Marina Militare

Canottaggio, parla la stella della Marina Militare: “L’X Factor della mia squadra? Mariremo Sabaudia, ci trasforma in fuoriclasse”

10 luglio 2026 Viviana Passalacqua



“Adesso… scateniamo l'infernooo!!!". È il suo grido di battaglia. Quello che nel 2024 ha portato al cospetto della Fiamma Olimpica di Parigi il tricolore dell'Otto maschile di canottaggio e che ha riscritto la storia in un centesimo di secondo.

Se lo senti, stai remando nella sua squadra. Un “corpo unico" che vince l'acqua al ritmo della sua voce: una vis, una vox. Funziona così l'arena galleggiante del suo team.

Lei – sangue napoletano, 26 anni a dicembre prossimo, 48 kg di peso per 160 cm di altezza – è Alessandra Faella, gladiatrice della Marina Militare al timone di tanti successi azzurri: medaglia d'argento nel 2021 agli Europei under 23 di Kruszwica, in Polonia, e nel 2022 ai Mondiali under 23 di Varese; due anni dopo, motrice della qualifica di Lucerna per i giochi olimpici francesi, nonché prima donna, nella storia del canottaggio italiano, alla guida di un Otto maschile nelle gare internazionali. Ancora: l'anno scorso, terza agli Europei Assoluti sul podio bulgaro di Plovdiv e seconda su quello cinese del Mondiale Assoluto a Shanghai. Quest'anno, appena qualche settimana fa, Plovdiv le ha sorriso ancora, e con la sua squadra ci ha regalato la Coppa del Mondo in Bulgaria.

Tempra da combattente, leggiadria da libellula, Alessandra è lo scricciolo a poppa dello sport a trazione umana più veloce di tutti: una barca a otto vogatori può raggiungere i 24 km/h in 2000 mt di percorso. Leader e mental coach della squadra italiana, approda al Circolo Nautico Posillipo appena quindicenne. In punta di piedi, è proprio il caso di dirlo, direttamente dalle piroette della danza classica. “Non è un paradosso – spiega lei – perché come il ballo, anche il canottaggio è questione d'equilibrio: una sintesi perfetta tra forza fisica e concentrazione, ritmo e armonia. Il mio ruolo consiste nel distillare questi elementi: do indicazioni ai compagni e tengo la barca dritta, decido quand'è il momento di spronarli a dare il massimo e quando invece bisogna mantenere l'andatura costante. La vittoria è frutto dell'empatia che sviluppiamo in allenamento a Mariremo Sabaudia, il nostro 'X Factor'… il polo professionale della Marina che ci trasforma in fuoriclasse".

Ed è proprio qui, nel Centro Sportivo Remiero della Marina Militare immerso nel Parco Nazionale del Circeo, che i canottieri si preparano a tagliare traguardi. Fucina di campioni – un altro nome fra tutti, quello del plurimedagliato Gabriel Soares – questo paradiso dello sport acquatico coltiva talenti e fa svettare il tricolore nelle classifiche mondiali.

Dall'agonismo civile a quello con le stellette, in gara rappresenti due volte il Paese: sei la Marina e sei l'Italia…  un'emozione grande! Come si diventa sportivi di Forza Armata?

L'emozione è immensa, indescrivibile. Chiaramente la cosa più bella è condividerla con i compagni di squadra, per la maggior parte siamo militari, e in base alle rispettive capacità la Federazione ci convoca per vestire la maglia azzurra. Due anni fa ho partecipato al bando per  atleti della Marina Militare, all'epoca gareggiavo per l'Italia da civile, avevo raggiunto qualche risultato importante… ed è stata la Forza Armata a contattare il mio allenatore. Non ci credevo: sin da piccola speravo di poter abbinare lo sport alla carriera militare, in più la Marina mi è sempre piaciuta moltissimo. A volte quando ti confronti con i sogni non pensi di poterli realizzare davvero, fino in fondo… e invece dopo tanto impegno il mio momento è arrivato sul serio!

Guardare indietro per andare avanti, perché?

È la tecnica del canottaggio. Il remo funziona come una leva, spinge l'acqua all'indietro per spostare la barca in avanti. Il nostro è uno sport molto completo, i vogatori usano tutto il corpo: braccia, busto e gambe, con lo sguardo fisso sul punto di partenza. Io sono l'unica che mira dritto al traguardo: non ho remi, governo il timone e mi occupo della direzione della barca in corsia.

