altro – l’importanza dell’aviazione navale e della costruzione delle portaerei. Nominato Senatore del Regno, continuò in Senato a propugnare le sue dottrine navali.
(2) R. Bernotti,
Cinquant’anni nella Marina Militare – Diari e memorie, Mursia 1971.
«McMullen Naval History Symposium» 23-24 settembre 2021 (Edizione Settembre 2022)
Premessa
I saggi contenuti in questo supplemento della Rivista Marittima sono il frutto della partecipazione di un gruppo di studiosi delle Università di Genova, Milano, Padova e Siena e di ufficiali della Marina Militare alla conferenza biennale «McMullen Naval History Symposium», ospitata il 23-24 settembre 2021 dall’Accademia navale della U.S. Navy con sede ad Annapolis (Maryland).
La conferenza è la maggiore del suo genere al mondo ed è una importante occasione periodica per gli studiosi di tutto il mondo di riunirsi e discutere delle tematiche del potere marittimo e navale lungo tutto il corso della storia umana.
Nel 2021, nell’intento di radunare alcune delle figure di maggior spicco della storia navale italiana che si occupano del periodo moderno a quello contemporaneo, provenienti sia dall’Università sia dalla Marina Militare, coinvolgendo anche alcuni giovani studiosi in formazione o all’inizio della carriera, il CeSMar ha deciso di preparare un panel per proiettare la discussione sul potere navale nazionale in ambito internazionale, ma anche mostrare la necessità di operare come rete scientifica a sostegno della disciplina con persone specializzate nel settore.
Purtroppo, a causa della pandemia, non è stato possibile recarsi negli Stati Uniti. Nonostante questo, si è ritenuto l’occasione ideale per rinsaldare il legame tra il mondo universitario e l’Istituzione nell’ambito degli studi storici.
Di conseguenza, grazie alla fattiva collaborazione della Marina Militare e del Comando Scuole della Marina Militare attraverso Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia, è stato possibile trasmettere l’evento dalla sede dell’ISMM di Venezia, a cui dobbiamo un particolare e sentito ringraziamento per la riuscita dell’iniziativa.
Desidero infine esternare sensi di gratitudine alla Rivista Marittima e al suo Direttore, per aver voluto pubblicare questo elaborato a testimonianza di un’immutabile tradizione di impegno nella diffusione della cultura marittima.
Contrammiraglio (aus) Roberto Domini
Il presidente del CeSMar (Centro Studi di Geopolitica e Strategia Marittima)
Compendio Sicurezza e Difesa Marittima (Edizione Giugno 2022)
Prefazione
Sono molto fiducioso dell’apprezzamento che questo corposo e articolato lavoro editoriale dedicato alla «sicurezza e difesa marittima» saprà riscuotere. Lo sono per molteplici ragioni. Innanzitutto, per la valenza dei suoi contenuti e per la visibilità garantita dalla pubblicazione come Supplemento alla Rivista Marittima, lo storico e longevo mensile strategico della Marina Militare con i cui lettori mi fa piacere condividere queste mie riflessioni. Un piacere alimentato anche dal fatto che nel biennio 2019-2021, quando ero Sottocapo di Stato Maggiore della Marina, ho seguito il percorso di sviluppo e affinamento di questo elaborato la cui pubblicazione avviene mentre assolvo il mio attuale incarico di Comandante in capo della Squadra navale, l’Alto comando nazionale in cui risiede la massima competenza, prontamente disponibile, per ciò che riguarda trasversalmente la gestione operativa delle Forze sul mare e dal mare. Ma prima ancora che da militare e da addetto ai lavori, la mia soddisfazione per la pubblicazione di questo lavoro la provo da cittadino di una nazione come l’Italia, con un destino da sempre legato ineludibilmente al mare e le cui prospettive di sviluppo sostenibile e prosperità inclusiva sono, oggi più che mai, proiettate nella dimensione marittima. Gli analisti definiscono Secolo Blu la fase storica in cui viviamo e che lasceremo in eredità alle nuove generazioni, perché a livello globale gli specchi acquei del pianeta — e in particolare gli spazi marini — vedono accrescere la propria rilevanza strategica. Ciò accade sia per le ricchezze e i flussi ininterrotti di navi, passeggeri, merci, energia, materie prime, risorse ittiche, «terre rare», transazioni digitali che gli spazi marini custodiscono e assicurano, sia per la costante capacità di creare sponde e canali di relazione. Gli «interessi marittimi» assurgono così al rango di «interessi vitali», senza dimenticare ovviamente le indispensabili funzioni di portata globale che gli specchi acquei garantiscono per la sopravvivenza della specie umana relativamente ai cicli climatico-ambientali, di genesi e rigenerazione delle riserve idriche e di ampliamento delle condizioni favorevoli alla vita sulla Terra. A queste funzioni si sta velocemente affiancando un moderno «bisogno virtuale» che l’umanità sta elevando al grado di simil-vitale e a cui i mari sono altrettanto funzionali nell’ospitare quell’intricato sistema di oltre 1,3 milioni di chilometri di cavidotti sottomarini che assicura quasi per intero la continuità del traffico digitale mondiale. Affinché l’intera gamma di fabbisogni quotidiani dei cittadini possano, quindi, essere soddisfatti senza soluzione di continuità, gli «interessi vitali» sempre più coincidenti con quelli marittimi e i «legami» devono oltremodo sinergizzarsi; in primis attraverso la salvaguardia e promozione di una dimensione marittima sicura — ove i prioritari interessi di security devono discendere in forma coordinata e sistemica da quelli di safety — che si traduce in vie di comunicazione marittime protette e sempre aperte, così come in spazi marini stabili e non gravati da contenziosi di territorializzazione. Questa è, a mio avviso, la sintesi del concetto di sicurezza e difesa marittima: un connubio fondamentale, oggi più che in passato, per lo sviluppo economico, la stabilità internazionale, la prosperità e la pacifica convivenza tra i popoli. Da ciò, il compito cruciale in capo alle Marine militari di garantirle, avvalendosi delle proprie innate e strategiche capacità di controllo dei mari e di proiezione — con le fondamentali operazioni di presenza, sorveglianza, deterrenza e prontezza d’intervento — che oggi devono guardare necessariamente alla strategica contiguità e continuità d’azione tra l’alto mare e le fasce costiere e litorali. Questi storici ruoli delle Forze marittime, associati all’esercizio delle intrinseche funzioni di guardia costiera e polizia dell’alto mare, concorrono infatti alla protezione e promozione, a livello regionale e globale, di interessi nazionali che — soprattutto per le società avanzate — sono sempre più aggregati in «sistemi di interessi nazionali» variamente multiformi sul piano tematico e ampiamente distribuiti su quello geografico. L’Italia, con la sua Marina Militare, è storicamente e integralmente calata in questo contesto! Sopra e sotto i mari, dentro e fuori dal Mediterraneo, nelle nostre basi a fianco al personale delle altre Forze armate con cui cooperiamo nei teatri operativi fuori area, ovunque chiamata a operare, la Squadra navale ha dato, dà e darà il massimo per mari, cielo e terra, incluso il contributo alle attività spaziali e di difesa cibernetica. Il tutto, anche nel moderno approccio multidominio, rispetto al quale gli intrinseci connotati dello Strumento Militare Marittimo — in termini di multidimensionalità d’azione e naturale attitudine a cogliere ogni favorevole opportunità d’integrazione interforze, cooperazione interistituzionale, collaborazione interagenzia e interoperabilità multinazionale — costituiscono abilitanti strategici irrinunciabili, da preservare, arricchire e valorizzare nel superiore interesse del paese.
Ammiraglio di squadra Aurelio De Carolis
Comandante in Capo della Squadra Navale
Il Potere Marittimo della Repubblica Popolare Cinese nell'era della globalizzazione
(Edizione Novembre 2021)
PREFAZIONE
Nel novembre 2012, la relazione redatta dall’allora presidente della Repubblica Popolare Cinese, Hu Jintao, in occasione del 18° Congresso del Partito Comunista Cinese, può considerarsi un passaggio assai importante nella storia marittima del paese. Hu dichiarò che l’obiettivo di quest’ultimo era quello di diventare una «qiangguo haiyang», traducibile come una forte o grande potenza marittima. Nelle parole di Hu, si sarebbe dovuto «… rafforzare la nostra capacità di sfruttare le risorse marine, sviluppare l’economia del mare, proteggere l’ecosistema marino, salvaguardare fermamente i diritti e gli interessi marittimi del paese e trasformare la Cina in una forte potenza marittima». Nella relazione di Hu Jintao si auspicava inoltre la creazione di uno strumento militare «… commisurato alla posizione internazionale della Cina», definendo in pratica due obiettivi che sarebbero stati presenti nei documenti ufficiali divulgati da Pechino dopo l’ascesa di Xi Jinping ai vertici del Partito Comunista Cinese e dell’intera
leadership nazionale.
Come affermato da eminenti studiosi, i termini
maritime power e seapower — potere marittimo e/o potenza marittima, nella duplice traduzione italiana — sono stati spesso definiti in modo non chiaro e impiegati in maniera intercambiabile. Nei tempi moderni e nel lessico occidentale, il termine «potere marittimo» riassume un concetto intrinsecamente ampio che abbraccia tutti gli usi del mare, sia civili sia militari; di conseguenza, vi può essere condivisione sul fatto che il potere marittimo rappresenti il «potere o influenza militare, politica ed economica esercitata attraverso la capacità di usare il mare». Il potere marittimo di una nazione riflette dunque non solo capacità militari intrinseche qual è il complesso delle unità navali di superficie e subacquee, ma anche una gamma di risorse militari terrestri e di sistemi spaziali gestibili da una Marina da guerra, e a cui si aggiungono risorse e capacità non meno importanti quali una Guardia costiera, le infrastrutture portuali, la Marina mercantile, l’industria ittica e quella cantieristica, il patrimonio culturale e scientifico nazionale.
In sintesi, si può dire che il concetto di
seapower pone maggiore enfasi sulla sua dimensione navale militare, mentre la
maritime power si concentra anche sulla dimensione non militare delle capacità marittime di una nazione. Questo
Supplemento si articola pertanto su come i leader della Repubblica Popolare Cinese hanno interpretato il concetto di
maritime power, formulando le direttive affinché il paese assurga al rango di potenza marittima globale, e analizzando come tali direttive sono messe in pratica. Dopo una breve retrospettiva storica, che traccia il percorso secolare della Marina cinese, affronta le motivazioni che inducono le
leadership succedutesi a Pechino a reclamare lo status di potenza marittima planetaria o globale e analizza il ruolo dello strumento aeronavale nel soddisfare quest’ambizione. Un aspetto importante riguarda la valenza di alcuni capisaldi strategici creati da Pechino nei mari prossimi al territorio nazionale e anche in quelli lontani, evidenziando una forte correlazione fra esigenze militari e il costrutto politico-economico della nota «via marittima della seta». Il
Supplemento prosegue analizzando dapprima la struttura e l’organizzazione delle Forze aeronavali cinesi e successivamente realtà assai importanti quali la Guardia costiera e la Milizia marittima, la Marina mercantile e l’industria cantieristica nazionale. L’ultima parte si concentra sulle realtà dell’inevitabile confronto «navale» fra Repubblica Popolare Cinese e Stati Uniti, sulle criticità tuttora esistenti lungo il percorso intrapreso da Pechino e su una serie di conclusioni prospettiche. Per non appesantirne la lettura, si è cercato di limitare al massimo l’elencazione di dati numerici e riferimenti tipologici, soprattutto per la difficoltà a interpretare le scarse informazioni che trapelano dal nuovo «Impero di mezzo». Augurando buona lettura, l’Autore rimane comunque grato se verranno segnalate potenziali omissioni e imprecisioni.
L’autore
Glossario di Diritto del mare (Edizione Novembre 2020)
Presentazione – Il Direttore della Rivista Marittima
Con la pubblicazione del Glossario di Diritto del Mare - Diritto e Geopolitica del Mediterraneo allargato, V edizione rivista e aggiornata, a cura dell’ammiraglio Fabio Caffio, la «Biblioteca marittima nazionale» si arricchisce di un ulteriore prezioso Supplemento — disponibile anche online al sito www.marina.difesa.it/media-cultura/editoria/marivista/Pagine/Supplementi.aspx —, preceduto dalla Prefazione (con la P maiuscola), lucida e godibile, di Lucio Caracciolo, fondatore e Direttore di Limes ( ), a testimonianza di un crescente interesse nazionale per il Diritto del Mare sotto una molteplice ottica: giuridica, geopolitica e inevitabilmente strategica. Nella mia qualità di Direttore della Rivista Marittima non credo, pertanto, di aver nulla da aggiungere se non, in quanto ufficiale della Marina Militare, permettermi un semplice suggerimento: i lettori non lo mettano in biblioteca (accanto o sostituendo la precedente versione di questo vademecum) riservandosi di riprenderlo quando — inevitabilmente, prima o poi — ne avranno bisogno. Lo sfoglino invece subito, almeno un poco. Qui l’occhio esercitato troverà immediatamente le novità, mentre uno meno avvezzo ma dotato di curiosità proverà divertimento; chi, invece, non lo conosceva, vedrà aprirsi un mondo insospettato e, lo garantisco, affascinante. Un universo culturale dai profondi risvolti pratici, funzionale alla conoscenza di una realtà che, sempre di più e sempre più spesso, ci coinvolge e chiede incessantemente di essere compresa. Così l’auspicio della Rivista Marittima è che queste pagine continueranno ad accrescere e ad alimentare la consapevolezza di tutti in merito alle leggi, non eludibili, del mare, al rispetto che esso richiede e alle infinite opportunità, magari ancora da coglieree realizzare, che la sempre felice unione della conoscenza con la consapevolezza e la fantasia generano in ogni tempo.
