Marina Militare

La notte tra il 10 e l’11 febbraio un gruppo di marinai della Regia Marina violava la Baia di Buccari

11 febbraio 2026 Redazione del Notiziario della Marina online

​È la notte tra il 10 e l'11 febbraio 1918 quando un gruppo di marinai scrive la storia: i Motoscafi Armati Siluranti numero 94, 95 e 96, piccole imbarcazioni impiegate dalla Regia Marina come mezzi d'assalto veloce durante la Grande Guerra, violano la Baia di Buccari, portando scompiglio tra gli alti Comandi della Marina austro-ungarica.

A seguito di una ricognizione effettuata da un idrovolante si evidenziava la presenza a Pola di 4 "Viribus", 3 "Radetzki", 3 "Erzherzog", una "Monarch", due esploratori e vari cacciatorpediniere, di 23 piroscafi nel porto di Fiume e di 4 navi a Buccari. L'obiettivo fu quindi quello di realizzare un'azione di sorpresa per distruggere il naviglio militare e mercantile che si trovava nella Baia di Buccari.

Alle 22:00 del 10 febbraio, dopo aver percorso circa 25 miglia al comando del capitano di fregata Costanzo Ciano, i tre MAS superano le difese avversarie, senza essere scoperti.

Fra i protagonisti dell'incursione, il poeta Gabriele D'Annunzio, allora maggiore di Cavalleria. Sebbene a causa di un malfunzionamento dei siluri nessun bersaglio venne messo a segno, il colpo inflitto alla famigerata impenetrabilità austriaca fu più forte di qualsiasi altro siluro.

D'Annunzio lanciò nella baia tre bottiglie contenenti un messaggio di sfida: “In onta alla cautissima Flotta austriaca occupata a covare senza fine dentro i porti sicuri la gloriuzza di Lissa, sono venuti col ferro e col fuoco a scuotere la prudenza nel suo più comodo rifugio i marinai d'Italia, che si ridono d'ogni sorta di reti e di sbarre, pronti sempre ad osare l'inosabile. E un buon compagno, ben noto, il nemico capitale, fra tutti i nemici il nemicissimo, quello di Pola e di Cattaro, è venuto con loro a beffarsi della taglia".

I marinai della Regia Marina avevano dimostrato di essere in grado di penetrare dentro le maglie della difesa nemica per poi riprendere il largo sotto gli occhi increduli delle vedette austriache.

La “beffa di Buccari" era compiuta: nonostante la missione non avesse provocato danni e affondamenti, il nemico fu costretto a rivedere i piani di difesa sul mare.

Dopo Buccari il Comando della Marina austriaca tentò un attacco diretto contro i MAS all'ormeggio in Ancona, avendo constatato che non c'erano altre possibilità di colpire con decisione la nuova arma. Tuttavia questo tentativo fallì e l'operazione si concluse con la resa degli austriaci.

La guerra volgeva al termine e quello scherno venuto dal mare rivelò un potere marittimo che avrebbe fatto la differenza fino alla vittoria dell'Italia.

Oggi il MAS 96 è esposto al Vittoriale degli italiani. Per ricordare quell'impresa, D'Annunzio declinò il famoso acronimo in “Memento Audere Semper" (ricordarsi sempre di osare).