Su nave Alpino l'efficienza operativa non dipende solo da manovre e sistemi di combattimento, ma anche da una macchina organizzativa complessa e silenziosa che garantisce ogni giorno il funzionamento della vita di bordo. A coordinarla è il commissario, figura centrale nella gestione logistica e amministrativa. Il tenente di vascello Sharon Votta racconta il suo ruolo, tra responsabilità, spirito di squadra e servizio al Paese.
Il Corpo di Commissariato ha una lunga tradizione nella Marina. Quanto pesa oggi questa eredità storica nel vostro lavoro?
L'eredità storica del Corpo di Commissariato rappresenta ancora oggi un riferimento vivo e concreto nel nostro lavoro quotidiano. È una tradizione fatta di dedizione, spirito di servizio e capacità di adattarsi alle esigenze della Marina nel tempo, con l'obiettivo costante di supportare l'operatività dell'Unità e il personale.
È una tradizione che non è solo memoria, ma guida che orienta le nostre scelte e rafforza il senso di appartenenza. Il traguardo dei 150 anni dalla sua istituzione, che ricorreranno il 23 dicembre 2026, rappresenta un'occasione per valorizzare il percorso fatto e rinnovare l'impegno verso il servizio che svolgiamo ogni giorno.
Cosa significa essere commissario di bordo e quali sono le sue responsabilità?
Essere commissario di bordo significa avere una visione completa della vita di bordo e contribuire, in modo concreto, al suo funzionamento quotidiano. È un ruolo dinamico, che richiede capacità organizzativa, spirito di iniziativa e grande senso di responsabilità.
A differenza di quanto avviene a terra, dove le competenze sono più settoriali, a bordo tutte le funzioni amministrative, logistiche e giuridiche convergono in un'unica figura. Il commissario è infatti responsabile dell'intero servizio logistico-amministrativo e coordina ambiti fondamentali come l'amministrazione, la sussistenza, la gestione dei materiali e il supporto al personale.
Assicura il corretto impiego dei fondi e il rispetto delle procedure amministrative, con un'attenzione costante all'ottimizzazione delle risorse disponibili.
In pratica, si occupa di tutto ciò che permette alla nave di operare in modo efficiente e all'equipaggio di vivere e lavorare nelle migliori condizioni possibili: dall'approvvigionamento dei viveri alla gestione dei materiali e di tutte le forniture necessarie alla vita quotidiana di bordo.
Il Commissario è, inoltre, il legal advisor del Comandante per quanto attiene alla valutazione giuridica delle decisioni operative da prendere, in conformità al diritto nazionale e internazionale, nell'ambito di contesti complessi o sensibili, affinché l'azione militare sia legittima e trasparente.
Il suo ruolo, però, va oltre la gestione interna. Il commissario rappresenta infatti il principale punto di raccordo con l'esterno: in particolare durante le soste in porto, soprattutto all'estero, coordina e organizza servizi essenziali come piloti, ormeggiatori e rimorchiatori, interfacciandosi con autorità locali e fornitori per garantire il regolare svolgimento delle operazioni.
È un incarico che unisce competenze tecniche e attenzione alle persone, rendendolo uno dei ruoli più completi e stimolanti a bordo.
In sintesi, è una figura che coniuga organizzazione, capacità decisionale e visione d'insieme, contribuendo in modo determinante all'efficienza operativa della nave e al benessere dell'equipaggio.
Quante persone coordina?
Attualmente coordino un servizio composto da 26 persone, organizzato in più settori tra loro integrati. Ogni ambito è affidato a un Capo Componente e a personale dedicato, a cui si aggiunge tutta la parte della Sussistenza: dalla gestione della mensa ai cuochi, fino al personale addetto al servizio e al rassetto. È una struttura articolata che richiede presenza e coordinamento costante.
In che modo il commissario contribuisce all'efficienza operativa della nave?
Il Commissario contribuisce in modo diretto all'efficienza operativa della nave operando in stretta sinergia con tutti i servizi di bordo: operazioni, sistema nave, componente marinaresca e sanitaria.
Ogni esigenza operativa trova nel servizio logistico-amministrativo il proprio punto di supporto: dall'approvvigionamento di materiali e viveri alla gestione delle pratiche necessarie per l'ingresso e la permanenza in porto. Questo rende il commissario una figura chiave di raccordo per garantire che tutte le attività operative possano svolgersi senza ostacoli.
Quali sono le difficoltà principali durante una lunga navigazione?
La difficoltà principale durante una lunga navigazione è la gestione della variabilità. Anche in presenza di una pianificazione accurata, il contesto operativo è in costante evoluzione: condizioni meteo, variazioni negli orari di attracco o esigenze improvvise possono richiedere cambiamenti rapidi. Spesso basta una modifica anche minima per dover riorganizzare attività già definite, con impatto su più settori. Per questo è fondamentale mantenere flessibilità, capacità di adattamento e prontezza decisionale, garantendo comunque continuità ed efficienza del servizio.
Quanto è importante la cooperazione con le marine straniere?
È un aspetto fondamentale.