Il sistema delle forze armate (Edizione Ottobre 2020)
Presentazione – Il Direttore della Rivista Marittima
Il “sistema” di comando delle Forze armate è un argomento d’antico ragionamento e ricerca nonché di dibattito dottrinario e non solo. Già i Romani si erano posti il problema; così, per esempio, l’imperium militiæ, ovvero il comando militare di massimo grado, era riservato ai consoli, mentre al Senato spettava il controllo della guerra. Ovviamente, dall’architettura “costituzionale” romana fino ai giorni nostri si è avuta una lunga evoluzione, che in Occidente ha portato alla creazione di un vero e proprio sistema di check and balance — “pesi e contrappesi” — che trova la sua manifestazione nel costituzionalismo moderno e contemporaneo. Questo tuttavia appare oggi alquanto policromo, per cui alla domanda “Chi comanda le Forze armate”, la risposta che ne consegue non è affatto univoca. Pertanto, si possono avere varie tipologie di sistemi di comando delle Forze armate, che si riflettono in modo differente a seconda delle latitudini e longitudini. In base a tale premessa, la Rivista Marittima è particolarmente lieta di proporre il presente supplemento dedicato a tale questione che viene tratteggiata dal dottor Rodolfo Bastianelli. Per la cronaca, egli collabora, come giornalista specializzato, con diverse riviste e testate (Informazioni della Difesa, Rivista Marittima, Rivista di Politica, Rivista di Studi Politici, LiMes, Rivista di Studi Politici Internazionali, Affari Esteri e il settimanale on-line dello IAI, Affari Internazionali), parimenti è stato docente a contratto di Storia delle relazioni internazionali. Come il lettore avrà modo di constatare, il presente lavoro si snoda attraverso l’illustrazione di vari modelli o esempi che sembrano seguire un’ideale linea che da Ovest approda a Est; si parte con gli Stati Uniti e la Francia, poi la Gran Bretagna e la Germania, successivamente, prose¬guendo verso Oriente, si giunge in Russia e in Cina, per concludere con Israele. Ciascun modello è trattato, quando possibile, in chiave cronologica; per cui si parte dagli antecedenti storici per giungere alla contemporaneità. Dunque, ogni “modello” riflette l’architettura e la storia costituzionale di quella determinata nazione, né potrebbe essere diversamente. Ne emerge un quadro di interesse e rilievo, sul piano del diritto pubblico comparato, ma anche d’utilità per coloro che si vogliono avvicinare alla tematica. La scelta degli esempi o modelli di cui sopra sembra riflettere il ruolo di alcune potenze storiche e attuali che giocano nella scacchiera geopolitica internazionale contemporanea. Se è vero, infatti, come dicevano i Romani: si vis pacem para bellum, è altrettanto veritiero e, forse lapalissiano, che è fondamentale capire come le strutture di difesa si vedano coordinate dall’esecutivo e chi detenga il potere, ovvero quell’imperium così caro ai Romani, la cui struttura militare — non a caso — è ancora oggi considerata come la macchina bellica più organizzata ed efficiente che sia stata mai realizzata nella storia. Dunque, auspichiamo che il presente lavoro monografico potrà permettere ulteriori approfondimenti sia da parte dei nostri lettori che da parte dei ricercatori. In margine a queste poche righe di presentazione, non è escluso di proseguire tale mappatura verso altri paesi — sia europei, sia extra-europei — in quanto tale tematica appare densa di implicazioni non solo giuridiche ma anche necessariamente geostrategiche.
Paolo Monelli - Giornalista tra i marinai (Edizione Giugno 2020)
Presentazione – Il Direttore della Rivista Marittima
La missione della Rivista Marittima è, da sempre, quella di diffondere la cultura del mare. Ed è proprio da tale cultura che ne discende quella del Potere Marittimo. La scelta, pertanto, di onorare sulle pagine del mensile storico della Marina Militare uno dei massimi scrittori e giornalisti italiani del Novecento, Paolo Monelli, è - a un tempo - innovativa e razionale oltre che, ci sia concesso, un “atto dovuto”. Innovativa perché, vogliamo sottolinearlo, si tratta di un Supplemento in un certo qual modo con caratteristiche uniche nella storia di questa testata, dal 1868 a oggi, in quanto siamo in presenza di un’opera di grande valore letterario che si abbina a una precisa e ricca testimonianza di vita sul mare ed in tempo di guerra. Razionale perché Paolo Monelli è stato un grande scrittore e un maestro della lingua italiana. I suoi scritti sono riportati nelle antologie scolastiche come esempio e modello di stile; parola quest’ultima spesso negletta e troppe volte male interpretata importando, direttamente dall’inglese, il termine errato di scrittura o vocabolo. Eppure lo stile è tutto, perché sottintende chiarezza di pensiero e, di conseguenza, eleganza di tratto. Balzac - tanto per restare nel campo della Letteratura con l’iniziale maiuscola - diceva che esistono tre cose bellissime: una ballerina che danza, un cavallo al galoppo e una nave che procede a vele spiegate. Non è ovviamente compito della Rivista stabilire se Paolo Monelli scrivesse bene perché sapeva scrivere e affascinare il lettore, oppure se sapeva scrivere perché il suo pensiero, sempre nitido, preciso e senza sbavature (scevro da concessioni retoriche) individuava ed elaborava, con i riflessi fulminei di una centrale di tiro, il bersaglio della sua attenzione asservendolo, in maniera perfetta, alle armi potenti che aveva a disposizione: occhio acuto e mano felice. Quel che è certo, è che si trattava sempre di articoli e di saggi perfettamente “centrati”. La prova - la più concreta che si possa desiderare - di questo felice stato di cose consiste nella continua ristampa dei suoi libri durante il XX e il XXI secolo e nella leggibilità accattivante della sua prosa, come il Lettore potrà subito apprezzare, già semplicemente sfogliando queste prime pagine. Prima di parlare riguardo all’ultimo motivo che ha sospinto la Rivista, e dunque la Marina Militare a pubblicare questo Supplemento è però opportuno accennare alle sue origini e a come esso abbia potuto materializzarsi. L’idea è stata proposta e portata avanti dai due curatori, Enrico Cernuschi e Andrea Tirondola, nomi ormai quanto ben noti - da molti anni - ai nostri Lettori. Entrambi hanno scoperto, come loro stessi raccontano in apertura, di avere, oltre al mare, un’altra comune passione per le opere e per il personaggio Paolo Monelli, che fu senz’altro un testimone privilegiato del suo tempo e un cronista nel senso più alto di questa parola. Senza l’opera dei cronisti, infatti, sfociata poi nella storia, non sapremmo nulla, o quasi, dei tempi andati e delle esperienze (magari anche dolorose, ma sempre utili) dei secoli passati, non ultime le nozioni – ancora oggi preziose – apprese in occasione delle epidemie, tanto per restare, come sempre in omaggio allo stile concreto e pratico della Marina, sul concreto. Monelli è stato, durante la Seconda Guerra Mondiale, un cronista di guerra dell’allora Regia Marina scrivendo per conto del Corriere della Sera, il maggiore quotidiano italiano. Lo ha fatto da corrispondente imbarcato, navigando, in maniera alquanto scomoda (come del resto per tutti a bordo), su ogni genere di unità: dalle corazzate ai dragamine. Egli ha scritto e fotografato (fu un reporter d’eccezione), con puntualità e precisione di navi e di uomini. Molte di quelle immagini e impressioni, qui ora pubblicate per la prima volta, rappresentano un’ulteriore testimonianza, spesso rivelatrice, di ciò che vide e percepì. I curatori hanno commentato gli articoli, uno per uno, spiegando quello che all’epoca non si poteva scrivere (a partire dai nomi, originariamente celati da X e Y, dei protagonisti) e ciò che si è appreso, “dietro la collina”, molti anni dopo quegli avvenimenti. Contemporaneamente hanno narrato, passo per passo, con precisione ma anche affetto, le vicende di questo grande scrittore, documentando anche, per la prima volta, alcuni aspetti rivelatori di una vita inimitabile tra arte e cultura, avventure e rischi pagati di persona, viaggi e meritate soddisfazioni. Nulla sarebbe stato però possibile senza la generosità degli Eredi Monelli, i quali hanno concesso alla Rivista Marittima la meravigliosa possibilità di ricordare il loro illustre caro. Allo stesso tempo, corre il piacevole obbligo di sottolineare la grande professionalità e disponibilità confermata da “The Italian Literary Agency srl” di Milano, l’agenzia letteraria che custodisce l’opera omnia di quest’illustre Autore contemporaneo. Per concludere, è giusto spiegare l’ultimo motivo, ovvero la natura di “atto dovuto” del presente Supplemento. Paolo Monelli durante la Prima Guerra Mondiale si arruolò come volontario, chiedendo esplicitamente, nella sua domanda di nomina a sottotenente, di combattere negli Alpini. Al termine della Grande Guerra, fu congedato. Successivamente, durante la Seconda Guerra Mondiale, egli fu richiamato dal Ministero della Marina, con il ruolo di corrispondente di guerra, pur continuando ad essere membro del Corpo degli Alpini. Pertanto, egli fu giornalista a bordo delle navi, vivendo tra i marinai, condividendone, lo si può ben dire, le cronache gaie e tristi dei momenti più duri e, parimenti, di quelli più elevati. A bordo Monelli fu testimone diretto di esperienze eccezionali trasferite agli italiani con le sue cronache sul mare e dal mare…… dunque: bentornato a bordo Paolo Monelli!
Atti del XII Regional Seapower Symposium (Edizione Aprile 2020)
Pubblichiamo gli «Atti del XII Regional Seapower Symposium” (Venezia, 15-18 ottobre 2019), supplemento al numero di aprile 2020 della Rivista Marittima, scaricabili integralmente e gratuitamente in formato Pdf. La Rivista Marittima continua a sostenere l’iniziativa della “solidarietà digitale”, condividendo, in questo caso, le riflessioni della XII edizione di un evento fondamentale per tutta la comunità marittima.
Guerra e pace nel pensiero contemporaneo (Edizione Marzo 2020)
“….scritto con dottrina ma anche con scioltezza elegante,
tratta di un argomento che una diffusa abitudine
culturale tende a rimuovere per poi scoprire che la
guerra è una realtà eterna dall'Iliade (e anche
prima) ad oggi, mi sono imbattuto subito in
autori che non conoscevo, Palmieri,
Steinmetz, Alain, e sarà un piacere continuare
a seguire questo ampio affresco storico-culturale.
Nella presentazione, è colta benissimo la
qualità dell’autore nutrito di filosofia, di marinaio,
di eclettico cultore di tanti saperi e non ultimo,
direi, di scrittore dotato di un finissimo sense of humour, che
viene fuori sin dalle prime righe del libro.”
(Giuseppe Conte, poeta e scrittore)
Presentazione – Il Direttore della Rivista Marittima
La guerra è purtroppo una realtà con la quale nel corso della storia l’umanità si è dovuta continuamente confrontare. Non si può fingere che essa non esista, né basta esorcizzarla o ignorarla per rimuoverla dal mondo. Per quanto possa apparire strano, le nostre conoscenze sulla guerra sono spesso limitate e risulta difficile prevedere ciò che potrà accadere in futuro. Dobbiamo ammettere che qualsiasi conflitto, grande o piccolo che sia, ha contorni spesso indefiniti nel suo sviluppo e manifestazioni multiformi nei suoi esiti finali.
