Marina Militare

Intervista al Capo Radio di Nave Bande Nere, impegnata nella più grande esercitazione navale multinazionale, tra sfide tecnologiche, interoperabilità e la gestione umana dell'equipaggio.

27 luglio 2026 Anita Bufi

Nel mezzo della più grande esercitazione navale multinazionale del mondo, abbiamo intervistato il Capo Radio di Nave Giovanni delle Bande Nere il C.2.CL. SSC/tlc Marco de Michele. Tra sfide tecnologiche, interoperabilità multinazionale e la gestione umana di un equipaggio lontano da casa per mesi, ecco cosa significa garantire la "voce" di una delle unità più moderne della Marina Militare italiana


Partiamo dalle basi. Cosa fa esattamente il Capo Radio a bordo di una delle navi più moderne della Marina Militare?

Sono il responsabile delle comunicazioni a bordo della nave. Il ruolo di Capo Radio è rimasto nel nome, ma il mestiere è cambiato completamente rispetto al passato. Il mio compito è garantire che la voce, i dati e le informazioni tattiche e strategiche arrivino dove devono arrivare, quando devono arrivare, in modo sicuro e continuo. Questo vale sia all'interno della nave sia verso l'esterno: con le altre Unità, con i comandi a terra e con le marine alleate. Se le comunicazioni si fermano, l'Unità è isolata; il mio lavoro è fare in modo che non succeda mai. Su un Multipurpose Combat Ship come Nave Giovanni delle Bande Nere, questo significa gestire un sistema integrato e altamente digitalizzato. Non siamo più solo operatori radio: siamo gestori di rete, sistemisti e responsabili della sicurezza cibernetica delle nostre comunicazioni. Se le Telecomunicazioni funzionano, tutto il resto della nave può funzionare.

Nave Giovanni delle Bande Nere è tra le protagoniste della RIMPAC 2026, insieme a oltre 30 nazioni. Dal punto di vista delle telecomunicazioni, che tipo di sfida ha rappresentato?

La RIMPAC è la sfida più completa che si possa immaginare per il nostro settore. Lavorare con oltre 30 marine diverse significa interfacciarsi con procedure, lingue e sistemi differenti, in un contesto operativo reale, intenso e in continuo movimento. La vera parola chiave è stata "interoperabilità". Su un'Unità di ultima generazione come la nostra, la tecnologia ci aiuta molto, ma è sempre l'uomo a fare la differenza. Configurare le reti, assicurare la compatibilità dei collegamenti e garantire che il flusso informativo tra la Nave, il gruppo tattico e i comandi dell'esercitazione sia sempre fluido è un lavoro immenso. È stato un banco di prova straordinario per dimostrare quanto la nostra Marina sia pronta a operare in un contesto multinazionale complesso come quello dell'Indo-Pacifico.

C'è stato un momento specifico durante la RIMPAC in cui il lavoro del reparto TLC è stato decisivo per il successo di un'operazione?

Sì, e sono proprio quei momenti che ripagano di tutti i sacrifici. Durante una delle fasi più intense dell'esercitazione, caratterizzata da attività aeronavali complesse, abbiamo avuto la necessità di riconfigurare in tempi strettissimi i nostri assetti di comunicazione per supportare un cambio improvviso di scenario tattico.

Il reparto ha reagito come una squadra sola. I miei ragazzi, compresi i più giovani, hanno lavorato con freddezza e assoluta professionalità, garantendo la continuità di tutti i circuiti essenziali senza alcuna interruzione per il Comando. Nessuno all'esterno si è accorto del nostro intervento, e questo è il nostro successo più grande: quando tutto funziona perfettamente, il nostro lavoro diventa invisibile, ma resta decisivo per la missione"

Questa campagna in Indo-Pacifico vi tiene lontani da casa per circa sei mesi. Come si riesce a conciliare una esercitazione così impegnativa con gli affetti che vi aspettano a casa?

È l'aspetto più difficile di tutta la campagna, più di qualsiasi sfida tecnica. Sei mesi sono lunghi e la distanza si fa sentire. Nel mio caso, avere tre figli a casa rende tutto ancora più complicato. Ci sono momenti, compleanni e piccoli traguardi quotidiani che perdi, e non è mai facile da accettare. In questo ci aiuta la tecnologia che noi stessi gestiamo, che ci permette di sentire le loro voci anche solo per pochi minuti. E ci aiuta la consapevolezza di stare facendo qualcosa di importante: portare il Tricolore così lontano e rappresentare l'Italia in un'area strategica come l'Indo-Pacifico è un orgoglio che condividiamo strettamente con le nostre famiglie. Senza il loro supporto, la loro pazienza e la loro forza, noi non potremmo operare con serenità qui fuori. A loro va il mio primo ringraziamento, sempre"

A bordo si crea una seconda famiglia? Come supporta i suoi ragazzi del reparto quando subentrano la stanchezza o la nostalgia?

Assolutamente sì, a bordo la seconda famiglia nasce spontaneamente. Quando vivi per mesi a stretto contatto nello stesso posto, condividendo turni, imprevisti e anche i momenti liberi, si crea un legame che va ben oltre il semplice lavoro. Quando arriva la stanchezza o la nostalgia – e prima o poi arriva per tutti – è proprio questa unione che ci tiene in piedi. Il gruppo coeso è la vera forza di una squadra vincente.

Come cerco di supportare i miei ragazzi? In modo semplice e diretto: stando con loro e ascoltandoli. Non serve sempre un grande discorso; a volte basta accorgersi anche dei piccoli atteggiamenti diversi dal normale, se uno di loro è più silenzioso del solito, è importante fermarsi a parlare due minuti, coinvolgerlo di più nel lavoro o semplicemente prendersi una pausa per fare due risate insieme. Cerco di ricordare sempre quello che mi è stato insegnato: il Capo non è quello che comanda da lontano, è quello che sta in mezzo alla sua squadra, soprattutto nei momenti di difficoltà."

La tecnologia delle telecomunicazioni attira molti giovani. Cosa direbbe a un ragazzo o a una ragazza che sogna di fare il suo lavoro?

Gli direi che lo capisco perfettamente, perché quel sogno l'ho avuto anch'io alla loro età. La voglia di trasformare la passione per la tecnologia in qualcosa di concreto, di utile e di grande è una spinta fortissima. In Marina quel sogno diventa realtà ogni giorno. Come specialista TLC non sei dietro le quinte, sei al centro dell'azione. Sei tu che garantisci la sopravvivenza operativa della nave, anche dall'altra parte del mondo, durante una esercitazione internazionale prestigiosa come la RIMPAC. E quando ci riesci, provi un orgoglio che non si può spiegare a parole. È un percorso che richiede tanto impegno, studio e spirito di sacrificio, ma ti restituisce tutto dieci volte tanto. Se un giovane cerca un lavoro dove non ci si annoia mai e dove la propria responsabilità conta davvero, questa è la strada giusta."

Le parole del Capo Radio di Nave Giovanni delle Bande Nere ci restituiscono il ritratto di una Marina Militare moderna, dove l'altissima tecnologia dei nuovi sistemi digitali non può comunque prescindere dal fattore umano. Dietro i flussi di dati, ci sono professionisti che affrontano la lontananza e la stanchezza di esercitazioni cosi prestigiose e impegnative con orgoglio e tanto impegno. Il successo della Marina Militare alla  RIMPAC 2026 non è solo una dimostrazione di forza e interoperabilità tecnologica, ma la conferma che la vera "voce" delle nostre navi è il valore degli uomini e delle donne che ne compongono l'equipaggio.​