Il terremoto del Belice fu un violento evento sismico che avvenne nella notte tra il 14 e il 15 gennaio 1968, di magnitudo 6.1 e che colpì una vasta area della Sicilia occidentale, la Valle del Belice, compresa tra la Provincia di Trapani, quella di Agrigento e quella di Palermo approssimativamente posto tra Gibellina, Salaparuta e Poggioreale. Le vittime furono numerose e vi furono paesi che rimasero completamente distrutti: Gibellina, Poggioreale, Salaparuta in provincia di Trapani e Montevago in provincia di Agrigento, mentre i paesi di Santa Margherita di Belice, Santa Ninfa, Partanna e Salemi ebbero dall'80 al 70% di edifici distrutti o danneggiati gravemente.

Appena giunta la notizia del disastroso terremoto, le Forze Armate sono immediatamente intervenute in soccorso delle popolazioni sinistrate, recando un valido apporto di uomini e di mezzi affiancandosi ai Vigli del Fuoco e ai volontari. Il loro compito è consistito nello sgombrare macerie, impiantare tendopoli, ripristinare la viabilità, riattivare i collegamenti e ricercare gli infortunati. La Marina Militare è intervenuta alle operazioni di soccorso con i suoi uomini e con i suoi mezzi, che hanno fatto la spola tra le varie basi navali e le zone colpite dal sisma, mentre gli elicotteri trasportavano medicinali, plasma, personale e materiale di prima necessità.

Le navi Stromboli, Urania, Vesuvio, Bergamini, Aquila, Altair ed Etna hanno trasportato viveri, materiale di disinfezione, vestiario, reparti e automezzi dell'esercito, materiale sanitario. Le unità della 61° Squadriglia Dragamine, Sgombro, Squalo e Storione, hanno dato un particolare aiuto ai sinistrati: lo Squalo ha ospitato a bordo un centinaio di persone tra cui 30 bambini, lo Storione ha accolto alcune gestanti che a bordo hanno potuto trovare maggiore assistenza, lo Sgombro ha invece dato alloggio ai numerosi sinistrati di Santa Ninfa e Gibellina che per paura non avevano voluto rifugiarsi presso le Scuole locali.

Due colonne con autoradio, pulmini, autobotti, campagnole, autocarri, sono state messe a disposizione del Comando Militare Territoriale per il trasporto di materiale vario. A terra, la Marina ha impiantato subito, anche nelle zone più colpite, infermerie da campo che hanno assicurato la prima fase dell'assistenza medico chirurgica, realizzando quindi una tendopoli In località Santa Ninfa che ha ospitato circa 540 persone. L'attrezzatura per allestire questo centro di soccorso è stata trasportata da Taranto con un ponte aereo dell'Aeronautica Militare.

La tendopoli, realizzata con strutture isolate dal terreno da piattaforme di legno impermeabilizzato, è stata munita di una cucina da campo, di una stazione radio e di una pista per elicotteri, che hanno trasportato regolarmente viveri e materiale di prima necessità, facendo la spola tra l'aeroporto di Birgi e il Centro di S. Ninfa.

Negli anni il personale della Marina Militare è sempre stato presente nei territori colpiti da eventi analoghi: ricordiamo gli interventi per l'alluvione del Polesine nel 1951, per quelli di Venezia, Rovigo e Firenze nel 1966, per i terremoti del Friuli nel 1976, dell'Irpinia e Basilicata nel 1980, per l'alluvione del delta del Po nel 1994, per un terremoto in Turchia nel 1999, per i terremoti del Molise nel 2002 e dell'Abruzzo nel 2009 e per il soccorso umanitario alla popolazione di Haiti nel 2010.