Editoriale

 

Probabilmente anche per via degli avvenimenti di questi ultimi anni legati all'importante fenomeno migratorio presente nel Mar Mediterraneo, la percezione dell'esistenza dei confini marittimi e degli spazi marittimi nazionali e della loro importanza è decisamente aumentata in molti italiani.

Come è noto i confini marittimi di una nazione sono rappresentati, oltre che dal limite esterno delle acque territoriali soggette alla propria sovranità, dalle linee di delimitazione degli altri spazi marittimi come la Piattaforma Continentale o la ZEE (Zona Economica Esclusiva) che ricadono sotto la giurisdizione degli Stati costieri secondo le norme previste dalla Convenzione sul Diritto del Mare delle Nazioni Unite del 1982.

La titolarità di questi ultimi spazi marittimi comporta infatti l'esercizio di diritti funzionali che, a seconda dei casi, possono riguardare per esempio l'esercizio delle attività di pesca oppure l'esplorazione e lo sfruttamento delle risorse naturali del fondo marino e del sottosuolo, dove spesso possono esservi grandi giacimenti petroliferi o di metano. Nonostante le citate norme di diritto internazionale stabiliscano regole per la definizione delle frontiere marittime tra Stati che si fronteggiano, molte dispute internazionali per la delimitazione di tali spazi marittimi sono ancora aperte e proprio nel primo articolo della sezione Primo Piano, il professor Leanza con un quadro completo ed esauriente cerca di far chiarezza in merito al regime giuridico della Piattaforma Continentale nell'area del Mediterraneo Centrale, area di particolare interesse per l'Italia ma nella quale ricadono anche gli interessi di altri Stati costieri, ovvero Malta, la Tunisia e la Libia.

Ma il Mar Mediterraneo non è certo l'unica area marittima nella quale vi sono delle controversie aperte e degli accordi ancora da stipulare tra Stati; ben più complicata dall'altra parte del globo risulta la situazione del Mar Cinese Meridionale, dove i contrasti tra Cina e Stati Uniti in questa regione sono analizzati nel relativo articolo della stessa sezione dalla dottoressa Astarita e in gran parte dipendenti proprio dalla disputa sugli arcipelaghi delle isole di questo Mare dove presunti diritti di sovranità degli Stati costieri vanno a scontrarsi fortemente con la difesa del principio della libertà dell'Alto Mare, ovvero del suo libero e continuo accesso quale patrimonio comune dell'umanità (i.e. «global common»).

La successiva sezione Tecnico Professionale dedica un interessante approfondimento all'attuale situazione marittima francese attraverso l'analisi del dottor Da Frè sulla Marine Nationale e i suoi recenti programmi di nuove costruzioni navali e quindi in un successivo contributo del dottor Giocondo viene esaminata l'importante crescita di questi ultimi anni dell'export francese della difesa e del settore marittimo in particolare. Quest'ultima parte ci permette di sottolineare gli importanti successi ottenuti recentemente anche dall'export marittimo nazionale attraverso forme di collaborazione similari a quelle portate avanti dallo Stato francese, dove contratti di acquisizione nel settore militare vengono inquadrati in accordi di cooperazione della Difesa sottoscritti dai rispettivi Governi. Frutto di un'opera di cooperazione congiunta tra governo e industria è infatti l'importante commessa ottenuta dall'industria italiana lo scorso giugno e relativa alla fornitura al Qatar di un pacchetto di unità navali e sistemi di bordo per il valore di circa 5 miliardi di euro.

Questo è uno degli aspetti trattati al recente convegno sulla cantieristica navale militare europea organizzato dal Centro Studi Internazionali il 27 settembre a Roma, che ha visto la partecipazione del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Claudio Graziano, del Capo di Stato Maggiore della Marina, Ammiraglio Valter Girardelli, nonché importanti esponenti della politica e dell'industria italiana tra cui il Sottosegretario alla Difesa, On. Domenico Rossi, il Presidente della Commissione Difesa del Senato, On. Nicola Latorre e l'Amministratore Delegato di Fincantieri, dott. Giuseppe Bono. Nell'ambito del convegno gli autorevoli interventi non hanno mancato di sottolineare l'importanza di uno strumento navale flessibile e tecnologicamente avanzato in relazione all'attuale complicato scenario internazionale auspicando la ricerca di una sempre maggiore integrazione e cooperazione nel settore della cantieristica militare a livello europeo. E in un contesto di esigenza di costruzioni navali in crescita a livello mondiale, l'Italia ha sicuramente un'opportunità, come evidenziato dal Capo di Stato Maggiore della Marina «vivendo la congiuntura tra disponibilità di prodotti già operativamente validati — mi riferisco in particolare alle fregate tipo FREMM — sia di programmi in avanzato stato di sviluppo e produzione, come quelli dei PPA e delle nuove unità di Supporto Logistico e di Proiezione Anfibia». E proprio lo scorso 30 settembre Nave Alpino, quinta di dieci unità navali che fanno parte del programma FREMM, è entrata a far parte della Squadra Navale, consegnata alla Marina dopo le già operative Navi Bergamini, Fasan, Margottini e Carabiniere.

