Marina Militare

La parola al capitano di corvetta Antonio Miggiano

26 marzo 2026 Veronica D'Andrea

​​​A bordo di nave Alpino, fregata della Marina Militare, il ruolo del comandante in seconda è cruciale per garantire efficienza, sicurezza e coesione dell'equipaggio. Ne parliamo con il capitano di corvetta Antonio Miggiano, che da oltre vent'anni vive il mare da protagonista, maturando un'esperienza significativa in diversi incarichi operativi e di comando.

Cosa significa essere un comandante in seconda?

Essere comandante in seconda significa, prima di tutto, fare proprie le direttive del comandante e diramarle all'intero equipaggio. Non si tratta semplicemente di trasmettere ordini, ma di interpretarli, interiorizzarli e tradurli in azioni concrete. È una figura di raccordo fondamentale che garantisce che tutta l'organizzazione di bordo si muova nella stessa direzione, in linea con quella della Marina Militare.

Flessibilità, capacità di ascolto ed empatia sono la chiave di volta che permette di instaurare un clima di lavoro sereno e produttivo, contribuendo a rafforzare la coesione e la motivazione dell'equipaggio.

Quali sono quindi le sue principali responsabilità e come si coordina con il comandante e gli altri ufficiali?

A bordo esiste un'organizzazione interna ben definita. Le direttive partono dal comandante, vengono recepite dal comandante in seconda e poi diffuse a tutta la struttura.

È imperativo che colui il quale riveste questo ruolo possieda un'indole propensa alla leadership. Solo così sarà possibile guidare con efficacia un organismo complesso quale l'equipaggio di una nave militare, ove la coesione, la sinergia, la profonda sintonia e condivisione della medesima visione strategica con il comandante costituiscono elementi imprescindibili per il conseguimento degli obiettivi prefissati.

Come si arriva a ricoprire questo ruolo?

Non esiste un percorso unico né obbligatorio. Nel mio caso, dopo aver frequentato l'Accademia Navale, mi sono abilitato in Direzione del Tiro, conseguendo poi la specializzazione in Tattica Navale. Successivamente ho ricoperto diversi incarichi a bordo delle unità della Marina tra cui il Comando di nave Ponza. Oggi, forte di un'esperienza più che ventennale, rivesto questo ruolo a bordo dell'Alpino da agosto 2024, con profondo orgoglio.

Come si assicura che l'equipaggio sia adeguatamente addestrato e preparato?

L'addestramento non costituisce un evento estemporaneo, bensì un processo ininterrotto e costante. La formazione e la preparazione si edificano quotidianamente, mediante un impegno intenso e un'attenta valutazione dei risultati conseguiti.

Non ci sono cose facili o difficili, ci sono cose che si sanno e cose che non si sanno. Solo attraverso un addestramento continuo è possibile garantire l'efficienza e la sicurezza, in particolar modo quando si affrontano operazioni di elevata complessità e delicatezza come quella che di recente ha visto nave Alpino partire in poche ore lo scorso settembre per dirigersi verso il Mediterraneo orientale. In tali frangenti emergono con nitidezza lo spirito di servizio, la dedizione e l'amore profondo per la professione.

Quali strategie adotta per gestire il morale e il benessere dell'equipaggio durante le lunghe navigazioni?

La vita a bordo di una nave della Marina Militare è regolare, precisa, con tempi scanditi. La nave non dorme mai e si naviga ventiquattro ore su ventiquattro. Tutto è sincronizzato.

Risulta imprescindibile infondere nell'equipaggio il senso della missione e i valori della professione, creando un ambiente sereno e armonioso, fondato sulla calma e sulla consapevolezza, giacché il personale motivato costituisce un'entità più forte e resiliente. 

Dal punto di vista operativo, come si gestiscono le emergenze a bordo?

Il primo principio fondamentale è il mantenimento della calma, senza il quale qualsiasi procedura risulta inefficace. L'addestramento continuo consente di reagire in modo automatico, seguendo protocolli ben definiti e collaudati. In situazioni critiche, il mio ruolo è quello di mitigare lo stress, garantire l'osservanza delle procedure e coordinare il personale con lucidità e determinazione. Nel corso della mia esperienza, ho dovuto affrontare delle emergenze, per fortuna di piccola entità, dove l'obiettivo primario è sempre stato duplice: in primis, salvaguardare l'incolumità del personale, e successivamente, minimizzare i danni ai mezzi, seguendo procedure e protocolli ben definiti e consolidati.

Esiste un motto che la rappresenta particolarmente?

Il motto della mia prima nave era “Virtuti Confido" ovvero “Confido nella virtù".

Tale citazione mi invita a riflettere sul senso della responsabilità e della maturità. Un buon padre di famiglia, come anche il leader, infatti, deve essere in grado di illuminare e guidare, offrendo protezione e sostegno a coloro che dipendono da lui. Deve essere un punto di riferimento stabile e rassicurante per la sua famiglia e quindi per l'equipaggio.