Nonostante queste considerazioni, la Rivista Marittima intende approfondire un tema così delicato attraverso un Supplemento dal titolo: «Guerra e pace nel pensiero contemporaneo» dell’Ammiraglio Renato Ferraro. L’Autore, già Comandante Generale della Capitaneria di Porto, è un appassionato cultore del pensiero filosofico. Il dovere di presentazione impone di ricordare che l’Autore ha frequentato il biennio di filosofia e conseguito tre master di II livello in Peace Building Management presso la Pontificia Facoltà Teologica San Bonaventura, ma per i nostri lettori basta ricordare che siamo davanti a un “marinaio” di grande mestiere ed esperienza. Il viaggio che ci propone è un percorso a tema che passa attraverso il pensiero giuridico, quello filosofico e quello sociologico di ben 16 studiosi di fama internazionale, partendo dal XVIII secolo per arrivare fino ai giorni nostri. È una sorta di affresco utile per approfondire i frutti del pensiero di eminenti studiosi cimentatisi tutti nel tentativo d’indagare il binomio inscindibile tra pace e guerra.
L’Autore, peraltro, non smentisce la propria ecletticità e il dono di un brillante e appassionato spirito, a volte ironico, guidando il lettore attraverso un percorso letterario elegante e raffinato. Certo, potrebbe anche apparire una lettura impegnativa, ma lo stile è scorrevole e la sintesi pregevole. L’opera è basata sulla revisione e raccolta di diversi articoli pubblicati sulla Rivista Marittima dall’Autore tra l’aprile 2011 e l’ottobre 2018. La Rivista Marittima è pertanto lieta di proporre questo volume che permetterà di avviare ulteriori approfondimenti, magari nella nostra rubrica delle Lettere al Direttore, e di disporre, in ogni modo, di un compendio di pensiero di utilissimo riferimento non solo nel nostro ambiente professionale.
Ci sia concesso, infine, di chiudere questa breve presentazione con le parole, apparentemente paradossali, ma non troppo, del grande storico francese del XX secolo Raymond Aron sull’ineluttabilità del concetto stesso di guerra, affrontato e disquisito dall’autore nel capitolo riferito a Norberto Bobbio (Filosofia e diritto della guerra). “Affermare che un conflitto, giunto al grado terribile della guerra atomica, è di per sé impossibile, significa che si ritiene efficace la dissuasione esercitata attraverso la minaccia della reciproca distruzione; ma la dissuasione è efficace solo se la guerra è possibile. Se una delle due parti ritenesse impossibile la guerra…la dissuasione avrebbe finito di operare; ma dove la dissuasione finisce, la guerra diventa di nuovo possibile”.
La Marina degli Stati uniti e il suo futuro
L’evoluzione generale e le prospettive di sviluppo (Edizione Dicembre 2019)
Introduzione
Nell’ottobre 1997, la Rivista Marittima pubblicò un Supplemento dal titolo Anchors Aweigh! La Marina degli Stati Uniti dell’America in rotta verso il XXI secolo, improntato sull’evoluzione dottrinaria e materiale della prima forza navale del pianeta dopo la formulazione - all’indomani della fine della Guerra Fredda - di una nuova architettura concettuale notoriamente fondata sui principi «...From the sea» e «Forward from the sea» e a cui fece seguito Sea Power 21, articolato su quattro elementi distintivi fra essi concatenati. Nel frattempo, il mondo è cambiato, con il terrorismo prepotentemente diventato un doloroso fenomeno quasi quotidiano: l’America è stata coinvolta in due conflitti regionali, oltre che essere impegnata in una miriade di altre operazioni e attività belliche minori legate comunque alla preservazione della stabilità politica e strategica in aree di proprio interesse o d’interesse collettivo per altri soggetti della comunità internazionale.
A questo si aggiunge un quadro di tensioni politiche e strategiche sostanzialmente concentrate in un «arco regionale» che parte dal Mediterraneo spingendosi nel continente africano fino al Golfo di Guinea, abbraccia il Medio Oriente e l’Asia sud-occidentale, prosegue lungo il subcontinente indiano e si dirama verso nord-est per chiudersi nell’Asia nord-orientale e nella penisola coreana. L’atteggiamento verso Washington dei governi delle Nazioni appartenenti a questo enorme arco interregionale - in cui la connotazione marittima è sostanziale - oscilla fra due estremi: da un lato vi sono governi che sposano la causa statunitense, vuoi per motivazioni di politica interna o per ragioni storiche (per esempio, Israele e le monarchie del Golfo Persico, a cui si è aggiunta di recente l’India), mentre dall’altro lato vi sono Nazioni apertamente ostili agli Stati Uniti (Iran e Corea del Nord sono i due esempi più eclatanti); nel mezzo si trovano quelle Nazioni che, pur dichiarando la propria disponibilità alla cooperazione con Washington e altri partner occidentali, perseguono una propria agenda strategica che spesso provoca situazioni di confronto politico, militare e commerciale: gli esempi più evidenti in tal senso sono stati la Repubblica Popolare Cinese e, in misura minore, la Federazione Russa.
Dalla pubblicazione del precedente Supplemento a oggi sono dunque passati circa 22 anni, circa un quarto di secolo. Sullo sfondo di tutti i cambiamenti sinteticamente elencati, tre aspetti salienti emergono prepotenti nel quadro odierno: l’elezione di un nuovo presidente degli Stati Uniti, con una linea politica totalmente dissimile dal suo predecessore, gli strascichi di una crisi economica mondiale che ha indistintamente colpito Paesi ricchi e poveri e che non poteva non avere ripercussioni sull’atteggiamento e sul comportamento complessivo di tutto l’apparato militare statunitense e l’insorgere, negli ultimi tempi, di un crescente livello di competizione fra Washington da una parte e Pechino e Mosca dall’altra.
La prevalente connotazione aeroterrestre dei conflitti in Iraq, in Afghanistan e in Siria e le loro verosimili conseguenze in materia di stabilizzazione interna sembrano aver fatto passare in secondo piano il ruolo della Marina degli Stati Uniti nel quadro dell’impegno politico-militare di Washington nei principali teatri operativi del globo: da qui lo scaturire di analisi e dibattiti a livello congressuale e militare incentrati sostanzialmente sulla determinazione dell’assetto futuro dell’US Navy, alla luce dei compiti che essa verrà chiamata a svolgere nei prossimi decenni, delle prevedibili e possibili disponibilità finanziarie e, naturalmente, del continuo progresso tecnologico che caratterizza i sistemi militari nella loro totalità.
Queste sono dunque le motivazioni che hanno ispirato e guidato la redazione di un nuovo Supplemento, improntato non soltanto sul presente ma anche - e soprattutto - sull’evoluzione generale di quella che per tanto tempo è stata la prima Marina del mondo in una classifica che, al momento, deve fare i conti con l’eccezionale incremento quantitativo delle forze navali cinesi. Seguendo una determinata logica, la prima parte di questo Supplemento tratta l’architettura concettuale che guida l’esistenza e l’evoluzione dell’US Navy nell’ambito di tutto lo strumento militare statunitense, mentre la seconda parte riguarda l’applicazione dei principali concetti strategici discendenti dalla predetta architettura.
La terza parte è dedicata allo stato della flotta e ai principali programmi in corso, soprattutto in relazione al bilancio del 2020, mentre la quarta parte si concentra sulle principali innovazione tecnologiche applicate allo sviluppo di nuove piattaforme e sistemi. L’ultima parte del Supplemento è dedicata infine a un’analisi - condotta da uno dei principali think-tank americani - delle possibili opzioni che potrebbero guidare le scelte programmatiche e operative sulla configurazione dell’US Navy da qui a circa 30 anni.
Prima di addentrarsi nello sviluppo del Supplemento, ritengo importante fornire ai Lettori un quadro riassuntivo sulla struttura amministrativa e operativa militare e navale statunitense, in modo da comprendere meglio le dinamiche che influenzano i processi decisionali e limitare nel testo la proliferazione di acronimi per i quali l’establishment militare americano dimostra una smodata predilezione.
La struttura di comando nazionale vede al suo vertice il Presidente degli Stati Uniti, a cui risponde il Segretario alla Difesa e la struttura politica del Pentagono: un gradino più in basso si trovano i nove Unified Commands interforze che - con competenze geografiche e funzionali - impiegano gli assetti militari messi a loro disposizione dalle singole forze armate, mentre il Joint Chief of Staff, JCS è un organo di consulenza ed esecutivo a disposizione del Presidente e del Segretario alla Difesa e corrispondente a uno stato maggiore interforze. Dal Segretario alla Difesa dipendono poi tre Departments di terra, di mare e dell’aria e i rispettivi Segretari: si tratta di strutture per la pianificazione e di natura tecnica e amministrativa che, nel caso dell’US Navy, includono la Marina stessa e il Corpo dei Marines al fine di sviluppare le sinergie richieste a tutti i livelli per massimizzare l’efficacia dello strumento aeronavale statunitense. Al vertice operativo dell’US Navy vi è dunque il Chief of Naval Operations, CNO (equivalente al tradizionale capo di stato maggiore, nonché membro del JCS), responsabile verso il Segretario dell’US Navy per l’approntamento e l’addestramento degli assetti dipendenti, siano essi unità navali, reparti aerei e comandi di base a terra.
L’attuale CNO è l’Ammiraglio (a quattro stelle) Mike Gilday, che ha assunto l’incarico il 22 agosto 2019: la nomina, a cura del Presidente Donald Trump, è stata inaspettata perché Gilday era il primo degli ammiragli a tre stelle e in quanto tale posizionato dietro sette ammiragli a quattro stelle presenti nell’organico dell’US Navy: l’ammiraglio prescelto in origine per l’incarico di CNO - Bill Moran - ha rinunciato in seguito ad alcune rivelazioni su un suo collaboratore.
Scendendo ancora di un gradino, le forze operative aeronavali hanno una duplice catena di comando perché sono amministrativamente responsabili verso il CNO, ma devono fornire agli Unified Commanders gli assetti necessari allo svolgimento delle missioni nelle aree d’interesse. Tali forze operative sono raggruppate nel Fleet Forces Command, che esercita le sue funzioni sugli assetti aeronavali basati sulle coste dell’Atlantico e del Pacifico ai fini del loro addestramento e approntamento propedeutico al rischieramento in zona d’operazioni e al passaggio sotto il controllo operativo di un Unified Commander. Di conseguenza dal Fleet Forces Commander dipendono sia alcuni comandi navali funzionali (forze speciali, trasporto strategico marittimo, prove e valutazioni, operazioni network-centriche e forze di riserva), sia le componenti navali degli Unified Commanders geografici (Africa, Europe, Southern, Pacific e Central) e di quelli specialistici (Special Operations, Strategic e Transportation).
Le unità navali e i reparti aerei sono amministrativamente e gerarchicamente subordinati al CNO e includono la Flotta dell’Atlantico (a sua volta articolata sulla 2a e 6a Flotta e i reparti dei Marines) e quella del Pacifico (strutturata sulla 3a e 7a Flotta e su altri reparti dei Marines), mentre la 4a e la 5a Flotta sono rispettivamente legate ai comandi Southern e Central: alle principali flotte «numerate» si affianca la 10a Flotta (responsabile delle attività cyber e quindi sprovvista di assetti aeronavali) e numerosi comandi funzionali delle unita di superficie e subacquee e quelli territoriali. Sul piano tattico, le forze navali di superficie sono inquadrate in gruppi specialistici che ne riflettono le peculiarità e ne scandiscono i dispiegamenti oltre mare: pertanto, ciascuna portaerei è il fulcro di un Carrier Strike Group, CSG (comprendente anche incrociatori e cacciatorpediniere di scorta), mentre l’Amphibious Ready Group, ARG è formato da tre unità anfibie di classi omogenee; infine, un’espansione dell’ARG con incrociatori, cacciatorpediniere e sottomarini può dar vita a un Expeditionary Strike Group, ESG.
Si vuole concludere quest’introduzione con alcuni dati numerici che sintetizzano il potenziale quantitativo e qualitativo dell’US Navy. A fine luglio 2019, la consistenza del personale è la seguente:
- Personale in servizio attivo (active duty): 335.469 effettivi, di cui 55.485 ufficiali, 275.489 sottufficiali e graduati e 4.495 allievi ufficiali;
- Personale della Ready Reserve: 101.583 effettivi, di cui 48.801 inquadrati nella riserva selezionata (selected reserve) e 42.362 per l’impiego immediato. Si tratta di un bacino di personale impiegabile secondo diversi livelli di approntamento, ma che al momento non comprende effettivi in attività;
- Personale civile nel Department of the Navy: 274.854 effettivi.
Per quanto riguarda invece il naviglio, la situazione vede una consistenza di 290 unità navali inquadrate nella cosiddetta Deployable Battle Force e di cui fanno parte unità pronte di base negli Stati Uniti e in altre regioni del pianeta (comprese le forze subacquee dedicate alla deterrenza strategica), unità impegnate in operazioni e attività addestrative fuori dagli Stati Uniti (fra cui, di norma, due-tre CSG e altrettanti ARG) e unità in addestramento e in attività a ridosso delle basi navali statunitensi.
