"Il Sistema Paese Italia fra crisi internazionali, alleanze ed opportunità"

Il 14 giugno 2010 si è tenuta presso la Biblioteca dell'Istituto di Studi Militari Marittimi una Tavola Rotonda centrata sui concetti di politica estera e di interesse nazionale. Sono intervenuti: il Prof. Vittorio Emanuele PARSI, dell'Università Cattolica di Milano, il Ministro Plenipotenziario Pasquale FERRARA, della Segreteria Generale del MAE, il Dott. Gianni BONVICINI, Vice Presidente vicario dell'Istituto Affari Internazionali (IAI), il Dott. Paolo QUERCIA, responsabile dell'area di ricerca per la politica internazionale della Fondazione Farefuturo, ed il Dott. Lucio CARACCIOLO, Direttore della rivista Limes.

Nella sua breve introduzione, il C.V. Giuseppe SCHIVARDI, Direttore del Centro Studi dell'Istituto, ha posto alcune domande chiave relative al concetto di interesse nazionale, alla sua accezione attuale e alla possibilità di parlarne ancora in maniera classica, stante il processo di globalizzazione in atto, da cui evidentemente non sono esenti il sistema delle relazioni internazionali e le sue dinamiche. Per quanto riguarda la definizione di interesse nazionale, il Prof. Parsi ne ha tratteggiato la doppia dimensione, un qualcosa di oggettivamente e razionalmente conoscibile, trasformatosi a seguito della svolta verso sistemi politici democratici. Il concetto, nato dalla Rivoluzione Francese per distinguere la Nazione dalla Monarchia, fu da Morgenthau messo in relazione con la politica estera, la cui potenza tutela l'interesse nazionale che è vitale per l'esistenza stessa dello Stato. In democrazia ciascuno può esprimere la propria volontà, ma oggi è importante ridurre la vulnerabilità del sistema, che risiede nell'interazione tra i vari organi e nell'interdipendenza delle risorse.

Il Dott. Quercia ha scomposto il concetto definendo l'interesse come un approccio realista alle relazioni internazionali cui offre una base razionale fondata sulla realtà; e la Nazione come la comunità che vive nel tempo e cambia. Interesse nazionale e politica estera possono essere però disgiunti poiché può esistere una Nazione che non fa politica estera, ovvero si può fare politica estera senza avere una specifica identità nazionale.

Il Dott. Bonvicini ha affermato che politica estera ed interna vanno di pari passo e costituiscono gli obiettivi dello sviluppo del nostro interesse nazionale. Nel suo ultimo rapporto lo IAI ha ipotizzato alcuni scenari relativi alle scelte possibili in politica estera e, in particolare, ha configurato per l'Italia varie opzioni: agire da freeriders (es. rapporti con la Libia; potrebbe essere la soluzione, ma con il rischio di apertura di competizioni e perdita di potere nell'ambito di Alleanze consolidate, quali la NATO e l'UE); scegliere un partner importante (USA); sviluppare una diplomazia negli affari; navigare a vista (con minori rischi ma con perdita di obiettivi di lungo termine); assumere una posizione "da Don Chisciotte", posizione originale che ci colloca fuori ruolo nel sostenere punti di vista impopolari; sostenere decisamente ogni atteggiamento improntato al multilateralismo (senz'altro da preferire, ma che richiede costi elevati, per necessità di iniziativa e investimenti finanziari).

Il Dott. Caracciolo ha definito l'interesse nazionale come un concetto pre-politico, che fonda la politica stessa intorno a grandi idee, ma bisogna essere una Nazione per avere un interesse. Nello scenario internazionale vi sono entità non stato che comunque influenzano il dialogo globale (mafie, organizzazioni, grandi società). In Italia il termine stesso era spesso confuso con interesse europeo, ma più che altro per mancanza di un interesse proprio. Il Min. Plen. Ferrara ha definito il nostro Paese multicentrico, in cui si sono sempre registrati dei problemi di coesione. I Governi hanno una funzione fondamentale nell'indicare le priorità e gli interessi, in senso non monolitico, ma nell'obiettivo di cooperazione.