Nei porti esteri, instaurare un rapporto diretto con i corrispettivi delle altre Marine rappresenta un valore aggiunto concreto: facilita il coordinamento, accelera le procedure e consente di affrontare con maggiore efficacia le esigenze operative e logistiche. La collaborazione, anche attraverso un semplice confronto o uno scambio di informazioni, permette spesso di anticipare criticità e trovare soluzioni rapide, contribuendo a rendere più fluido l'operato dell'Unità in un contesto internazionale.
Cosa l'ha spinta a intraprendere questa carriera?
È una scelta che affonda le radici negli anni della formazione. Fin da adolescente ho avuto modo di avvicinarmi al mondo militare, maturando un forte senso dello Stato e del servizio alla collettività. L'esperienza alla Scuola Navale Militare “Francesco Morosini" è stata determinante: lì ho consolidato valori, disciplina e spirito di appartenenza, comprendendo cosa significhi davvero far parte della Marina Militare.
Conoscendo più da vicino questa realtà, mi sono appassionata in particolare allo spirito di equipaggio e alla dimensione operativa, dove ogni ruolo contribuisce in modo concreto al risultato comune. In questo contesto, il Corpo di Commissariato mi è apparso fin da subito il percorso più in linea con le mie attitudini.
È stata quindi una scelta consapevole, guidata non solo dall'interesse professionale, ma anche dalla volontà di mettere le mie capacità al servizio di qualcosa di più grande.
Qual è stato il momento più significativo del suo percorso?
Credo che sia proprio questo il momento più significativo della mia carriera.
L'incarico attuale è quello più stimolante, ma anche il più complesso, perché richiede di gestire contemporaneamente ambiti molto diversi, con la necessità di rispondere in modo rapido ed efficace a ogni esigenza operativa. Rispetto al lavoro a terra, la dimensione di bordo impone una visione più dinamica e una maggiore capacità di adattamento.
Un altro importante momento che ricordo con grande soddisfazione è il corso di specializzazione frequentato presso l'Avvocatura Generale dello Stato, formazione che mi ha permesso di acquisire delle competenze fortemente spendibili anche nel mio attuale incarico.
Quanto conta la leadership in questo ruolo?
La leadership è un elemento essenziale in questo ruolo.
A bordo è fondamentale essere un punto di riferimento credibile, capace di dare l'esempio e di trasmettere chiarezza, fiducia e senso di responsabilità. La leadership si esprime soprattutto nella capacità di coordinare, prendere decisioni e valorizzare le persone, mantenendo sempre una visione d'insieme. Il lavoro a bordo, infatti, è necessariamente di squadra: ogni componente dell'equipaggio contribuisce al funzionamento della nave ed è parte di un sistema più ampio, orientato a un obiettivo comune.
Cosa significa oggi servire il proprio Paese indossando l'uniforme?
Nel contesto geopolitico attuale, indossare l'uniforme assume un significato ancora più profondo ed è motivo di grande onore. Significa contribuire in modo concreto alla sicurezza, alla stabilità e alla tutela degli interessi nazionali, spesso lontano dai riflettori e senza visibilità immediata. È un impegno quotidiano fatto di responsabilità, professionalità e spirito di servizio, in cui ogni attività, anche la più discreta, concorre al buon funzionamento dell'intero sistema. Indossare l'uniforme significa, quindi, anche rappresentare dei valori: disciplina, affidabilità e senso del dovere. È la consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande, e di contribuire, con il proprio lavoro, alla serenità e alla sicurezza della collettività.
Che messaggio darebbe ai giovani?
È un percorso che richiede impegno, disciplina e una forte motivazione, perché non è semplicemente un lavoro, ma una scelta di vita. Serve la consapevolezza di voler mettere le proprie capacità al servizio del Paese, anche quando questo comporta sacrifici e responsabilità importanti.
Allo stesso tempo, è una strada che restituisce molto: offre esperienze che difficilmente si possono vivere altrove, una crescita personale profonda e la possibilità di misurarsi ogni giorno con sfide concrete. Si impara a lavorare in squadra, a prendere decisioni e a conoscere davvero i propri limiti e le proprie risorse.
A chi è indeciso direi di non fermarsi ai dubbi, ma di informarsi, mettersi alla prova e avere il coraggio di scegliere. È un percorso che forma non solo professionisti, ma persone più solide, consapevoli e pronte ad affrontare qualsiasi contesto.
C'è un motto, una frase che più la rappresenta?
Più che un motto, porto con me una frase che mi diceva mio nonno: “Ti auguro la fortuna come tu sola la desideri".
Per me non è un semplice augurio, ma un richiamo alla responsabilità personale. Significa che la fortuna non è qualcosa di casuale, ma qualcosa che si costruisce con le proprie scelte, con l'impegno e con la capacità di capire davvero cosa si vuole. È un invito a non accontentarsi, a cercare la propria strada con determinazione e a darle forma ogni giorno.
È un pensiero che mi accompagna spesso: mi ricorda che i risultati arrivano quando c'è coerenza tra ciò che si desidera e ciò che si è disposti a fare per ottenerlo. Nei momenti più impegnativi, è proprio questa consapevolezza che mi dà forza e direzione.