Naturalmente, il numero di unità impegnate in operazioni in un determinato periodo dell’anno è strettamente legato alle condizioni di sicurezza e stabilità in quelle aree del globo dove esistono interessi politico-militari per gli Stati Uniti. In caso di crisi, confronto militare o conflitto regionale, l’US Navy metterebbe in pratica le misure di rafforzamento quantitativo e qualitativo previste per gli assetti a disposizione degli Unified Commanders, tenendo anche conto della presenza o meno della partecipazione di altri assetti aeronavali alleati alle coalizioni internazionali che potrebbe essere costituite per scopi specifici. Analogamente, una situazione di crisi, confronto o conflitto porterebbe all’accelerazione degli interventi di manutenzione in corso sulle unità non pronte, fino al raggiungimento degli obiettivi prefissati. Un Supplemento sull’US Navy non può contenere una mole significativa di riferimenti e dati numerici, che si è cercato di ridurre al minimo per non appesantire la lettura; in ogni caso, l’Autore sarà grato se eventuali imprecisioni e omissioni gli saranno segnalati.
Buona lettura!
Contrammiraglio (ris) Michele Cosentino
Arsenale della Spezia - 150 anni di storia (1869-2019) (Ed. Lug-Agosto 2019)
Presentazione – Il Direttore della Rivista Marittima
Centocinquanta anni fa, a mezzogiorno di sabato 28 agosto 1869, il Generale Domenico Chiodo diede l’ordine di demolire l’argine che separava le acque del Mar Ligure dalla darsena interna. Fra l’entusiasmo delle maestranze e della popolazione l’Arsenale Militare Marittimo della Spezia nasceva dopo dieci anni di duro lavoro.
In quel momento si materializzavano, in pratica, il pensiero e la volontà illuminata del Conte di Cavour, padre della Patria e, cosa spesso dimenticata, primo Ministro della Marina dell’Italia unita. Già a metà del XIX secolo, quando egli era «solo» ministro del Regno di Sardegna, Camillo Benso aveva presentato al Parlamento il proprio disegno di legge dedicato alla realizzazione di un grande Arsenale nel Golfo della Spezia, futura base di una grande Marina.
Prima di lui un personaggio del calibro di Napoleone aveva progettato di realizzare a La Spezia una grande base navale e una piazzaforte di prima grandezza «per terra e per mare».
Cavour, tuttavia, aveva intuito, e osato, se possibile, di più. Il grande statista aveva, infatti, compreso benissimo che Genova aveva un futuro commerciale e imprenditoriale. Il successore del tradizionale, piccolo Arsenale di Villafranca, ormai insufficiente per una Marina sabauda che eseguiva, dal 1832, con navi sempre più grandi, regolari missioni oceaniche a tutela del lavoro e dei cittadini italiani tutti, a qualunque Ducato, Regno o Stato appartenessero, non poteva essere che La Spezia. Fu una scelta saggia e lungimirante che non badava ai piccoli risparmi immediati ma che puntava al futuro, come puntualmente avvenuto da allora in poi, con beneficio di entrambe le città e della futura nazione tutta. Proprio per questo Cavour, forte dell’esperienza corrente e delle leggi, immutabili, dell’economia di scala, promosse l’ulteriore sviluppo delle costruzioni navali nazionali, non ultime quelle militari, dando per scontata la creazione di un polo cantieristico civile, in aggiunta agli scali e ai bacini dell’Arsenale, in quello stesso Golfo, e precisamente nella zona di San Bartolomeo, che tutt’ora costituisce un’eccellenza mondiale in questo specifico settore.
Il progetto dell’Arsenale fu affidato da Cavour, nel 1859, a un brillante e intraprendente ufficiale del Genio Militare, l’allora Maggiore Domenico Chiodo, chiamato a soli trentasei anni a dirigere quell’impresa. E proprio la parola impresa è quella giusta. Si trattò, per i soli bacini, di 500.000 metri cubi di terra scavata con pala e piccone (non esistevano macchine) da caricare e trasportare altrove. Di 100.000 metri cubi di calcestruzzo da produrre, far affluire, colare e sistemare. Furono innalzati 80.000 metri cubi di muro; si lastricarono 15.000 metri cubi mediante la pietra concia di Baveno. Tutto a mano e con l’aiuto degli animali da soma.
La Rivista Marittima è oggi lieta di proporre questo volume. Si tratta di un saggio che narra con la semplicità tipica dei marinai, lo svolgersi di una lunga rotta non priva, ieri come oggi, di difficoltà. È una storia umana di progresso marittimo e navale. Ed è una storia di evoluzione e di pionieri all’avanguardia. A La Spezia furono compiuti i primi esperimenti navali di Guglielmo Marconi. Qui venne impostato, in gran segreto, il primo sommergibile della Regia Marina, il Delfino; qui i primi idrovolanti della Forza Armata decollarono. Qui nacquero e furono lungamente collaudati i mezzi d’assalto italiani della Seconda guerra mondiale e si potrebbe continuare fino a oggi e al futuro. Da ben 150 anni la Marina Militare e la città navigano di conserva con un obiettivo comune: il benessere, il progresso, la pace e la sicurezza dei cittadini di tutt’Italia.
Pertanto il presente volume — ci sia consentito — rappresenta una sorta di traversata per mare dal momento che persegue una rotta stringendo il vento tra passato e presente.
Come si avrà modo di leggere, la prima parte narra dagli albori fino al 1945; la seconda prosegue dal dopoguerra fino ai giorni nostri. Si è, infatti, scelto di avvalersi dei lavori di due autorevoli ed esperti autori. Il primo è il compianto Maggior Generale del Genio Navale, Gino Galuppini (Bologna 1914-Roma 2010), illustre collaboratore della Rivista, di cui fu per molti anni l’ascoltato decano. Noto storico navale e non dimenticato Capo dell’Ufficio Storico della Marina Militare, Galuppini pubblicò nel 1969 sulla Rivista Marittima un prezioso e insuperato saggio dal titolo «L’Arsenale di La Spezia nel centenario della sua inaugurazione». Lo riproponiamo oggi, sia in omaggio a una precisa tradizione che non dimentica quanto di prezioso è stato compiuto da chi ci ha preceduto sia perché, obiettivamente, non è dato conoscere un altro saggio altrettanto conciso, completo e rigorosamente esatto. Il secondo autore, l’Ammiraglio Ispettore in ausiliaria del Genio Navale, Claudio Boccalatte, unisce a sua volta le virtù di una profonda e lunga esperienza al substrato fondamentale di una vasta preparazione professionale e di una profonda passione per l’ingegneria e la tecnica navale. Scienze (ma verrebbe da dire arti) analizzate in tutte le loro dimensioni multidisciplinari inquadrate nell’indispensabile cornice storica. Il risultato finale è quello di un’opera in grado di coinvolgere fin dall’inizio il lettore. Soprattutto perché viene evidenziata la passione e molto spesso i sacrifici e le difficoltà spesso imprevedibili e, apparentemente, insormontabili che caratterizzano la nostra storia marittima. Al centro di quelle vicende, qui narrate con precisione e umanità, ci sono sempre gli esseri umani, uomini e donne. I funzionari, gli impiegati, gli operai e le maestranze oltre naturalmente che ai militari. In larga, anzi larghissima parte, uomini nell’Ottocento e di quasi tutto il Novecento, ma anche donne perché ci furono pure loro che, specialmente negli anni più duri, ovvero quelli delle due guerre mondiali, mentre molti loro colleghi, fossero impiegati od operai, erano richiamati, sulle navi o alle fronti terrestri.
Cavour e Domenico Chiodo, gli artefici dell’Arsenale, non riuscirono a vedere l’opera compiuta. Cavour morì nel 1861 e il Generale Chiodo nel 1870 all’età di 47 anni. Curiosamente entrambi vittime della malaria. Questi due giganti si erano incontrati, l’ultima volta, nel 1860, proprio a La Spezia, sul colle dei Cappuccini. Da quell’altura il Maggiore Chiodo aveva illustrato al Primo Ministro i futuri piani per l’Arsenale e per la città, due progetti che non erano separati, ma che costituivano un’unica realtà di vita e di lavoro. Erano solo disegni a china su lucidi e schizzi a carboncino.
Oggi tutto ciò è una concreta realtà e un modello cantieristico e civile che domina il Golfo e che rappresenta una riconosciuta eccellenza su scala continentale e oltre. Un Paese a vocazione marittima come l’Italia vive, talvolta inconsapevolmente, di questa concretezza, salvo accorgersene immediatamente nel momento del bisogno. Essa va pertanto sostenuta e salvaguardata. Questo volume celebrativo intende, nella sua lineare semplicità, testimoniarlo una volta di più.
Prefazione
L’Arsenale Militare Marittimo della Spezia, al pari degli altri due Arsenali MM ubicati nelle sedi di Taranto e Augusta, ha subito nella sua lunga storia profondi cambiamenti per adeguarsi all’evoluzione del contesto politico, industriale, economico e sociale del Paese.
Sebbene l’attuale impostazione del sito mantenga ancora diversi connotati dell’originale progetto del Maggiore del Genio Militare Domenico Chiodo, il ruolo dell’Arsenale è mutato nel tempo passando da cantiere costruttore di nuove navi a stabilimento di lavoro deputato al supporto logistico-manutentivo delle Unità Navali della Flotta, con particolare riguardo a quelle dislocate presso la Base Navale della Spezia. A parte le trasformazioni subite dall’Arsenale per i necessari interventi di ricostruzione al termine dell’ultimo conflitto mondiale, negli ultimi decenni, l’evoluzione tecnologica, lo sviluppo industriale nell’area della Spezia, unitamente a una riduzione di risorse, hanno portato a una significativa trasformazione dello stabilimento i cui effetti più evidenti sono la drastica riduzione del personale impiegato, con particolare riguardo a quello civile, e la diminuzione degli interventi manutentivi svolti con maestranze arsenalizie. Stante tale tendenza, che ha riguardato in egual modo e in misura simile i tre Arsenali MM gestiti dalla Forza Armata, l’efficienza dello Strumento Navale è sempre più assicurata ricorrendo alle prestazioni offerte dall’industria privata, oppure, per le nuove costruzioni, con i contratti di TGS (Temporary Global Support) stipulati con la Design Authority che s’impegna a garantire un determinato livello di disponibilità operativa tramite l’esecuzione di interventi di manutenzione preventiva e correttiva per un periodo di 10 anni. Tuttavia, il ruolo dell’Arsenale della Spezia, e più in generale dei tre Arsenali MM, nell’ambito dei propri compiti d’istituto, rimane centrale e fondamentale per svolgere quelle funzioni non delegabili da parte di una Amministrazione Pubblica, come la corretta esecuzione contrattuale, per la quale gli stabilimenti di lavoro hanno ampie capacità e competenze, sia per gli aspetti amministrativi che tecnici, oppure per quelle lavorazioni ritenute strategiche per il settore militare o talmente specialistiche per le quali non si ritiene opportuno affidarsi esclusivamente all’industria privata che spesso, in tale contesto, valuta non economicamente conveniente dotarsi di capacità in settori di nicchia. E ancora, appare irrinunciabile il supporto tecnico fornito dagli Arsenali ai Comandi/Enti operativi e territoriali quale, per esempio, la gestione delle reti elettriche e di altri impianti diffusi.
Degne di particolare nota per l’Arsenale della Spezia sono le competenze di eccellenza possedute nel settore dell’allineamento di sensori e sistemi d’arma di bordo, attività che svolge per la cantieristica nazionale sulle nuove costruzioni anche a favore di Marine estere e nel settore delle manutenzioni degli impianti di artiglieria, che gli sono valse il pieno apprezzamento da parte della Marina francese in occasione della revisione generale degli impianti delle Unità Classe «Orizzonte» d’oltralpe, con la previsione di ulteriori estensioni nel rapporto di collaborazione.
Lo sviluppo e, più generale, l’intera storia della città della Spezia sono state enormemente influenzate dalla presenza dell’Arsenale. La realizzazione dello stabilimento comportò una massiccia immigrazione in quello che allora era un piccolo borgo e l’incremento demografico che ne conseguì ebbe ulteriore seguito con l’operatività del sito. Per molti anni l’economia della città è dipesa dalla presenza dell’Arsenale. Con l’insediamento di altri siti industriali nel territorio, lo sviluppo di altre attività economiche e ancor più con le trasformazioni in senso riduttivo dello stabilimento di lavoro dopo il Secondo conflitto mondiale, questo legame, perlomeno per gli aspetti economici, si è andato ad allentare, permanendo, tuttavia, il forte legame affettivo tra la città e la Forza Armata presente sul territorio non solo con l’Arsenale ma con un insieme di Comandi/Enti, e quindi con una significativa presenza di personale. L’Arsenale, ancor oggi, è comunque un sito industriale paragonabile in dimensioni alle grandi imprese del territorio, in grado di mantenere una significativa capacità di aggregazione e sviluppo nei confronti, in particolare, della piccola e media impresa, contribuendo in tal modo, ancorché in misura minore rispetto al passato, al benessere economico della comunità locale.
