Controllare il respiro per affrontare l'abisso, dialogare con se stessi per gestire le emozioni e la frequenza cardiaca. Scoprire, infine, che l'apnea è solidarietà: un gioco di squadra che non si risolve nella performance individuale del singolo, ma nello sforzo collettivo del team di istruttori, colleghi, medici e fisioterapisti che lo hanno preparato a quel momento e lo attendono in superficie.
I futuri palombari del Comando Raggruppamento Subacquei e Incursori (COMSUBIN) della Marina Militare lo hanno imparato all'Y-40, la piscina dei record, la più profonda al mondo: 42,5 mt per 4300 mt cubi d'acqua termale. Quattro giorni intensissimi di training fisico e psicologico che costituiscono una delle tappe addestrative dei corsisti che ambiscono a calzare il basco blu, la “Deep Pool 2025".
La novità assoluta è l'emozione di esserci, la certezza granitica è la presenza degli istruttori e dei colleghi che quotidianamente li affiancano nelle attività di nuoto e immersione, continuando a trasmettere loro il messaggio della vicinanza, del supporto costante.
Anche sott'acqua, a prescindere dalla complessità del compito da portare a termine, gli allievi non sono mai soli. Li accompagna in quest'avventura alla scoperta di una dimensione sfidante, che impareranno a padroneggiare, il contrammiraglio Stefano Frumento, Comandante del COMSUBIN.
A bordo vasca, due coach d'eccezione, riconosciuti a livello internazionale: il primatista mondiale di apnea Mike Maric e Filippo Magnini, campione mondiale ed europeo di nuoto di stile libero.
“Il segreto per scendere in profondità è il mindset, la centratura. Quello dell'apnea è un momento magico e delicatissimo al tempo stesso: si diventa 'acqua nell'acqua', si perdono i confini del sé, ma paradossalmente si è più padroni che mai della propria mente e del proprio corpo. L'atteggiamento mentale è un'attitudine da allenare con l'introspezione profonda, a partire dal controllo del respiro: proprio l'alterazione di quest'ultimo è responsabile dell'invio al cervello di un 'messaggio di fatica', di stress e discomfort, con conseguente alterazione del battito cardiaco. In tal senso, bisogna allenarsi alla 'calma', perché immergersi in acqua significa, in primo luogo, inabissarsi in se stessi, per poi riemergere con la consapevolezza di essersi superati", insegna Mike Maric agli allievi.
All'Y-40 il traguardo da tagliare non è sfiorare il fondale, né incrementare i secondi di resistenza sotto la superficie. Qui l'obiettivo è restare concentrati, focalizzati su quanto accade in una dimensione che resta innaturale per l'essere umano. Fare in modo che non esistano passato e futuro, né interferenze del pensiero: va vissuto il momento presente, in assoluto e con pienezza.
“Gli istanti che precedono il tuffo – prosegue Maric – per un palombaro equivalgono al countdown del giudice di gara che sta per nominare l'atleta in attesa sulla barca: devono essere attimi di pura concentrazione, frammenti lontanissimi da ogni tipo di ansia. La corrispondenza fra gestione del respiro e livello della performance è totale".
Fondamentale il senso di gruppo, della squadra. Per vincere bisogna crederci, contare su se stessi è determinante, ma sapere di avere un team pronto a sostenerti, a migliorarti, è la spinta per andare fino in fondo.
“Nello sport come nella professione esiste la specificità dell'individuo – racconta Filippo Magnini – la sua preparazione fisica e cognitiva, la determinazione nel raccogliere la challenge, la ricerca inesausta della perfezione. Nel corso della mia carriera, cumulando tutti gli ingressi in acqua, ho fatto per 2 o 3 volte il giro del mondo. Ci sono riuscito grazie a quella 'vocina' nella testa che mi ricordava continuamente di non essere solo, di essere lì grazie ai miei compagni, ai preparatori, che hanno lottato insieme a me per portarmi a quel punto. Si sale sul podio quando si impara a chiamare 'scelta' il sacrificio. Svegliarmi all'alba ogni mattina per gli allenamenti in piscina è stata una scelta, così come lo è per un palombaro intraprendere questo percorso così impegnativo. Questo non alleggerisce lo sforzo fisico, ma aiuta a sostenerlo. Il valore aggiunto sono le persone che ci circondano: bisogna contornarsi di chi condivide i nostri stessi valori. Chi crede nella lealtà, nell'importanza di fare cose delle quali andare fieri, ci condurrà per mano al traguardo. Non è il singolo che porta a termine la missione, è protagonista la squadra, sempre".
Il percorso degli allievi palombari non finisce qui. C'è tanta strada da fare. Si va avanti con la certezza di essere speciali, operatori formati per compiere azioni importantissime, significative per la collettività, quindi persone fortunate.
“Per i nostri allievi – conclude il capitano di corvetta Roberto Villani, Direttore Scuola Subacquei di COMSUBIN – quest'esperienza è dirimente. Qui imparano a dosare sforzo fisico e presenza mentale, a coordinare corpo e mente. Soprattutto, si addestrano a superare se stessi: capire che i limiti più invalidanti sono quelli dettati dalla nostra mente è già in sé garanzia di successo. Riuscire ad affrontarli, infine, è la vera vittoria, quella che conta".