Il Comando Interregionale Marittimo Centro e Capitale (MARICAPITALE) ha ospitato il Convegno “La dimensione giuridica nell'impiego di assetti unmanned", organizzato dall' Ufficio Generale Affari Legali dello Stato Maggiore Marina (U.G.A.L.) e dall'Ufficio legale di MARICAPITALE nell'ambito delle attività realizzate dal Corpo di Commissariato Militare Marittimo in occasione del 150esimo anniversario della sua nascita.
All'evento, hanno preso parte rappresentanti del mondo militare, accademico e industriale, accolti dal saluto dell'Ammiraglio di Divisione Fabio Agostini, Comandante di MARICAPITALE.
“I mezzi navali unmanned sono già realtà – ha dichiarato in apertura dei lavori l'Ammiraglio Ispettore Capo Pierluigi Mongelli, Capo Ufficio Generale del C.R.A. M.M. e Capo del Corpo di Commissariato Militare Marittimo – e si integreranno sempre di più in tutte le dimensioni ove opera la Marina. I riflessi giuridici necessiteranno di procedure moderne efficaci che possano supportarne la gestione e l'acquisizione. Il crescente utilizzo di tali strumenti, unitamente all'intelligenza artificiale, impone una velocità di lettura diversa: non basterà più lavorare duro, la robotica e l'IA lo faranno in misura sempre maggiore rispetto a quanto possa fare l'uomo; occorrerà sviluppare capacità di pensiero che ci consentano di garantire e accrescere in modo etico e armonioso le auspicabili capacità tecnico-operative necessarie alla Forza Armata, e quindi alla nazione".
L'aspetto del supporto alla capacità decisionale, connesso all'introduzione in linea operativa delle nuove tecnologie, va di pari passo con la necessità di integrare i mezzi unmanned sulle piattaforme già esistenti. “La Marina Militare – ha spiegato l'Ammiraglio Francesco Saladino, Capo del 7° Reparto Navi dello Stato Maggiore Marina – ha costituito nel 2025 un Comitato che segue la sperimentazione dei veicoli unmanned, allo scopo di individuare con le realtà industriali possibili soluzioni al gap capacitivo degli ultimi anni. Si tratta di impiegare questi mezzi su unità che non li prevedevano nei requisiti di progettazione, di selezionarli attraverso sperimentazioni operative, di individuare soluzioni idonee per scambiare in sicurezza i dati provenienti da sistemi con differenti livelli di classifica, ma soprattutto di implementare soluzioni ingegneristiche volte a ridurre le interferenze elettromagnetiche con l'ambiente di bordo, ottimizzando la compatibilità con il top side dell'unità. La dimensione subacquea e quella di superficie non fanno ancora riferimento a un quadro giuridico completo: questa lacuna lascia, ad oggi, uno spazio interpretativo al Comandante dell'unità in fatto di azioni cinetiche e aree d'impiego".
“L'esigenza di un framework di regolamentazione – ha aggiunto l'ingegner Mirko Stifani, CTO Underwater Non Convenzionale di Fincantieri – impatta inevitabilmente sulle necessità di sviluppo e sulle esigenze capacitive underwater. Le criticità delle infrastrutture e il potenziale a basso costo dei mezzi unmanned evidenziano il bisogno di risposte tecnologiche adeguate a trasformare la minaccia in opportunità. E' fondamentale stabilire come poter validare l'innovazione rispetto a decisioni sì autonome, ma delegabili e deterministiche, nell'ambito di una casistica di risposte legalmente accettabili e condivise dai nostri partner internazionali. In tal senso, Fincantieri vede nel Polo Nazionale della Dimensione Subacquea un'area di test evaluation importantissima per l'ecosistema nazionale e le iniziative intraprese anche dal punto di vista industriale".
Nelle condurre l'intervento conclusivo l'Ammiraglio Jean Paul Pierini, Capo Ufficio Generale Affari Legali dello Stato Maggiore Marina, ha sottolineato come “il diritto si trova sempre a dover inseguire i cambiamenti della società, della tecnologia. Il grande tema sul quale abbiamo ragionato, con un disegno di legge in itinere, è quello di dare una definizione alla 'nave da guerra' che ricomprenda anche i mezzi senza equipaggio e che concretizzi la 'dematerializzazione del Comandante'. L'idea è quella di rimarcare il fatto che la nave è posta sotto il comando di un ufficiale “responsabile della condotta anche autonoma della stessa" ricercando primo presupposto per una compliance con la Convenzione UNCLOS delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare. La prospettiva dalla quale si è partiti, è non tanto quella del diritto dei conflitti armati, ma piuttosto quello dell'impiego dei mezzi autonomi per i compiti di polizia dell'alto mare.