La riflessione generale si è quindi spostata su un piano interlocutorio relativamente alla politica estera tout court, nel senso di una politica condotta dagli Stati, con i loro rapporti univoci e netti con altri attori della politica internazionale. È stato detto che la politica estera tout court ha lasciato spazio ad una "politica interna mondiale", in cui vi è una commistione di elementi, difficili da distinguere e rispetto ai quali gli Stati partecipano a vario titolo. La politica estera è oggi una policy che naviga con le politiche degli altri Paesi, e dunque difficile da controllare.

A tal proposito, per quanto riguarda la funzione svolta dagli organi istituzionali preposti alla condotta della politica estera, è stato osservato come la metamorfosi dei processi di relazione a livello internazionale, tali da far pensare ad una politica estera "infra-mondiale", abbia reso evidente la necessità di apportare dei correttivi. Il MAE infatti si sta riorganizzando per aree tematiche, abbandonando la tradizionale struttura per aree geografiche, e ciò per adattarsi alle dinamiche della politica mondiale. Su queste ultime incide molto la dimensione "sicurezza", di cui le missioni internazionali sono una componente importante, pur non essendo esaustive di per sé della politica estera nel suo complesso. In questo contesto l'Italia, ad esempio, ha acquisito molti crediti in termini di politica di sicurezza, partecipando alle varie missioni di pace e dimostrando sensibilità e comunanza di intenti al riguardo. Siamo tra gli azionisti della pace, ma evidentemente ciò non basta per essere competitivi come Sistema Paese: occorre investire anche nei settori della ricerca e nelle nuove fonti di energia, veri talloni d'Achille per l'Italia.

La partecipazione attiva alle cooperazioni di difesa dell'Unione Europea consente di realizzare economie di scala in tale settore. L'UE è nelle mani dei Paesi che hanno le potenzialità per cooperare nelle alleanze e, anche se ultimamente si è registrata una flessione di potenza degli organi di Governo comunitario e un ritorno dell'interesse dei singoli Paesi, per l'Italia è importante avere un ruolo euro-mediterraneo più che euro-atlantico. La ripresa economica del Mediterraneo può avvantaggiarci, ma la nostra portualità non supporta questo sviluppo e favorisce lo spostamento dei traffici verso gli scali del Nord Europa (Gioia Tauro è diventato, di fatto, un esempio negativo). Anche l'UE potrà avere un futuro internazionale solo raggiungendo la compattezza.

A denominatore comune degli interventi è stata espressa la valutazione che un Sistema Paese che funziona e che intende accrescere la propria competitività deve in qualche modo "gerarchizzare" i propri obiettivi e deve farlo con determinazione e coraggio, concentrandosi su pochi e decisivi interessi, piuttosto che agire a tutto campo senza chiare e definite strategie. La valenza di un Paese, è stato detto, la sua credibilità e la sua potenza oggi si misurano solo sulla capacità di decidere e incidere sull'agenda mondiale dello sviluppo; solo questo basta a far comprendere quanto diverso sia il concetto di interesse nazionale oggi rispetto ai tempi in cui il Trattato di Westfalia dava il via alla politica internazionale, depotenziando il fattore religioso ed esaltando, al contempo, il concetto di interesse di ciascuno Stato.

Al termine della Tavola Rotonda ha avuto luogo un serrato dibattito con il pubblico, tra cui, oltre agli Ufficiali Frequentatori del 53° Corso Normale di S.M., erano presenti l'Ispettore delle Scuole della M.M., Amm. Sq. Cristiano Bettini, gli Ammiragli Vascotto e Ramoino, ex-Comandanti dell'Istituto di Guerra Marittima, e numerosi rappresentanti delle istituzioni locali, civili e militari, degli Istituti di Formazione delle FF.AA. e del mondo culturale veneziano.