Che significa stare al timone?

Una bella responsabilità. Il timoniere dà indicazioni sul percorso, sul posizionamento rispetto agli avversari, detta il ritmo alla partenza, motiva i compagni in chiusura. Alla lettera, conta i “colpi da portare al minuto", più o meno 46 colpi all'inizio e alla fine, quando l'intensità dev'essere massima, e 39 “sul passo", cioè nelle fasi centrali della competizione. Deve capire esattamente quando e come chiedere alla squadra di cambiare velocità, far compiere lo stesso movimento a tutto l'equipaggio contemporaneamente. Bisogna interiorizzare il livello di stanchezza collettiva per ottimizzare la performance, tenere il team sempre reattivo. Con l'acido lattico alle stelle la lucidità precipita, così abbiamo coniato parole chiave, frasi concise per capirci al volo. Trasmetto ordini in codice a seconda delle variabili, della fase di gara, dell'avanzamento dei concorrenti: quando grido “lancia 3, via", sto chiedendo un cambio di ritmo; se dico “pronti a salire" o “pronti a chiudere", l'equipaggio incrementa l'azione in acqua. Ogni timoniere ha il suo stile, le sue leve per triggerare i compagni, per tirare fuori il meglio da ognuno di loro.

Quindi a bordo sei il Comandante…

Sono quella che “tiene tutti uniti", il nostro segreto è l'intesa: siamo avvantaggiati dal fatto che remiamo quasi tutto l'anno insieme, nel Lazio a Sabaudia e in Umbria a Piediluco, sede del centro di preparazione olimpica della Nazionale. Conosciamo i rispettivi punti di forza, ci potenziamo a vicenda… è così che superiamo le criticità. In termini di spazio, gestirsi in circa 20 mt di lunghezza richiede massima armonia. Nell'Otto, in aggiunta ai rematori, io sono la numero 9: la barca è costruita principalmente in fibra di carbonio, quindi molto leggera, il timoniere non può superare i 55 kg di peso, altrimenti costituirebbe un plus a carico degli atleti.  Questi ultimi sono posizionati su carrellini che distano circa 1 mt gli uni dagli altri, quindi si tiene conto delle rispettive fisicità, dell'altezza, secondo una logica d'eccellenza che vede i loro movimenti accordarsi in un unico ingranaggio perfetto. Per questo mi occupo personalmente di sistemare il mezzo, colloco i seggiolini in settore, l'avanzamento della pedana, l'altezza dello scalmo (ndr: l'appoggio del remo). Le postazioni vanno studiate con precisione maniacale, al millimetro.

Una giornata tipo a Mariremo? Qual è la marcia in più di questo centro?

Sveglia alle 7.00, colazione e allenamento: mattina in acqua, pomeriggio in palestra fra pesi, remoergometro, bike… costantemente supervisionati e motivati dagli allenatori, Franco Sancassani e Catello Amarante, che stilano il nostro programma d'esercizio e ci seguono a 360°, e dal Comandante Massimiliano Caramia. Li ringrazio a nome della squadra. Sono loro la nostra marcia in più, unitamente ai colleghi che lavorano in caserma: tutti estremamente professionali, attentissimi a qualunque esigenza. Noi siamo giovani, lontani da casa: ci accolgono come una famiglia, cresciamo insieme. Ci educano all'obiettivo, ci guidano al traguardo… le nostre vittorie sono anche le loro!

Parola d'ordine del timoniere?

Umiltà. Determinazione. Sognare in grande ma con i piedi per terra, essere consapevoli che è sempre possibile dare di più, imparare cose nuove. Mai credersi migliori degli altri, mai darsi per vinti: ci è successo durante la qualifica alle Olimpiadi di Parigi, eravamo molto indietro rispetto agli altri… mi sono detta “non è così che deve andare, la vittoria può essere ancora nostra". E l'ho ripetuto ai ragazzi per infondere positività, fiducia in se stessi e nel gruppo: quell'approccio è stato la scintilla della rimonta. Ci siamo giocati la partita fino all'ultimo secondo. La mia squadra non molla, ho dei compagni meravigliosi. Siamo uno per tutti, tutti per uno.

Prossimi appuntamenti?

L'Europeo Assoluto di fine luglio a Varese e il Mondiale di Amsterdam ad agosto. Ce la mettiamo tutta. Alta la bandiera, sempre!​​​