Editorial

It is probably due to the events of recent years linked to the serious migratory phenomenon in the Mediterranean Sea, that the notion of existence of maritime boundaries and national maritime areas and their importance has increased significantly for a lot  of Italians.
As it is known,  the maritime borders of a nation are represented, besides the outer limit of the territorial waters under their sovereignty, by the boundary lines of the other maritime areas such as the Continental Shelf or as the EEZ (Exclusive Economic Zone) which fall under the jurisdiction of the coastal States in accordance with the rules laid down in the UN Convention on the Law of the Sea of 1982.
The ownership of the latter maritime areas indeed involves the exercise of functional rights that, as applicable, may include for example the exercise of fishing activities, or the exploration and exploitation of natural resources of the seabed and subsoil, where often there may be large oil fields or natural gas.
Despite the afore mentioned international law establishes rules for the definition of the maritime delimitation between States which are facing each other, many international disputes over the delimitation of those maritime areas are still open and in the first article of the «Primo Piano» section, Professor Leanza gives a complete and comprehensive picture attempting to shed light on the legal status of the Continental Shelf in the Central Mediterranean, which is an area of special interest for Italy, but which falls within the interests of other coastal States, namely Malta, Tunisia and Libya.
But the Mediterranean is certainly not the only maritime area in which there are pending disputes and agreements yet to be concluded between nations; on the other side of the globe  the situation of the South China Sea is much more complicated, where the contrasts between China and the United States in this region are analyzed in the article of the same section by Doctor Astarita and they are largely dependent on their dispute over the chain of islands of this sea where alleged sovereign rights of the coastal States are to clash sharply with the defense of the principle of freedom of the High Seas open to all States as the common heritage of humanity (i.e. «global common»).
The following Professional-Technical Section devotes an interesting insight into the current French maritime situation through the analysis of dr. Da Frè about the Marine Nationale and its latest programs for new ship building and then in a subsequent contribution by dr. Giocondo about the significant growth in recent years of the French exports of defense and the maritime sector in particular. This last part allows us to emphasize the important successes recently achieved by our domestic shipping export through forms of cooperation similar to those carried out by France, where acquisition contracts in the military sector are framed in defense cooperation agreements signed between their respective governments. The result of a work of joint cooperation between government and industry is indeed the substantial contract awarded to the Italian industry last June regarding the supply to Qatar of a package of naval units and on-board systems worth around 5 billion euro.
This is one of the issues addressed at the recent conference on European military shipbuilding organized by the «Centro Studi Internazionali» on September 27th in Rome, which was attended by the Chief of  Defence, General Claudio Graziano, the Chief of the Italian Navy, Admiral Valter Girardelli, as well as some important representatives of Italian politics and industry including the Under secretary of Defence,  Domenico Rossi, the President of the Senate Standing Defence Committee  Nicola Latorre and the CEO of Fincantieri, dr. Giuseppe Bono. During the conference, the authoritative interventions by some of the attendees pointed out the importance of a flexible and technologically advanced Navy in relation to the current complicated international situation calling for the search for an ever greater integration and cooperation in the field of naval shipbuilding in Europe.
And in this context of demand for shipbuilding which is growing on a worldwide basis, Italy has an opportunity, as highlighted by the Chief of the italian Navy, «both by experiencing the junction between the availability of products which are already operationally validated - I refer in particular to the FREMM class frigates - and programs in an advanced state of development and production, such as those of the PPA and the new Logistics and Amphibious Support units». Last September 30th, ITS Alpino, the fifth of ten ships that are part of the FREMM program, has become part of the Italian Naval Fleet and was delivered to the Navy following the italian ships Bergamini, Fasan, Margottini and Carabiniere which are already up and sailing.

Stefano Romano