Il futuro dell’Arsenale della Spezia, come quello degli altri Enti della F.A. con spiccata presenza di personale civile, è fortemente condizionato dalla possibilità di avviare un piano di assunzioni che garantisca un adeguato ricambio di buona parte del personale già fuoriuscito per limiti di età o prossimo al pensionamento. Di pari importanza è anche il completamento delle attività di efficientamento, razionalizzazione, adeguamento a norma e manutenzione straordinaria previste dal Piano Brin e solo parzialmente effettuate nel corso degli ultimi anni. Il piano industriale dell’Arsenale è stato oggetto di rivisitazioni nel tempo per adeguarlo all’evoluzione dello stabilimento e, ancor più, per tener conto dello stato di fatto del personale e delle infrastrutture. Le dotazioni organiche attualmente previste consentirebbero ancora una discreta capacità produttiva ricomprendendo con un certo margine quelle lavorazioni strategiche e di nicchia e il supporto tecnico previsto dai compiti d’istituto. Eventuali rivisitazioni in senso riduttivo potrebbero comportare il mancato raggiungimento delle prestazioni minime così come sommariamente descritte. Inoltre, non andrebbe esclusa la possibilità di ricercare modelli di governance alternativi orientati al conseguimento di migliori livelli di efficienza e produttività. In ogni caso, tanto per l’Arsenale della Spezia quanto per gli altri due Arsenali, dovrà esserne garantita l’operatività e la capacità di svolgere le funzioni fondamentali così come definite nei Decreti di Struttura, al fine di assicurare il mantenimento in efficienza della Flotta tramite il supporto logistico-manutentivo alle Unità Navali.
IL COMANDANTE LOGISTICO DELLA MARINA MILITARE
Ammiraglio di Squadra Eduardo SERRA
NAVE LUPO - GIRO DEL MONDO - La campagna addestrativa 1979-1980 (Ed. Aprile 2019)
Presentazione – Il Direttore della Rivista Marittima
«La pirocorvetta Magenta, partita dalla rada di Valparaiso il 30 ottobre 1867, trovavasi il 10 novembre in latitudine 46° 46’ S. e longitudine 76° 59’ 45’’ O. Greenwich forzando di vele per trovarsi prima di notte nelle acque del capo Tresmontes…». Con queste parole, dal rapporto di missione, si apre, sulla Rivista Marittima dell’aprile 1868, il resoconto relativo alla prima circumnavigazione del globo da parte di una unità della Marina Militare italiana: la Regia Pirocorvetta di I ordine a elica Magenta.
Autore, per la cronaca, l’allora luogotenente di Vascello Paolo Marochetti. La storia dei viaggi di circumnavigazione del globo da parte di navi italiane (sempre in forma isolata) si è ripetuta, da allora, per ben 23 volte fino al 1956, anno del giro del mondo dell’incrociatore Montecuccoli, a quell’epoca al comando della MOVM Gino Birindelli.
La ventiquattresima campagna oceanica italiana intorno al mondo, condotta per quasi sette mesi tra il 1979 e l’anno successivo, è stata per contro la prima a essere compiuta da una formazione navale: il 6° Gruppo Navale al comando del contrammiraglio Giasone Piccioni. Partenza da Livorno per il cacciatorpediniere Ardito e la fregata Lupo e tutto il globo a disposizione di due navi particolari. La prima, il cacciatorpediniere lanciamissili Ardito, costituiva espressione tecnologica e, diciamo pure, estetica, della Marina degli anni Sessanta. La seconda, la fregata missilistica Lupo, un prodotto d’avanguardia della cantieristica e della tecnologia nazionale.
La venticinquesima e — per ora — ultima campagna oceanica intorno al mondo è stata quella compiuta, nel 1996/97, dal 27° Gruppo Navale al comando del contrammiraglio Claudio Maria De Polo e formato dal cacciatorpediniere Durand de la Penne e dal pattugliatore Bersagliere. La storia che segue è quella del periplo del mondo di Nave Lupo. Un resoconto essenziale, un’esigenza viva e fortemente sentita, da tempo, nel cuore dei protagonisti riuniti in un agguerrito gruppo di «Lupi», formato da marinai veterani i quali, decisisi finalmente di mettere mano alle mai dimenticate penne della loro giovinezza, hanno istantaneamente ritrovato lucidi e precisi, nella memoria personale,gli eventi, i sapori e anche gli odori di 40 anni fa. Un viaggio per mare che nel corso di 201 giorni di cui 117 di navigazione e 103 di soste ha visto percorrere 41.541 miglia alla media di 15,05 nodi intervallate da soste in 34 porti di 23 Stati, in tutti e5 i continenti. E come sempre succede quando si fa narrare da un marinaio una delle sue «avventure», ci accorgiamo che ne valeva la pena sotto tutti i punti di vista.
Dal canto nostro ne vogliamo sottolineare due, che riteniamo degni di particolare menzione. Il primo consiste nella conferma del valore, tout court, del «mostrar bandiera» sui mari di tutto il mondo da parte delle navi da guerra. In sintesi si tratta della tangibile civiltà di un popolo e della sua volontà politica di pace, di scambio e di commercio, conoscenza e rispetto reciproci. La Rivista Marittima ha voluto identificarla, non senza una certa ambizione, con la parola talassopolitica, termine da intendersi in una concezione diversa e più ampia proprio per rimarcare l’essenzialità dell’elemento «Blu» per il futuro del Pianeta e anche della nostra Italia.
Proprio la campagna condotta in quegli anni da nave Lupo corrisponde perfettamente alla tipologia di missione che possiamo anche definire come «l’arte di avvicinare i popoli tramite il mare», così come a sua volta la prefazione del Capo di Stato Maggiore della Marina, in apertura delle pagine di quest’opera, ha voluto evidenziare. Il secondo fatto è legato alla «nostalgia del mare lontano e sconfinato», un aforisma dello scrittore francese Antoine di Saint Exupery in grado di esprimere il sentimento struggente del marinaio e del suorapporto col mare. Un richiamo che, senza scomodare le sirene di Ulisse, «incatenerà» il lettore alle pagine di questa avventura in terre lontane. Pagine intrise di ricordi e acqua salmastra, raccontate e intessute dai protagonisti con la semplicità e la schiettezza degli uomini di mare. E qui la parte del Direttore della Rivista Marittima finisce. La parola o, meglio, la storia passa, come da tradizione, all’introduzione scritta dall’allora Capitano di fregata Umberto Guarnieri, Comandante di Nave Lupo diventato poi capo di Stato Maggiore della Marina. Come infatti recita (da sempre) il Regolamento dei Servizi a bordo delle Unità navali della Marina: «Il Comandante è il custode dell’onore e delle tradizioni della Marina Militare.
Egli impersona la nave». Ci sia solo concesso un saluto, più che una dedica, a tutti i fratelli e marinai delle navi Ardito e Lupo, prematuramente scomparsi, ai familiari che da lontano seguivano orgogliosi e anche un po’ trepidanti il lungo viaggio. La loro scia è come quella lasciata dalle navi: non si vede più, ma percorre sempre tutti i mari del mondo, basta vederla e ricordarla con le parole e con il cuore.
Prefazione - Il Capo di Stato Maggiore della Marina Militare
Le navi della Marina solcano, da sempre, i mari e gli oceani di tutto il mondo: missioni svolte con compiti di presenza e sorveglianza, oltre che di concreto sostegno e sviluppo delle relazioni internazionali. Le ricadute sono a giro d’orizzonte, come il mare: politiche, militari, diplomatiche, sociali, finanziarie, commerciali e culturali. Tutto ciò caratterizza la natura stessa delle navi da guerra, la loro «ragion d’essere», quale insostituibile strumento della diplomazia nazionale e quindi della politica estera del Paese. La presenza in mare, di una unità della Marina Militare riveste un significato che travalica il puro e semplice profilo militare, ma assurge a segno concreto e diretto di una ben precisa volontà politica. E questa volontà esprime le esigenze primarie di un Paese come l’Italia, marittimo per geografia e per vocazione: protezione, sostegno e sviluppo dei legittimi e vitali interessi nazionali.
Il «Mostrar Bandiera» è un compito istituzionale, assolto dalle navi da guerra e costituisce la principale dimostrazione visibile e tangibile della strategia d’impiego dello strumento navale: «in avanti e in anticipo», sul mare e dal mare. Tale strategia può essere declinata come «presenza navale abilitante e costruttiva», sia nel ruolo di «deterrenza convenzionale», nelle modalità politicamente e militarmente di volta in volta definite, sia quale espressione di una componente importante e funzionale all’esercizio del potere marittimo a supporto e sostegno del «Sistema Paese». Nel quadro della promozione del «Made in Italy» la Marina militare ha storicamente e tradizionalmente fornito il proprio contributo procedendo di conserva con la rete diplomatico-consolare e imprenditoriale nazionale, affiancata dalle numerose e prospere comunità italiane all'estero. In tale contesto occorre inquadrare la campagna di circumnavigazione del globo da parte del 6° Gruppo Navale, costituito da nave Ardito e da nave Lupo, compiuta tra il 1979 e il 1980. In particolare, quello che dopo quaranta anni è oggi raccontato su queste pagine, o ancor meglio rivissuto, è il viaggio di nave Lupo, la prima unità dell’omonima classe di fregate missilistiche da collocarsi tra i prodotti di maggior successo dell’industria strategica italiana a partire dal dopoguerra. Una nave capace di raggiungere i 36 nodi di velocità, fatto rilevantissimo per allora, interamente «diretta» tramite un sistema, per quell’epoca avveniristico, di comando e controllo operativo. Il nome tecnico era SADOC 2 (Sistema Automatizzato Direzione Operazioni di Combattimento), e imbarcato, a partire proprio da Nave Lupo, su tutte le unità della Marina. Il SADOC 2 era in grado di designare e ingaggiare «automaticamente» e «autonomamente» i bersagli con tutti i sistemi d’arma (cannoni, missili, mitragliere, siluri, lancia razzi e impianti di guerra elettronica) in dotazione all’unità.
Si trattava dell’affermazione di una nuova era nel campo della gestione delle operazioni navali di combattimento, che vieppiù si evolveva grazie a una accelerazione spinta nel campo delle comunicazioni, della guerra elettronica e dei software operativi e gestionali. Ciò costituiva la premessa di quella che sarebbe poi diventata l’attuale e completa automazione e informatizzazione delle unità navali, del sistema di combattimento integrato e del sistema di piattaforma, unitamente alla significativa capacità di poter gestire «real time worldwide» una grande quantità di informazioni e dati grazie alle nuove tecnologie di comunicazione.
La Marina, in stretta sinergia con le più rilevanti realtà industriali e tecnologiche nazionali, ha seguito questo percorso di successo e di eccellenza fino a veder oggi realizzate tutta una serie di unità navali all’avanguardia e di cui le nuove Fregate Europee Multimissione (FREMM) costituiscono la punta di diamante. Le FREMM rappresentano l’ultimo gioiello della nostra industria nazionale e sono riconosciute in tutto il mondo quale vertice di eccellenza nella categoria, senza tralasciare l’ulteriore salto tecnologico innovativo connesso con la nuova anfibia LHD (Landing Helicopter Dock) Trieste e i nuovi Pattugliatori Polivalenti di Altura classe «Thaon di Revel». Oggi, come quaranta anni fa, possiamo affermare di essere allo stato dell’arte nel settore della sicurezza marittima e di intravedere concrete, importanti crescite ed evoluzioni.
La presenza abilitante e costruttiva degli assetti aeronavali permette di conseguire ulteriori risultati derivanti dall’instaurare attività sinergiche, di addestramento, di formazione reciproca, di attività congiunta, ad esempio in funzione «constabulatory», ovvero di polizia marittima con le altre Marine; ciò contribuisce a rendere il mare più sicuro e quindi «meno costoso» per tutti e a maggior ragione per il nostro Paese che dal mare e sul mare trae gli elementi «vitali» per la sua prosperità e crescita. L’Italia e il suo popolo posseggono nel proprio retaggio millenario di civiltà e di cultura la giusta misura nei confronti delle altre nazioni. Il nostro approccio è sempre stato collaborativo e rispettosoe questo ha segnato in positivo la natura e la tipologia delle visite e delle relazioni anche da parte delle unità militari. La nostra volontà di vicendevole scambio e proficuo reciproco commercio, il desiderio aperto di intesa hanno permesso l’instaurarsi di relazioni fruttuose e amichevoli. Non è un caso che le unità del 6o Gruppo Navale, visitando la Cina dopo tantissimi anni, siano state accolte congrandi manifestazioni di entusiasmo e di simpatia, chiaramente evidenziate nelle pagine di questo racconto. Una volontà di dialogo che a conferma di un’apertura totale, ha riguardato anche il continente americano con la sosta per la prima volta nella storia della Marina italiana in un porto della costa occidentale del Canada.
Sotto questa luce di amicizia e di cultura si inquadra la campagna navale di circumnavigazione del globo da parte del 6o Gruppo Navale, oggi presentata dalla «plancia» di nave Lupo, una vista importante e lungimirante. Sono lieto di presentare queste iniziative che, nel ricordare le missioni svolte dalle nostre unità navali, ne trasmettono la ragion d’essere unitamente alla passione e allo spirito degli equipaggi. Come tutti i racconti di mare in acque lontane, le pagine rievocano forti emozioni, sentimenti e ricordi che, in questo caso, mi toccano particolarmente in quanto vissuti in prima persona, da giovane ufficiale,imbarcato su nave Lupo.
Posso, con orgoglio e una certa punta di nostalgia, dire: «c’ero anch’io» e, ancor più, comprendere maggiormente quanto l’elemento umano sia, da sempre, la vera forza che rende vivoil ferro delle nostre, ora modernissime e completamente informatizzate, navi. Sono gli uomini e le donne della Marina l’anima delle nostre navi, diventando un tutt’uno con esse e per sempre. Questo scrittone è prova e testimonianza. Mi piace, infine, pensare come, dopo l’Accademia Navale, il mio «andar per mare» sia iniziato proprio su nave Lupo, intorno al mondo; e adesso, a distanza di quaranta anni da quella memorabile impresa, grazie a questo racconto poter tornare idealmente a navigare, come tanti anni orsono. Il presente volume è dedicato a tutti coloro che amano il mare e dal mare, elemento così prezioso e unico, ricevono vita, divertimento, passione e ispirazione.
Introduzione – Il Comandante del Lupo nel 1979-1980
Quasi in concomitanza con la mia designazione a comandante del Lupo, cominciò a circolare nei corridoi di palazzo Marina la voce che il Lupo avrebbe effettuato una «non precisata campagna addestrativa» allo scopo di promuovere le aziende italiane della Difesa. Quella che era nata come una voce cominciò a prendere corpo materializzandosi, un poco alla volta, in un «periplo del mondo» che la Marina italiana non pianificava da più di 40 anni; è vero che c’era statoquello dell’incrociatore Montecuccoli con a bordo il corso Vichinghi nel 1956/57, ma questo non era stato pianificato bensì dettato da eventi contingenti quali la chiusura del Canale di Suez a seguito dell’azione franco- britannica.
Quando finalmente fu conclusa la pianificazione della Campagna eravamo ormai arrivati ai primi mesi del 1979 con il Lupo che si trovava a Genova ai lavori di fine garanzia; li seguimmo tutti insieme, avendo ben a mente quello che ci attendeva e le difficoltà cui andavamo incontro con una nave non ancora «rodata». D’altra parte Maristat, rendendosene ben conto, ritenne opportuno che fosse un Gruppo Navale, il VI, costituito inizialmente da Ardito, Stromboli e Lupo al Comando del Contrammiraglio Giasone Piccioni, ad affrontare quella particolare attività; come è noto, lo Stromboli fu all’ultimo momento aggregato al Gruppo Navale costituito per portare soccorso ai profughi del Vietnam, i così detti «Boat People». Alle varie preoccupazioni di quel periodo di «preparazione» si aggiunse il timore di essere sostituito alla scadenza dell’anno «canonico» di comando, ossia il 13 settembre 1979. Inizialmente fu avanzata l’ipotesi di un avvicendamento dei Comandanti in Giappone, cioè verso la metà di ottobre. Poi, finalmente, soprattutto per l’insistenza del Comandante del Gruppo Navale, fu deciso, con mia grande gioia e soddisfazione, che i Comandanti avrebbero mantenuto il comando fino al rientro in Italia.
Cominciammo quindi l’approntamento dell’unità con un impegno corale la cui intensità, ancor oggi, a distanza di quarant’anni, mi sorprende e nello stesso tempo mi inorgoglisce. Fra le tante esigenze quelle fondamentali erano, a mio parere: - le parti di ricambio; - le dotazioni del munizionamento; - i viveri; - i medicinali; - le cartografie. Con il fondamentale supporto dei Comandi/Enti interessati e della industria privata riuscimmo a fare miracoli anche se lo stivaggio a bordo risultò problematico soprattutto per la forzata assenza dello Stromboli dal quale dovemmo sbarcare tutto il materiale che, nel frattempo, vi era stato imbarcato. Ricordo che ai lavori di fine garanzia il Lupo raggiunse, con dislocamento standard, la prevista velocità di 20 nodi sui diesel; alla partenza per la campagna, dopo il completamento del carico, riuscivamo a stento a raggiungere i 16 nodi e ciò costituì un problema per la navigazione in formazione con l’Ardito. Infatti la velocità economica dell’Ardito con le turbine a vapore era di 18 nodi mentre quella del Lupo con turbine a gas era di 22 nodi; ne conseguì che Lupo e Ardito non navigarono quasi mai in formazione; il Lupo si «attardava» rispetto all’Ardito in diesel per poi raggiungerlo in TAG oppure lo sopravanzava in TAG per poi farsi raggiungere passando alla propulsione diesel. Eravamo pronti! Si avvicinava il giorno della partenza e per il Lupo che faceva parte della 2a Divisione a Taranto il congiungimento con l’Ardito a Livorno da dove saremmo partiti insieme alle navi scuola San Giorgio e Vespucci, il 18 luglio 1979. Ricordo che il Comandante della 2a Divisione Navale, Ammiraglio Fulvio Martini, venne a bordo per salutarci e, nel corso del discorso di commiato, si fece scappare una frase di cui riporto testualmente una parte: «quelli di voi che torneranno ecc...», provocando istintivamente e diffusamente un evidente gesto di scongiuro; se ne rese immediatamente conto, riuscendo, con la sua innata arguzia, a trasformare la formalità della circostanza in un simpatico e allegro momento di aggregazione.
La cerimonia della partenza, alla presenza del Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Torrisi, fu in un certo senso commovente soprattutto per la presenza in banchina di una considerevole folla costituita in gran parte dai familiari degli equipaggi delle quattro navi in partenza. Il Lupo lasciò per primo l’ormeggio; ricordo, come se fosse ora, la sequenza degli ordini che detti: «poppa molla – prora spara – pari avanti adagio – dritta ferma – 20o gradi di barra a dritta – dritta avanti adagio – barra al centro». Eravamo fuori dal porto di Livorno e, come d’incanto, tutte le preoccupazioni dei giorni precedenti legate all’approntamento della nave e alla famiglia, sparirono: avevamo davanti a noi il mare che ci avrebbe accompagnati per quasi 8 lunghi mesi e lo affrontammo con passione, professionalità e dedizione ben consapevoli degli obiettivi che ci erano stati affidati. Devo riconoscere che, da questo punto di vista, il mio compito fu abbastanza semplice perché ebbi la fortuna di essere supportato da uno splendido e irripetibile equipaggio, costituito prevalentemente da giovani, i cui volti sono scolpiti nella mia memoria anche se spesso non ne ricordo i nomi: io, che non avevo ancora compiuto 42 anni, ero di gran lunga il più «vecchio» di bordo! Lascio agli autori del testo la dissertazione sulla Naval Diplomacy in genere e il racconto dei vari episodi e degli aneddoti collegati; a me piace ricordarne uno perché emblematico dello spirito goliardico del mio equipaggio.
A Giacarta, il nostro ambasciatore in Indonesia dette un ricevimento in onore dei due equipaggi; io alla testa della squadra di comandata del Lupo, con un pullman noleggiato per la circostanza, mi recai alla residenza dell’ambasciatore. Mi sembrò strano che non ci fosse nessuno a riceverci e che la squadra di comandata dell’Ardito, partita prima di noi, non fosse ancora arrivata. Comunque ci inoltrammo in uno splendido giardino con lunghi tavoli imbanditi dove i miei «prodi» cominciarono a piluccare, prima con garbo e poi a «man bassa»! A un certo momento il convivio fu «disturbato» da un individuo in maniche di camicia che urlava come un forsennato: era l’ambasciatore belga che dava un ricevimento per la festa nazionale del suo Paese! Per farla breve l’autista del pullman ci aveva portato nell’ambasciata sbagliata! Radunai la squadra di comandata e, con la coda fra le gambe, andai dall’ambasciatore belga e gli presentai le mie scuse; non capii bene quello che mi rispose ma, di sicuro, le mie scuse non furono accettate! Mi ero ripromesso di non parlare di episodi specifici ma non posso non ricordare la sosta a Shanghai. L’Ardito e il Lupo erano le prime navi da guerra occidentali che entravano in un porto cinese dalla fine della Seconda guerra mondiale e devo dire che l’accoglienza riservataci fu addirittura trionfale; il più grande grattacielo della città, visibile dal fiume Huangpu dove eravamo ormeggiati, era stato ricoperto da enormi striscioni rossi che riportavano scritte in caratteri dorati, in cinese e in italiano, del seguente tenore: «viva i Marinai italiani che combattono l’egemonia nel mondo» con chiaro riferimento ai pessimi rapporti fra Cina e Unione Sovietica di quel periodo.
A dire il vero il significato di quelle scritte non fu immediatamente compreso dalla maggior parte dell’equipaggio tanto è vero che una rappresentanza di esso si presentò dal sottoscritto e mi rivolse questa domanda: «Comandante, ci spiega che cosa combattiamo nel mondo?»! In ogni caso la realtà cinese fu per noi una autentica scoperta: si percepì immediatamente la «grandezza dei numeri cinesi» a fronte dei nostri. Per dirne una, nei giorni successivi ricevetti a bordo una delegazione di militari e tecnici cinesi cappeggiata dall’ottantenne ministro della difesa: erano in 200 a fronte dell’equipaggio del Lupo costituito da 204 elementi (con una squadra in franchigia)! Ho parlato degli obiettivi che la Campagna si prefiggeva e che furono sicuramente conseguiti; io me ne assegnai degli altri e in particolare due che orientarono costantemente la mia azione di Comando.
Il primo, quello di riportate indietro tutti sani e salvi, fu conseguito con una attenzione capillare da parte dello Stato Maggiore della nave ai vari problemi personali che man mano si presentavano. Il secondo, quello di rientrare in Patria «senza avarie» diventò per me quasi un’ossessione; martellavo continuamente i colleghi dell’Efficienza naviglio dell’allora Navalcostarmi per ottenere ciò che serviva alla nave. A seguito di una importante avaria ad uno dei quattro diesel generatori si rese necessario sostituirne l’albero motore; a Campagna quasi ultimata ne chiesi l’invio nel primo porto utile e l’albero arrivò! Fu sostituito con i soli mezzi di bordo e fu sicuramente un grande successo da attribuire alla professionalità di tutto il Personale di macchina che, addirittura, dovette praticare una apertura sul ponte di coperta con la fiamma ossidrica per permetterne il passaggio nella sala macchine sottostante.
Tutto ciò comunque non sarebbe stato possibile senza il supporto del citato Ufficio Efficienza Naviglio di Navalcostarmi di cui faceva parte l’Ammiraglio GN Grazioli cui, in questa circostanza, mi piace esprimere la mia immensa riconoscenza «alla memoria». Ho concluso; l’arrivo a Napoli il 4 febbraio 1980 è cronaca che ha il suo spazio nel testo. Ma prima di chiudere definitivamente vorrei abbracciare simbolicamente ciascun membro del «mio equipaggio»; avrei voluto farlo l’11 febbraio del 1980, quando ho lasciato il comando del Lupo, ma il mio ruolo di Comandante, forse a volte esercitato con un po’ di ruvidità, non me lo ha consentito. Lo faccio ora per ringraziarli di quanto hanno fatto per me, per la Marina e per il Paese. Senza questo riconoscimento non avrebbe senso parlare di «testimonianze e ricordi in occasione del quarantennale della circumnavigazione del globo da parte di Nave Lupo».
Linee di indirizzo strategico 2019-2034 (Ed. Aprile 2019)
Scopo
Il rapido mutare del contesto internazionale e dei suoi equilibri, amplificato dall’avvento delle nuove tecnologie, impone l’adozione di un approccio integrato alla sicurezza marittima e, più in generale, alla difesa degli interessi nazionali che si esplicano sul mare, nonché degli strumenti e capacità necessari alla loro tutela.
Tale situazione generale richiede il mantenimento di una capacità aeronavale credibile, flessibile ed altamente proiettabile che abbracci tutti i domini d’impiego, sia nelle forme di lotta convenzionali che non convenzionali, sfruttando appieno le nuove tecnologie (unmanned, cyber, ecc.) per ottenere un netto vantaggio in termini di
Maritime Domain
Awareness e capacità d’intervento.
Le “Linee di indirizzo strategico per la Marina Militare 2019 – 2034” intendono porre le basi per consentire lo sviluppo, nel medio termine, di una Forza Armata integrata e moderna in grado di rispondere efficacemente alle sfide del prossimo futuro e capace di capire l’ambiente e le cause delle tensioni, prevenire, esercitando opera di influenza e deterrenza ed infine,
intervenire, tramite diuturna attività di presenza e sorveglianza degli interessi nazionali ed eventuale risposta, anche nell’alveo delle alleanze. E questo dovrà avvenire in quattro “domini funzionali” fondamentali: quello della
Difesa e Sicurezza marittima; quello dello
Sviluppo Capacitivo; quello del Supporto al Sistema Paese; infine, quello della
Cooperazione Internazionale.
Per fare questo, la rotta tracciata per la Forza Armata si sviluppa attraverso alcune linee d’azione principali: l’adozione di un nuovo modello operativo e del conseguente strumento aeronavale; il ripensamento del sistema organizzativo del personale; il rinnovamento della capacità logistica e di quella infrastrutturale; la rivitalizzazione ed il contestuale rinnovamento della capacità arsenalizia; infine, l’armonizzazione del ruolo delle Capitanerie di Porto allo sforzo complessivo rivolto alla sicurezza marittima.
L’opera di rinnovamento dovrà infine tener conto di alcune tendenze ineludibili ed ormai irrinunciabili quali: la semplificazione organizzativa, tanto delle linee di Comando Operativo, quanto degli organi di staff anche in relazione alla riduzione delle posizioni organiche del personale di Forza Armata in aderenza ai disposti normativi, l’integrazione dello strumento in senso interforze e multinazionale, l’adozione di nuove tecnologie e di una cultura idonea a recepirle e a impiegarle.
Introduzione
L'attuale scenario globale si caratterizza per l'elevata interconnessione fra gli attori che lo popolano: organizzazioni internazionali e transnazionali ma, soprattutto Stati. La più recente tendenza vede infatti il riemergere dell'entità statuale come elemento di primo piano dell'arena internazionale e con esso l'interesse nazionale quale elemento portante della loro politica.
All'equilibrio bipolare della Guerra Fredda si è infatti sostituito un nuovo ordine mondiale che muta continuamente come un complesso di equilibri multiformi, in cui nuove o rinate potenze si muovono tramite politiche estremamente assertive e potenze regionali operano per vedere riconosciuto il proprio ruolo nelle aree di interesse, tutte sospinte dalla protezione dei propri interessi, politici, economici, finanche religiosi. Questo continuo mutare degli equilibri lascia aperti spiragli anche a fenomeni locali e transnazionali che, come il terrorismo a matrice jihadista e come gli attacchi cibernetici di pervasiva aggressività, rappresentano delle minacce ormai a carattere immanente.
In tale contesto il libero accesso ai
global common (acque internazionali, atmosfera spazio, Antartide e, recentemente,
cyberspace) costituisce sia un mezzo privilegiato per i flussi economico-commerciali e quindi di affermazione della prosperità, sia un elemento di frizione fra gli Stati nell'affermazione del proprio interesse.
Il mare in particolare può essere considerato emblematico di questa ambivalenza: da un lato unisce (basti pensare ai flussi commerciali che su di esso si dispiegano, ma anche alle moderne dorsali di flussi dati che lo attraversano), dall'altro, rappresenta un elemento di divisione, un confine “liquido" fra mondi in competizione ovvero diversi. Si pensi al nostro Mediterraneo, alle sue sponde settentrionali e meridionali, ai suoi traffici economici ma anche ai flussi migratori.
E nel Mediterraneo l'Italia si protende con i suoi oltre 8.000 km di coste, su cui si svolge una pluralità di attività che vanno da quelle economiche a quelle ricreative. Inoltre il mare è, per il nostro Paese, il mezzo attraverso cui si muovono i principali flussi di
export ed
import, con particolare, ma non esclusivo, riferimento agli approvvigionamenti energetici.
Il mare è quindi, per l'Italia, uno “strumento" sul quale è necessario affermare e soprattutto difendere i propri ramificati e variegati interessi. Infatti, stante l'attuale scenario, la libertà dei mari e la conseguente libera affermazione dell'interesse nazionale non devono essere dati per scontati.
Da questo la Marina trova la propria ragione di esistere. Concorrere alla difesa dell'integrità degli spazi aeromarittimi nazionali, europei e NATO, difendere il libero accesso e sfruttamento del mare come precondizione al libero fluire dei flussi economici in ingresso ed in uscita, concordemente alle indicazioni politiche.
Il quadro geostrategico è la tematica di apertura della prima parte di questo documento, in cui peraltro vi si evidenziano le possibili evoluzioni e vi si definiscono le aree di interesse marittimo.
Tale definizione muove dal posizionare l'interesse nazionale come guida della Politica di Difesa, da cui discendono tanto le missioni assegnate allo strumento militare, quanto i compiti della Marina, traducendo poi le linee di indirizzo politico-strategico in una
vision di Forza Armata, con particolare riferimento agli sviluppi futuri ed avendo come orizzonte temporale il 2034. Essa si fonda sull'acquisizione di capacità tali da garantire, con continuità, l'attuazione delle attività tese a “capire" il contesto strategico, “prevenire" potenziali rischi tramite azione di diplomazia navale ed adottando una idonea e credibile postura deterrente, e “intervenire" a protezione dell'interesse nazionale o in relazione all'appartenenza alla NATO o alla UE. Non è infatti possibile svincolare la strategia marittima nazionale da quella delle organizzazioni cui l'Italia appartiene fin dalla loro fondazione e su cui continua ad investire.
Le predette capacità si esprimeranno nell'ambito di quattro “domini funzionali", quello della “Difesa e della Sicurezza Marittima", tramite compiti che spaziano dalla presenza e sorveglianza fino ad operazioni di proiezione di potenza dal mare e sul mare; quello dello “Sviluppo Capacitivo", sia operativo, per rinnovare e ammodernare la Flotta, sia tecnico-scientifico di impulso all'innovazione, alla tecnologia, integrando Difesa, Industria, Università, centri di ricerca e poli tecnologici; quello del “Supporto al Sistema Paese", grazie alle campagne di promozione e sostegno dei prodotti nazionali, agli accordi e all'impiego concorsuale e duale del personale e dei mezzi della Marina; infine, quello della “Cooperazione Internazionale", storica capacità connessa con lo strumento navale, la «diplomazia navale».
Successivamente, il concetto strategico marittimo troverà declinazione in una serie di obiettivi strategico-militari di Forza Armata, necessari per assolvere le missioni ed i compiti assegnati. Essi rappresentano il nucleo irrinunciabile, imprescindibile per fronteggiare le sfide che il contesto geostrategico e la difesa degli interessi nazionali sul mare pongono alla nostra Marina.
Per conseguirli, sono state tracciate sette linee d'azione principali lungo cui concentrare le discendenti azioni di adeguamento della Marina: quella relativa al Personale, al Modello Operativo ed allo Strumento Aeronavale, alle Infrastrutture, alla Logistica, agli Arsenali, alle Basi Operative ed infine al Corpo delle Capitanerie di Porto. Ad esse è dedicata la seconda parte del documento.
Innanzitutto, la preziosa risorsa del Personale dovrà essere oggetto di oculata opera di trasformazione, non solo in senso quantitativo. Il futuro richiede lo sviluppo di nuove competenze, in particolare, ma non esclusivamente, informatiche e nell'uso delle lingue estere, sempre tenendo a mente la capacità primaria di “saper andare per mare".
Inoltre, si dovrà perseguire il rinnovamento dello strumento aeronavale e del corrispondente modello operativo, secondo i livelli indicati nel
Modello Operativo Integrato di Riferimento della Difesa, in modo da assicurare la protezione vicina del territorio nazionale, degli spazi di mare sovrani, delle linee di comunicazione marittima e di tutte le aree di volta in volta individuate dal Decisore Politico ed in risposta ad impegni connessi ad Alleanze Internazionali, NATO ed UE
in primis.
Quanto precede al fine di consolidare e potenziare le capacità organiche, ottimizzare l'interoperabilità con forze amiche ed alleate, impiegando al meglio lo strumento aeronavale, e ridurre la dipendenza esterna.
Il conseguimento degli obiettivi operativi è intimamente connesso ad un efficace supporto sia logistico sia infrastrutturale. In tal senso ed in considerazione del quadro economico-finanziario, la Marina ha bisogno di un
rinnovamento che tenga conto, a fattor comune, delle lezioni apprese e che preveda in particolare per il comparto logistico:
- un approccio di tipo
integrato volto al conseguimento di “economie di scopo";
- sinergie con il
procurement, basate sui requisiti operativi dettati dalla Forza Armata (nel seguito FA).
Nel complesso, quanto sopra non potrà prescindere dal perseguire una spinta politica di informatizzazione che tenga sempre presente il contrasto alla minaccia di tipo
cyber.
Dovrà essere, inoltre, rivitalizzato lo sforzo degli Arsenali quali abilitanti strategici per la funzione di “generazione" delle forze attribuita al Capo di Stato Maggiore, e delle basi operative, fondamentali per lo strumento aeronavale.
Infine, potrà essere sviluppate e armonizzate la complementarietà delle funzioni e capacità tra la Marina Militare e il Corpo delle Capitanerie di Porto/Guardia Costiera.
150 Anni Rivista Marittima 1868-2018 (Ed. Ottobre 2018)
Benvenuti a bordo, cari lettori. Vi aspetta un viaggio per mare lungo 150 anni. Questo volume, celebrativo di un secolo e mezzo dalla fondazione della Rivista Marittima, è come una lunga traversata nel tempo, un viaggio particolare che, grazie alla capacità di ricerca, analisi e introspezione dell’autore, l’Ammiraglio Ferrante, vi permetterà di scoprire eventi, personaggi e protagonisti affascinanti della nostra storia navale e marittima, della nostra Marina Militare.
La data di partenza è il 1° aprile 1868. Era un’epoca un po’
naif e romantica; il modo di parlare, di scrivere e anche di intendere la vita erano diversi. Era anche un momento particolare di transizione, nel quale la cultura romantica lasciava spazio a un positivismo che nel progresso scientifico e nell’affermazione del pensiero economico del liberismo vedeva nuovi orizzonti di sviluppo per la società, per l’uomo in generale. Tutto questo si avvertiva profondo e sentito nella Marina dell’epoca, da sempre anticipatrice di cambiamenti. Sfogliando le pagine iniziali del libro vi accorgerete di come il progresso e la tecnica navale si intreccino ai resoconti dei primi lunghi viaggi delle nostre unità navali intorno al mondo. Erano viaggi che già guardavano “oltre l’orizzonte”, che immaginavano quanto potesse accadere, che sognavano un mondo libero dove il commercio e il progresso tecnologico fossero elementi essenziali di una società feconda, prospera e intellettualmente viva.
Scriveva il Capitano di Fregata Carlo de Amezaga, primo Direttore della Rivista: «col mostrare in terre straniere la bandiera nazionale, aumenta la considerazione, dall’aumento di questa nasce l’amicizia, l’amicizia produce i trattati commerciali ed i trattati commerciali suscitano le forze vive del paese». Erano veramente anni straordinari, ricchi di fiducia nell’uomo, nel progresso scientifico, economico, tecnologico. Erano anche anni dove si svolgeva un grande dibattito marittimo e navale e, proprio grazie alla Rivista, si affermava nel Paese un pensiero marittimo nazionale cercando di superare il pregiudizio continentale, che vedeva le sorti del neonato Regno d’Italia unicamente legate a scontri sul campo di battaglia terrestre, come argutamente nota l’autore.
Lo scoppio della Grande Guerra non vide la Rivista impegnata in disquisizioni sull’impiego delle Forze bensì continuò, come nel tempo di pace, a coltivare tecnica e pensiero, riservandosi una libertà intellettuale invidiabile. Al termine dell’immane conflitto annotava Romeo Bernotti, uno dei maggiori studiosi italiani di strategia navale e strenuo proponente della necessità di un’aviazione navale, come: “per la Marina era giunto il momento di riflettere sulla guerra che avevamo combattuto e sui nuovi problemi della difesa nazionale”. E Romeo Bernotti collaborerà con la Rivista per ben 69 anni! Il viaggio continua e dopo la Conferenza di Washington del 1922 sulla limitazione degli armamenti navali e il naufragio del grande progetto collettivo del disarmo globale, si assisté sulle pagine della Rivista alla ripresa di un intenso dibattito sui nuovi indirizzi delle costruzioni navali militari, che prelude al riarmo degli anni Trenta. Interessante a questo punto notare come anche nel periodo tra le due guerre mondiali, i temi ideologici e propagandistici tipici dell’epoca non avevano sulla Rivista quella presa che ci si potrebbe immaginare.
Al contrario, i temi di strategia navale venivano trattati con concretezza e seria applicazione e la discussione verteva su quelle che potevano essere le dinamiche di una eventuale guerra. Il periodo della Seconda guerra mondiale fu, come da immaginarsi, un periodo molto difficile anche per la Rivista. Essa però, vale la pena ricordarlo, continuò la pubblicazione, seppure a numeri più limitati, sino al luglio-agosto 1943, a ridosso cioè delle drammatiche vicende armistiziali, per riprenderla e integrarla subito dopo la liberazione di Roma. Nel volume, i lettori troveranno al riguardo interessantissimi spunti di riflessione fra i quali merita particolare attenzione quello a firma De Grossi del luglio-dicembre 1944, intitolato «OBBEDIENZA», a seguito dell’armistizio, nel quale l’autore sottolinea come gli Uomini della Marina, da sempre e in qualunque circostanza hanno sempre manifestato e sempre manifesteranno: “senso del dovere, fedeltà, disciplina”. Il secondo dopoguerra vide la Rivista nuovamente impegnata in una serie di riflessioni critiche sugli avvenimenti occorsi ed erano spesso gli stessi interpreti dei fatti d’arme sul mare a scrivere sulle sue pagine. Era cominciata, però, l’era del nucleare e sulle pagine della Rivista l’immanenza di scenari da Guerra Fredda assorbirono gran parte degli scritti. Fu anche, però, il momento di una nuova rinascita per l’Italia e per la Marina.
Gradualmente essa diventò uno strumento sempre più moderno e inserito efficacemente nell’ambito del contesto delle Alleanze. Infine, a conclusione del viaggio, si arriva ai giorni nostri. Eccoci: siamo ancora qui. Dalla plancia della Rivista studiamo e riflettiamo insieme sulle questioni di geopolitica marittima, esploriamo le tematiche sulla ricerca scientifica e militare, proponiamo un interesse per i temi legati all’ambiente marino, a uno sfruttamento soste¬nibile ed equilibrato del “mondo blu”. Il nostro indirizzo è sempre e solo al servizio del Paese, convinti che il mare e la marittimità siano una grande e feconda opportunità di progresso e di sviluppo: tanto importante da dedicargli tutte le nostre energie, la nostra vita, per proteggerla, sostenere e fortificare. Per concludere la presentazione, mi sia consentito di ringraziare coloro i quali hanno permesso di realizzare questo volume. In primis l’autore, l’Ammiraglio Enzo Ferrante. Sono anni che conduce studi sui nostri 591 volumi (circa 1.800 numeri, più di 16.000 articoli).
Il suo nome resterà per sempre legato alla storia della Rivista Marittima. Inoltre, desidero rivolgere un grato ringraziamento al precedente Direttore della Rivista, il Capitano di Vascello Stefano Romano, che ha curato, davvero con certosina devozione, tutto il coordinamento del progetto editoriale. Desidero anche ringraziare tutta la Redazione della Rivista Marittima e il personale grafico dell’Ufficio Pubblica Informazione e Comunicazione dello SMM. Infine i miei ringraziamenti vanno al Contrammiraglio Agostini, che ha sempre creduto in noi e che ha fortemente voluto, sostenuto e guidato l’intero progetto.
Una storia "Strategica" della Marina Militare(Ed. Settembre 2018)
Nello scorso 2011 anche la Marina Militare ha compiuto, come lo Stato unitario, i suoi centocinquanta anni e molto opportunamente sono stati ricordati i momenti salienti della sua storia. A nostro parere è mancato un esame critico dell’evoluzione del pensiero strategico della Forza Armata e in particolare delle sue scelte nel campo della cosiddetta «strategia dei mezzi». Come per tutte le Marine queste scelte furono dovute alle condizioni finanziarie, tecnologiche e industriali del Paese e anche se, qualche volta, portarono a un pubblico dibattito furono i capi, ministri prima e capi di Stato Maggiore poi, che ne portarono la responsabilità. Non avendo la nostra Nazione, come quella britannica, un «consiglio di ammiragliato», che svolga non solo funzioni consultive, ma una vera opera di Consiglio di Amministrazione della marineria è logico che il massimo responsabile di vertice non abbia potuto sottrarsi alla funzione decisionale nello stabilire le principali strategie della Marina e in particolare i programmi delle nuove costruzioni.
Alcune decisioni strategiche si sono ripetute negli anni e sono ricordate con brevi frasi significative, come quelle relative al «taglio dei rami secchi» o alla creazione di una «Marina di qualità», intese a significare la necessaria riduzione dello strumento in particolari periodi storici, o le altre relative alla «battaglia in porto» o «la penisola è una naturale portaerei» per sottolineare particolari scelte strategiche legate alla posizione geografica italiana in relazione a quella dei possibili avversari.
Per descrivere, soprattutto per i più giovani, alcune di queste scelte ho raccolto in questo breve lavoro alcuni miei saggi, interventi a convegni e articoli, scritti prevalentemente per la
Rivista Marittima, riducendoli o aggiornandoli per permettere nel più puro spirito «bernottiano» una discussione aperta e costruttiva, che è una caratteristica importante dell’Ufficiale di Marina italiano. Romeo Bernotti (1) che, a mio parere rimane, a tutt’oggi il maggior pensatore marittimo italiano, infatti diceva:
«… molti uomini pratici si vantano di ignorare la storia, perché i fatti non si ripetono mai allo stesso modo. Io sostenevo invece (e ancora così penso) che occorresse abituarsi a riflettere sulla storia delle condizioni strategiche per acquisire l’abitudine a ragionare nei casi concreti» (2).
Per facilitare l’approfondimento di taluni episodi ho preferito indicare una bibliografia essenziale al termine di ogni capitolo oltre che segnalare nelle note alcuni volumi importanti. Inoltre per permettere la discussione al termine di alcuni capitoli si è cercato di trarre qualche conclusione e proporre degli ammaestramenti.
Spero che questo mio lavoro possa servire proprio a riflettere sulla nostra storia navale e sulla nostra strategia marittima. Questo testo, che come ho già detto è soprattutto una raccolta di scritti di difficile reperimento, è dedicato in primis ai giovani Ufficiali di Marina, ma spero possa trovare Lettori anche tra chi si interessa alle problematiche navali del nostro Paese.
NOTE
(1) P. P. Ramoino,
Romeo Bernotti, Roma 2006.
(2) R. Bernotti,
Cinquant’anni nella Marina militare, Milano 1971.
Il Grande Ammiraglio Paolo Thaon di Revel
(Ed. Giugno 2017)
Le commemorazioni del centenario della prima guerra mondiale, avviate ormai dal 2014 e tuttora in corso, hanno portato anche la Rivista Marittima a dare ampio spazio agli avvenimenti, alle storie e ai personaggi, di questo periodo storico, in particolare legati alla Grande Guerra combattuta sul mare. La posizione di rilievo ricoperta in quegli anni dal grande ammiraglio Thaon di Revel ci ha portato inoltre lo scorso anno a ripubblicare on-line sul sito della Marina l'importante volume a Lui dedicato scritto dall'allora capitano di fregata Ezio Ferrante e pubblicato dalla Rivista Marittima nel 1989.
Presentiamo dunque oggi, insieme al fascicolo del mese di giugno, a oltre settant'anni dalla morte di Thaon di Revel, questa nuova edizione del volume, con ulteriori approfondimenti sulla vita del Grande Ammiraglio e arricchita inoltre di nuove immagini in tutte le sue parti. Quella qui presentata si concentra non solo sugli eventi che lo hanno visto protagonista durante la Grande Guerra, ma si basa soprattutto in massima parte sulla gran mole di documenti inediti dell'archivio privato della famiglia Thaon di Revel, cui l'Autore ha avuto il privilegio di accedere.
Ne deriva un ritratto, nitido e preciso, di elevato spessore morale, di Paolo Thaon di Revel, un uomo vissuto a cavallo tra l'ottocento e il novecento, proveniente da una famiglia che aveva già espresso altri uomini insigni e che ebbe una carriera in Marina contrassegnata da una serie di luminosi successi, conseguendo i massimi onori e riconoscimenti cui un militare di professione del suo tempo potesse aspirare: due volte Capo di Stato Maggiore della Marina, Grande Ammiraglio, Duca del Mare, Collare della SS. Annunziata, Primo Segretario del Re per gli Ordini Cavallereschi e poi, nella carriera politica, Ministro della Marina, Senatore del Regno e Presidente del Senato.
La parte più nota della Sua vita, è sicuramente quella che si riferisce al primo conflitto mondiale dove Egli portò le nostre armi alla vittoria sul mare. Ma il Grande Ammiraglio continuò a rendere ancora eminenti servigi alla Nazione, nel periodo tra le due guerre, e anche dopo, fino alle tristi giornate del settembre 1943.
Il tutto è raccontato dall'ammiraglio Ferrante in modo vivo e avvincente, tale da permettere una lettura sempre interessante cui non viene mai meno il sostegno di una documentazione preziosa e ineccepibile, che conferisce allo scritto dignità scientifica e originalità.
Ci sia consentito dunque auspicare che la ripubblicazione del volume, in questa nuova e aggiornata versione, come già accaduto per le opere recentemente riedite dal nostro periodico, incontrerà il favore di tanti Lettori, dagli studiosi e appassionati di storia navale a chi opera giornalmente sul mare, e degli enti istituzionali, accademici, scientifici e culturali.
Andar per mare (Edizione Aprile 2017)
La Rivista Marittima pubblica con periodicità, dal 1977, gli aggiornamenti alla normativa riguardante la nautica da diporto, sia attraverso la rubrica dedicata, sia con la produzione di un supplemento nel quale la normativa è riepilogata e presentata in modo discorsivo, fornendo al Lettore suggerimenti e strumenti per lo svolgimento delle pratiche.
La precedente edizione pubblicata nell’agosto del 2009 comprendeva già il «Regolamento di attuazione del Codice della nautica da diporto» del 2008, che disciplinava la normativa riguardante la sicurezza della navigazione per tutte le unità da diporto e il rilascio delle patenti nautiche, e stabiliva determinate procedure amministrative inerenti alle unità da diporto, tutte materie che interessano l’utenza in prima persona, trasformando in un testo unico la giungla di leggi, decreti, norme locali, circolari esplicative ecc. degli anni precedenti.
Questa edizione assume ora un carattere di enorme importanza, in quanto include tutte le nuove disposizioni di legge concernenti la nautica da diporto emanate nel periodo successivo e contenute complessivamente in 7 leggi, 1 decreto legislativo, 1 decreto ministeriale e 7 circolari.
Il contrammiraglio Stéphan Jules Buchet, che la Rivista ringrazia per la preziosa opera di collaborazione, è un appassionato di vela e motonautica, oltrechè studioso di storia navale e collabora con questo periodico dal 2002. Da tale anno cura anche la rubrica «Nautica da Diporto» e il supplemento sulla normativa.
Prospettive e orientamenti di massima della Marina Militare
per il periodo 2015-2025 (novembre 2014)
Documento redatto dallo Stato Maggiore della Marina che traccia l’orientamento per lo sviluppo della Marina Militare nel decennio 2015-2025.
Partendo da una valutazione della situazione internazionale, con particolare attenzione agli aspetti geopolitici, militari, economici ed alla luce del concetto strategico della Difesa, sono delineati i compiti che la Marina Militare deve essere in grado di assolvere nel prossimo decennio.
Se ne deducono quindi le capacità operative richieste alla Flotta e, conseguentemente, le caratteristiche qualitative e quantitative dei mezzi occorrenti.
Lo strumento marittimo nazionale attuale, tanto per consistenza numerica quanto per livello capacitivo, a breve non sarà più in grado di assicurare i compiti richiesti alla Marina. In assenza di interventi correttivi a carattere straordinario questa situazione deficitaria è destinata ad aggravarsi.
Interventi urgenti di cui hanno ugualmente bisogno gli Arsenali, da tempo ormai non più in grado di esprimere adeguate capacità produttive e di supporto tecnico-logistico-manutentivo.
Da qui l’esigenza di un urgente ed improcrastinabile Programma navale d’emergenza per garantire la sopravvivenza della Marina.
Centenario Aviazione Navale (dicembre 2013)
Con la lungimiranza che sempre lo contraddistinse, nel giugno del 1913 l’ammiraglio Paolo Thaon di Revel istituiva quel «Servizio Aeronautico della Regia Marina» che dava finalmente formale riconoscimento a una specialità che in Italia, tanto sui dirigibili quanto sugli aeroplani, aveva visto gli uomini della Marina fra gli assoluti protagonisti del periodo pioneristico.
Storia della Rivista Marittima (maggio 2006)